Jobs Act. Da oggi licenziare sarà più facile. L’entusiasmo di Poletti, le critiche di Cgil e Uil

Jobs Act. Da oggi licenziare sarà più facile. L’entusiasmo di Poletti, le critiche di Cgil e Uil

Il ministro Poletti suona la fanfara. Sono entrati in vigore i primi due decreti attuativi del Jobs Act. “Da oggi- afferma- si apre una fase nuova per il lavoro in Italia – esulta il ministro del Lavoro – nel segno di una maggiore certezza di regole per le imprese, di una prospettiva di stabilità per i lavoratori, di un ampliamento delle tutele”. Prosegue il ministro: “Con il contratto a tutele crescenti, certo sotto il profilo della regolamentazione del rapporto di lavoro e conveniente sotto il profilo economico le imprese non avranno più alibi, e potranno procedere a nuove assunzioni a tempo indeterminato, che potrà così diventare, dopo decenni di prevalenza di molteplici tipologie contrattuali precarie, la forma contrattuale ordinaria per i nuovi rapporti di lavoro, con riflessi positivi sulle prospettive di vita dei lavoratori e, di conseguenza, anche su una ripresa dei consumi”. Una dichiarazione che mette a nudo la pochezza delle posizioni sostenute dai renziadi, ministri, sottosegretari e compagnia cantando che fanno da coro a Renzi Matteo. Fino ad oggi le imprese non avrebbero fatto  assunzioni per colpa dell’articolo 18. Neppure  imprenditori, quelli veri,  economisti, non quelli a gettone, hanno mai detto che il famoso articolo era l’ostacolo alle assunzioni. Del resto lo stesso Renzi una volta aveva  affermato di non aver mai trovato un imprenditore che indicava nello Statuto dei lavoratori l’ostacolo alla ripresa. Vero invece che il contratto a tutele crescenti, finte, è più conveniente per l’impresa che incassa contributi e, al tempo stesso, ha la possibilità di licenziare pagando un piccolo indennizzo. Insomma la nuova generazione di lavoratori, che non godranno dello Statuto,  verranno si assunti a tempo indeterminato ma anche licenziabili a tempo indeterminato, o meglio precari a tempi indeterminato. Solo Poletti poteva dire che “la forma contrattuale ordinaria per i nuovi rapporti di lavoro,  avrà  riflessi positivi sulle  prospettive di vita dei lavoratori  e, di conseguenza, anche su una ripresa dei consumi”.

Ora le tutele dei lavoratori saranno ridotte. Camusso:ci battiamo per un nuovo Statuto

Immediate le risposte dei sindacati. “Abbassare le tutele dei lavoratori non è la strada per costruire competitività e qualità al sistema- ha detto Susanna Camusso,segretario generale della Cgil- con l’entrata in vigore, dei decreti attuativi dello Jobs Act si apre una nuova fase di incertezza in cui sarà più facile licenziare e ridurre le tutele dei lavoratori”. Ed ha ribaditole iniziative  già decise dal Direttivo dell’organizzazione con in primo piano la raccolta di firme per una legge di iniziativa popolare  per dar vita ad un nuovo Statuto di tutti i lavoratori.

Secondo Carmelo Barbagallo, segretario generale della Uil: “C’è un entusiasmo esagerato- afferma- per l’entrata in vigore di questo provvedimento che fa da cassa di risonanza alla soddisfazione degli imprenditori e dell’Europa del rigore. Da oggi sarà più facile ridurre le tutele dei lavoratori e licenziare: questa è l’unica certezza”.

Incertezze anche per la concessione di mutui

Neppure dal Presidente dell’Abi arrivano notizie certe in merito ai mutui che le banche ora avrebbero concesso. Antonio Patuelli, presidente dell’Associazione delle banche afferma: “Da parte nostra guardiamo con una disposizione favorevole al nuovo contratto, ci attendiamo un aumento di assunzioni a tempo indeterminato, destinato ad assorbire alcune forme contrattuali precarie. Sono convinto che i neoassunti con il contratto a tutele crescenti saranno bene visti dalle banche, che sono pronte ad accogliere positivamente la richiesta di prestiti e mutui avanzata da lavoratori stabilizzati”. Affermare che i neo assunti “saranno ben visti dalle banche” non significa niente. Un auspicio, nessuna  certezza.

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