Ad Atene, nel giorno più lungo e difficile della sua storia democratica. Intanto, si fa largo il miserabile ricatto dei creditori

Ad Atene, nel giorno più lungo e difficile della sua storia democratica. Intanto, si fa largo il miserabile ricatto dei creditori

Comincia questa lunghissima giornata del popolo greco con una fortissima intimidazione da parte dei creditori internazionali, dopo aver lavorato ininterrottamente alla ricerca di un accordo per tutta la giornata di mercoledì e per tutta la notte. Al termine di questi faticosi colloqui al Tavolo negoziale, FMI, BCE e Commissione europea, hanno intimato al governo greco guidato da Tsipras di presentare entro le ore 11 di giovedì una nuova proposta di accordo, che sarà passata al vaglio tecnico delle istituzioni creditrici. Se la Grecia non dovesse essere in grado di farcela, allora FMI, BCE e Commissione presenterebbero a partire dalle ore 13 di giovedì una loro decisiva, sostanzialmente autoritaria, proposta al Consiglio europeo dei ministri delle Finanze dell’eurozona.

Dinanzi a questa ennesima svolta, da cinque mesi ad oggi, ad Atene si respira aria di sfiducia e turbamento. Il popolo greco attende con ansia la firma in calce ad un accordo che potrebbe cambiare il destino democratico del Paese. “Sono momenti più che critici”, titola il quotidiano online newsit.gr, “la fumata bianca non è ancora arrivata nonostante i negoziatori abbiano fatto le ore piccole”. Una questione relativa ad appena 600 milioni di euro sarebbe alla base delle differenze tra i negoziatori. E nel corso della giornata, la richiesta di FMI potrebbe raggiungere il miliardo di euro di tagli imposti alla Grecia, soprattutto sulle pensioni. Il più agguerrito è il Fondo Monetario Internazionale, la cui posizione potrebbe far saltare addirittura il tavolo dei negoziati, e con esso anche la concessione dei sospirati 7,2 miliardi di euro di nuovo prestito, utili per risanare il bilancio pubblico e per pagare 1,6 miliardi di rata proprio al FMI.

Nella mattinata di giovedì, molti membri autorevoli di Syriza sono intervenuti a sostegno dello sforzo notevole di Tsipras di chiudere i negoziati con buone notizie per la Grecia. Il sospetto che sembra farsi largo nel partito del premier, Syriza, è che dietro questa manfrina orchestrata dalla signora Lagarde, capo del Fondo Monetario Internazionale, vi sia un intento politico, quello di rovesciare il governo di sinistra in Grecia, e dunque cospirare per un cambio di regime politico. Lo stesso Tsipras ha avuto nel corso della mattinata di giovedì numerosi contatti telefonici coi suoi ministri, in attesa ad Atene. Il ministro del Lavoro, Panos Skourletis, ha scritto un tweet: “la fazione più dura (tra i creditori) non vuole l’accordo, ma la rottura, l’umiliazione della Grecia e la caduta del governo Tsipras. Non passerà”. Sostanzialmente, come afferma un autorevole esponente di Syriza, il parlamentare Papadimoulis, i creditori hanno perso il contatto con la realtà. “Rifiutano la tassazione sui giochi elettronici ma pretendono di innalzare l’IVA al 23% sul latte”, scrive ancora il deputato di Syriza, “Lo fanno per la crescita o perché difendono interessi?”.

Intanto la BCE di Mario Draghi fa sapere, attraverso l’Agenzia internazionale Reuters, di aver approvato un finanziamento a sostegno della liquidità delle banche greche, andate in crisi per l’enorme prelievo di contanti di queste settimane. Solo che, dice la BCE, il fondo di liquidità straordinario per la Grecia non sarà ritoccato verso l’alto, verso gli 89 miliardi di euro previsti, ma verso il basso. Non è un buon segnale, non è una buona notizia.

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