Israele: accordo di governo destra-ultradestra. Maggioranza di un solo voto. Si pensa già alla Grosse Koalition

Israele: accordo di governo destra-ultradestra. Maggioranza di un solo voto. Si pensa già alla Grosse Koalition

Benjamin Netanyahu ha dovuto dedicare le ultime ore dei quarantadue giorni a disposizione per pervenire alla formazione del suo quarto governo, nella notte tra mercoledì e giovedì. È giunto al termine del percorso irto di ostacoli dopo innumerevoli cedimenti ai suoi partner. In realtà, “Bibi”, come lo chiamano in Israele, si è ritrovato impelagato in lotte politiche, tentativi di bluff, regolamenti di conti in seno alla destra israeliana. L’intensa giornata di mercoledì è stata segnata dalla suspense politica. Il primo ministro incaricato doveva trovare l’accordo all’ultimo minuto col leader estremista di destra Naftali Bennett (Famiglia ebraica, nella foto con Netanyahu), per assicurarsi la maggioranza alla Knesset, il Parlamento israeliano, con un solo seggio di vantaggio, 61 sui 120. Bennett può contare su otto deputati, pochi ma decisivi per la formazione della maggioranza. Perciò ha voluto tirare la corda, provocando l’ira di Netanyahu e del Likud, il partito di cui è leader. E così, come nel consueto mercato delle vacche, Bennett ha ottenuto ciò che voleva: tre ministeri importanti: l’Educazione, l’Agricoltura, per Uri Ariel, posto chiave, quest’ultimo, per la distribuzione dei fondi alle colonie e ai nuovi insediamenti in Cisgiordania e la Giustizia, comprensiva di presidenza della relativa Commissione alla Knesset.

La vittoria spettacolare e inattesa del Likud e di Netanyahu alle elezioni del 17 marzo scorso – 30 seggi contro i 24 dell’Unione sionista di centrosinistra – sembrava ormai lontana. Il processo dei negoziati per la formazione della maggioranza di governo, coi partiti ultraortodossi e oltranzisti, si è trasformato nella disfatta di Netanyahu. La prospettiva di una maggioranza più ampia si è liquefatta lo scorso 4 maggio, quando il falco Avigdor Lieberman, ex ministro degli Esteri, ha deciso di rompere con gli alleati e con “Bibi”. La decisione ha fatto balenare a “Bibi” perfino una rinuncia all’incarico, con conseguente incarico al leader dell’Unione sionista, Isaac Herzog, che avrebbe condotto a nuove elezioni in caso di secondo fallimento. Invece, contravvenendo a quanto aveva detto quando chiese lo scioglimento della Knesset, motivandolo con una maggioranza non coesa sul piano ideologico e risicata nei numeri. Oggi, pare che la coesione ideologica sia tutta dalla parte dei partiti ultranazionalisti e ortodossi, e quanto alla maggioranza ampia, può contare su un solo voto di scarto. Tenuti per ben due anni al di fuori della soglia del potere, i partiti ultraortodossi e religiosi prendono oggi la rivincita proprio su Netanyahu, condizionandone, di fatto, il programma di governo, attuale e di medio termine, e creando sconcerto nella comunità internazionale e soprattutto tra i palestinesi. Lo si vedrà subito, quando tra alcune settimane si discuterà della proposta di legge che è al vertice del loro programma di governo: sopprimere le sanzioni penali contro gli studenti religiosi che rifiutano i prestare il servizio militare obbligatorio.

Israele si trova oggi nella peggiore delle condizioni politiche immaginabili: isolata sulla scena internazionale e in grave difficoltà con gli americani, e con il Consiglio di Sicurezza dell’Onu che potrebbe approvare una nuova Risoluzione su Gaza e Cisgiordania. Il governo Netanyahu, date le premesse, non lascia alcuna speranza di aperture. Il governo si presenterà alla Knesset per la fiducia il prossimo 11 maggio. Attualmente è composto da 18 membri, ma c’è da scommettere che “Bibi” si farà approvare una legge per un suo allargamento. Quasi tutta la stampa israeliana, quella che sa contare e pensare, prevede vita durissima per il governo di destra-utradestra qualora non passasse il progetto di Netanyahu di allargamento della compagine governativa. E qualcuno, anche in Israele, comincia a intravvedere e a reclamare un governo di “Grosse Koalition” alla tedesca in un futuro molto prossimo, dato il generale timore che suscitano partiti di destra e ultradestra al governo. Insomma, la partita del nuovo potere politico israeliano non è ancora finita.

Share

Leave a Reply

Your email address will not be published.