Pantaleo (Flc Cgil). Presidio a Montecitorio, mobilitazione per la “buona scuola” contro la “malascuola” disegnata dal governo

Pantaleo (Flc Cgil). Presidio a Montecitorio, mobilitazione per la “buona scuola” contro la “malascuola” disegnata dal governo

Saranno in tanti, i precari in primo luogo, insegnanti, personale della scuola, studenti, mercoledì 25 marzo, a partire dalle ore 15, a presidiare Montecitorio. Un “preludio – dice Domenico Pantaleo, segretario generale della Federazione dei lavoratori della conoscenza (Flc Cgil) – della manifestazione nazionale che si terrà a Roma, in Piazza Farnese, il 18 aprile, un segnale che diamo al governo e alle forze politiche della mobilitazione che sta crescendo in tutto il paese, in tutte le scuole. I sindacati, tutti insieme, siamo una grande forza d’urto contro il precariato e per il rinnovo del contratto. Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals, Gilda si battono per una ‘buona scuola’, contro la ‘mala scuola’. Non quella progettata dal governo e che non è stata ancora presentata in Parlamento. Non solo non è buona ma è anche in ritardo. Peggio di così non poteva essere. La mattina ci incontreremo con le forze politiche, il governo non ci ha ascoltati. Malgrado le nostre richieste, solo annunci, proclami, promesse”. Il ritardo con cui si arriverà  alle Camere “non è certo una buona notizia, soprattutto per quanto riguarda i precari, decine di migliaia, che non conoscono la fine che faranno”.

L’impianto previsto dal disegno di legge va cambiato radicalmente

“Ma si tratta solo della punta dell’iceberg – prosegue il dirigente sindacale – perché è l’impianto previsto nel disegno di legge che va radicalmente cambiato, peggiora la qualità della scuola, anziché migliorarla. È un ritorno all’indietro, all’idea che ci sia uno che comanda, il dirigente scolastico, e gli altri che devono obbedire. È una sorta di potere monocratico, in cui il collegio dei docenti non ha più nessun ruolo e i docenti vengono sottoposti a una sorta di sudditanza nei confronti del dirigente”.  C’è chi parla di un preside sceriffo, al comando di una scuola che non forma, avvia, e male, solo al lavoro che non c’è. Una scuola, si dice, incolta, la conoscenza, la cultura, non entrano nelle aule, anzi non varcano neppure il portone di ingresso. La libertà dell’insegnamento non è neppure un optional. Una “perla” riguarda l’apprendistato nell’ambito dei percorsi di istruzione e formazione professionale, che deve essere letto in combinazione con la bozza di decreto legislativo che lo modifica nell’ambito delle norme applicative del Jobs Act. In particolare viene riproposto l’apprendistato per i quindicenni che, come è noto, sono in obbligo di istruzione. “Si tratta di una previsione per la FLC CGIL, inaccettabile”, dice Pantaleo, il quale sottolinea che la scuola che viene disegnata nel disegno di legge rappresenta un sistema autoritario, in cui i precari in particolare vengono penalizzati.

Per tanti lavoratori la strada della disperazione, perderanno occupazione, niente stabilità

“A parole si concede a 100mila di loro la possibilità si essere stabilizzati, ma dovremo vedere nei fatti, anche perché per tanti altri c’è la strada della disperazione: perderanno occupazione, supplenze e non avranno nessuna prospettiva di stabilità. E poi la contrattazione viene distrutta, perché non solo si distrugge il contratto nazionale, ma si cancella proprio. L’idea è che i sindacati non debbano avere nessuna possibilità di poter incidere sulle condizioni, sugli orari e sull’organizzazione del lavoro. Siamo di fronte a qualcosa di peggio della controriforma Gelmini. Per queste ragioni scenderemo in campo per cambiare radicalmente il disegno di legge”.

La vicenda dei precari che rischiano, se va bene, di rimanere precari

“Esemplare”, in senso negativo, la vicenda dei precari. Renzi Matteo e la ministra Giannini sbandierano la immissione in ruolo dei 100 mila precari. “Il governo – sottolinea Pantaleo – non ci sente, non ci ascolta, i tempi  non c’erano e non ci sono. Serve un provvedimento urgente che consenta la stabilità dei precari e un piano pluriennale che dia a tutti i precari la prospettiva di un processo di stabilizzazione. Bisogna mantenere il doppio canale: il 50% assunti dal concorso, il 50% immessi in graduatoria. Quindi il concorso va spostato nel tempo, perché non è possibile prevedere un concorso entro il prossimo anno, come vuole fare il governo”.  La questione dei precari è una cartina di tornasole per quanto riguarda un problema di fondo di tutto il pubblico impiego. Anche nella scuola i contratti sono bloccati da anni. Non si tratta solo di un fatto economico, una perdita di stipendi di non poco conto.

In discussione la libertà di insegnamento. Potere unilaterale alla dirigenza scolastica

C’è un problema più generale. “L’intenzione del governo è chiara – afferma  Pantaleo – si vuole distruggere la contrattazione per puntare al potere unilaterale della dirigenza scolastica. Un meccanismo in cui la democrazia non c’è più. Così si mette in discussione la libertà di insegnamento. Siamo di fronte a un attacco senza precedenti, perché in realtà si vuole spingere il sindacato verso una deriva corporativa. Oppure lasciare campo libero a organizzazioni sindacali che hanno come unico fine quello di mettere in piedi vertenze legali. Anche per questo chiederemo di cambiare radicalmente il disegno di legge, avere un decreto per quanto riguarda le immissioni in ruolo e dare una prospettiva a tutti i precari, non solo a una parte. Chiederemo anche che la contrattazione venga salvaguardata, perché le materie che attengono alla contrattazione hanno bisogno di tavoli di discussione e di confronto con le organizzazioni sindacali”. E su questo tema del confronto con le organizzazioni che rappresentano ed hanno il consenso dei lavoratori, come hanno dimostrato le elezioni per le Rsu, il governo non ci sente. Renzi sembra affetto da gravi forme di allergia e la ministra lo segue. “Noi – conclude il segretario generale della Flc Cgil – abbiamo già avviato molte iniziative. Il presidio a Montecitorio è una tappa importante anche per far conoscere ai partiti la nostra proposta per una ‘buona scuola’ radicalmente alternativa a quella del governo. Vogliamo costruire nei territori, nelle scuole, le condizioni di una mobilitazione fino alla manifestazione del 18 aprile. Vogliamo continuare a dialogare con gli studenti, con le tante associazioni, con i movimenti, con le scuole. Il fatto che la Flc Cgil non sia sola in questa battaglia è importante. Adesso si tratterà di tenere unito questo fronte su obiettivi che siano realizzabili, concreti, ma anche radicali. Perché a questo punto siamo di fronte a una situazione molto delicata, che può nei prossimi anni portare i sindacati a non avere più nessuna possibilità di incidere sui diritti e sulle condizioni di lavoro”.

 

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