Sciopero della scuola. Pantaleo (Flc-Cgil): “Il 5 maggio Renzi non avrà tanta voglia di ridere”

Sciopero della scuola. Pantaleo (Flc-Cgil): “Il 5 maggio Renzi non avrà tanta voglia di ridere”

Con la finezza che lo contraddistingue Renzi Matteo dice che lo sciopero della scuola “mi fa ridere, se non fosse una cosa triste, il fatto che si proponga di scioperare contro un governo che sta assumendo 100 mila insegnanti”. Non contento aggiunge che si tratta “del più grande investimento fatto da un governo nella scuola italiana”. Bugie grandi come case. Nel progetto del governo manca un piano di investimenti, mentre ci sono tagli e siamo lontanissimi dal livello europeo. Occorrerebbero 17 miliardi da investire per mettersi al pari degli altri paesi. Aggiungiamo che non ci sono certezze per le assunzioni dei precari e la cosa è davvero triste.

È triste che il segretario di un partito di sinistra  rida di uno sciopero

Come lo è il fatto che il segretario di un partito che, dice spesso il premier, “fa cose di sinistra”, si faccia prendere da scoppi di risate a fronte di uno sciopero.

Ogni giorno un attacco del segretario del Pd ai sindacati e ai lavoratori

Non si ride di uno sciopero che per chi lo fa non è una passeggiata, ma un sacrificio dal punto di vista economico, visto che i lavoratori della scuola non sono certo dei nababbi. Ogni giorno, ormai, si susseguono attacchi ai sindacati, tutti, che hanno deciso lo sciopero e si stanno battendo con efficaci forme di lotta, come è stato lo sciopero dalle attività non obbligatorie. I media si fanno da cassa di risonanza del premier, della signora ministra Giannini, di esponenti della maggioranza. Il personale docente e non docente, gli studenti, vengono additati come degli usurpatori dei diritti delle famiglie. Domenico Pantaleo, segretario generale della Federazione lavoratori della conoscenza (Flc-Cgil), ormai non si meraviglia più di tanto. Non c’è niente di buono che può venire da parte di chi vede nel sindacato, la Cgil in primo luogo, l’avversario, il nemico da battere, fa finta di ignorare il recente voto per le Rsu che ha validato, se ce ne era bisogno, le rappresentanza sindacale. Qualche sassolino dalle scarpe perché “la pazienza non è infinita”, Pantaleo se lo vuol levare. “Lo vedremo il 5 maggio con lo sciopero di tutto il mondo della scuola e, insieme, con le manifestazioni che annunciano gli studenti. Penso che quel giorno non avrà voglia di ridere”.

II premier dovrebbe avere più rispetto per i lavoratori

“Il presidente del Consiglio dovrebbe avere più rispetto per un milione di  lavoratori che scendono in lotta non per questioni di bottega ma per una scuola che sia davvero buona. Lavoratori che sono anche cittadini, famiglie, per dirla con il premier.”  Ma Renzi dice che lo sciopero contro un governo che ha fatto il più grande investimento è cosa triste. Vi lancia una accusa pesante. “Se  siamo dovuti ricorrere allo sciopero – ribatte il segretario generale della Flc Cgil – la responsabilità è del governo, in prima persona di Renzi e della ministra Giannini, che hanno rifiutato il confronto con chi nella scuola lavora. La piena riuscita delle  iniziative che stiamo portando avanti e che hanno visto una prima tappa nella manifestazione di Piazza SS Apostoli sono la prova che il progetto del governo non ha consenso e non solo fra i lavoratori del settore. Solidarietà e impegno ci viene non solo dalle Confederazioni, ma anche da associazione, movimenti, sindacati di tanti altri settori. Sappiamo bene che la scuola non è dei sindacati, è un bene comune. Le proposte che abbiamo avanzato, tutti i sindacati uniti,  riguardano  il ruolo, la funzione della scuola, quella della formazione dei  giovani, dei cittadini, di produrre cultura”.

I diritti dei precari che non hanno certezza di venire assunti

“Se è vero che la scuola è delle famiglie non ci può essere un uomo solo al comando, la nuova  figura del dirigente con pieni poteri. Dovere dei sindacati è difendere i diritti di chi lavora, i diritti  dei precari in primo luogo che non hanno certezze di venire assunti. Il governo- sottolinea – ha respinto, di fatto, le nostre proposte e ci sono migliaia di persone che non hanno la certezza se l’anno prossimo avranno un lavoro. La partita si gioca sul sistema nazionale di istruzione, la riforma allarga le disuguaglianze, mette in discussione la libertà di insegnamento. Tre parole definiscono la nostra ‘buona scuola’: autonomia, trasparenza, collegialità”.

Le “rivoluzioni” della Giannini non fanno parte dei nostri valori

“Ci meraviglia che tutto ciò faccia ridere il presidente del Consiglio”. E già che c’è si leva un altro sassolino dalle scarpe e si rivolge alla signora Giannini,  che lega il suo nome alla riforma se scritta sotto dettatura, vista e rivista dal premier. “Ci fa sorridere –  replica rimanendo nell’ambito della risata che tanto piace a Renzi – l’accusa che ci rivolge la ministra di non aver capito il valore rivoluzionario della riforma. Stia serena, l’abbiamo capito così bene  che rivoluzioni di questo tipo non fanno parte dei nostri valori”.

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