Shoah, la Casina dei Vallati primo nucleo del Museo

Shoah, la Casina dei Vallati primo nucleo del Museo

Una “casa” provvisoria per il Museo della Shoah, in attesa di quella definitiva a Villa Torlonia. È la Casina dei Vallati, a largo 16 ottobre 1943, nel Portico d’Ottavia, cuore del ghetto ebraico della Capitale. A consegnarla alla Fondazione Museo dello Shoah, il sindaco di Roma, Ignazio Marino, che in una cerimonia ufficiale, lunedì pomeriggio, ha depositato simbolicamente le chiavi nelle mani del presidente Leone Paserman. “Mi auguro che entro il 2015 possa esserci la posa della prima pietra”, ha detto il sindaco Marino. Alla cerimonia erano presenti gli assessori capitolini alla Cultura e alla Scuola con delega alla Memoria, Giovanna Marinelli e Paolo Masini, il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, il presidente dell’Unione italiana delle Comunità ebraiche, Renzo Gattegna, e quello della Comunità di Roma, Riccardo Pacifici. A partecipare anche i sopravvissuti all’Olocausto Piero Terracina, Sami Modiano e le sorelle Bucci. “Oggi è un giorno molto importante perché vogliamo accelerare un percorso di riconoscimento e mantenimento della memoria”, ha detto Marino, citando Primo Levi e parlando del suo personale “segnalibro della memoria”, che è il “padiglione 20 di Auschwitz, la stanza dove venivano uccisi prigionieri e prigioniere con un’iniezione intracardiaca, gesto violento e terribile”. Per superare tutto questo, ha aggiunto, ci vuole “l’esercizio della memoria, grazie anche a testimoni come Piero e Sami, che è impegnativo, ma senza il quale l’umanità sarebbe meno completa e meno felice”. “È per me – ha chiosato – un onore e una gioia consegnare le chiavi della Casina, una struttura del IX secolo e uno spazio altamente simbolico, proprio qui in largo 16 ottobre 1943”. Il presidente Paserman si è detto “molto emozionato nel ricevere dalle mani del sindaco le chiavi dell’edificio. Non solo per la Fondazione che presiedo ma per i sopravvissuti e i testimoni della Shoah, come le sorelle Bucci, internate ad Auschwitz a 4 e 6 anni, e salvatesi solo perché ritenute gemelle da Mengele destinate ai suoi esperimenti sul tema”. La Casina “è uno spazio bellissimo, ci consentirà di aprire nei tempi minimi consentiti tutta la documentazione, interviste filmati e libri, raccolti dalla Fondazione dal 2008 a oggi”. Sarà, ha spiegato, “un ponte tra il nostro ufficio in via Florida e il nuovo museo che sorgerà nel giro di qualche anno a Villa Torlonia. Questo spazio sarà aperto non solo agli ebrei, ma a tutta cittadinanza e a tutto il Paese, perché memoria Shoah deve interessare coinvolgere tutti i cittadini”. “Verrà a colmare – chiosa – speriamo quanto prima, la lacuna dell’Italia, praticamente l’unico Paese europeo che non ha ancora un Museo della Shoah, nonostante 7.000 deportati”.

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