Scuola. Montecitorio come Hyde Park. “Speaker’s corner”, due giorni di protesta mentre l’Aula vota

Scuola. Montecitorio come Hyde Park. “Speaker’s corner”, due giorni di protesta mentre l’Aula vota

La Camera è composta da 630 deputati. Gli articoli della legge sulla scuola sono stati votati al massimo da 350  parlamentari, 250 a favore, un centinaio contro. La maggioranza di governo può contare su circa 390 deputati. Dove erano? Lo dovrebbe dire Renzi. Forse gli serve qualcosa di più di una lavagna e di un gesso. Così come non può continuare in una farsa. Afferma che è disposto ad ascoltare, ma quello che gli viene detto è come acqua che scorre nel ruscello. Se ne va. Non solo, ora si è inventato, stando a Repubblica, una sorta di bollettino renziano, che la minoranza del Pd è la protagonista di una manovra diabolica contro di lui per far cadere il governo. La scuola è solo un pretesto e tutti, sindacati di ogni colore, centinaia di migliaia di lavoratori della scuola, di studenti, si presterebbero al gioco, servi sciocchi di Fassina, Cuperlo, D’Attorre, Civati che il Pd ha lasciato. Non si rende conto che in questo modo offende tutto il mondo della scuola.

E  la protesta continua. Lunedì e martedì a Piazza Montecitorio mentre in aula proseguono le votazioni si svolgerà una particolare iniziativa promossa da tutte le sigle sindacali che richiama una tradizionale, storica, forma oratoria che si svolge a Londra. Si chiama “Speaker’s Corner”, in italiano “un angolo degli oratori”. Infatti si tratta di un’area dell’angolo nord orientale di Hyde Park  vicino a Marble  Arch e Tyburn  la località dove sorgeva un patibolo. È un luogo  di discorsi pubblici e dibattiti, specialmente la domenica mattina. Ha ospitato discorsi di persone famose come Karl Marx, Lenin, George Orwell e Williama Morris. Viene usato dai candidati dei principali partiti politici inglesi per le loro campagne elettorali. Qualsiasi persona può intervenire. I sindacati annunciano anche il lancio di una petizione su change.org per chiedere il cambiamento della legge.

Deciso dai  Cobas il blocco di tutte le attività nei due giorni consecutivi alla fine delle lezioni

La nuova iniziativa fa parte di un piano di mobilitazione che vede impegnate le organizzazioni sindacali di categoria a livello locale, come avvenuto per la manifestazione del Pantheon, in un intreccio con iniziative nazionali, come, appunto, lo “Speaker’s corner”. Intanto i Cobas hanno deciso il blocco degli scrutini e di tutte le attività della scuola per due giorni consecutivi successivi alla fine delle lezioni:in risposta  alle minacce di precettazione dell’Autorità di garanzia degli scioperi. I Cobas  hanno  anche annunciato per il 7 giugno una manifestazione nazionale contro la ‘Buona Scuola’ del governo. Le due giornate di blocco delle attività variano da regione a regione a seconda del termine delle lezioni. Risponde il signor Alesse, il “garante”, con nuove minacce, chiamando in causa studenti e famiglie, “danneggiati da chi si muove fuori dalle regole  a cui i Cobas dovranno spiegare le ragioni di un eventuale blocco illegale degli scrutini”. Alesse ribadisce che “valuterà la legittimità dell’atto di proclamazione nelle prossime ore e lo farà con rigore a tutela degli utenti”. Per concludere che “non fa polemiche con i sindacati più o meno rappresentativi”. La risposta a questo “garante” era già arrivata ancor prima della decisione dei Cobas. “Giù le mani dal diritto di sciopero”: slogan risuonato nel corso della manifestazione al Pantheon.

Pantaleo (Cgil): Giannini si vergogni, la  legge riporta indietro a una scuola classista

“Se il garante pensa di mettere in discussione il diritto allo sciopero – afferma Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – sappia che la reazione sarà dura, perché noi vogliamo poter scioperare anche nel periodo degli scrutini, nel rispetto della scuola, degli studenti e delle famiglie”.  Poi ha proseguito: La Giannini è contenta per l’approvazione dei primi articoli? Dovrebbe vergognarsi  perché riporta indietro ad una scuola classista, l’impianto è quello di una scuola-azienda”.  Dedica poi ancora un commento al  video del premier alla lavagna. “Forse non sa – dice – che molte scuole non hanno ancora avuto le risorse per il funzionamento e i gessetti devono portarli da casa gli insegnanti”.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.