Il testo dell’intervento di Massimo Mucchetti in Senato: “Renzi riferisca al Parlamento sul decreto fiscale”

Il testo dell’intervento di Massimo Mucchetti in Senato: “Renzi riferisca al Parlamento sul decreto fiscale”

Signor Presidente, credo che la discussione che stiamo portando avanti sulla legge elettorale, la quale segue la discussione che abbiamo svolto sulla riforma costituzionale, richieda un supplemento di informazioni circa il funzionamento complessivo delle istituzioni della politica e della democrazia italiane, con particolare riferimento al funzionamento della istituzione Governo, sia al proprio interno, sia nel suo rapporto con il Parlamento.

Mi riferisco alle polemiche, basate per lo più su un’informazione incompleta, relative al decreto fiscale, che ha formato oggetto di approvazione da parte del Consiglio dei ministri nella seduta della vigilia di Natale.

Per iniziativa della stampa sono stati portati all’attenzione del Parlamento alcuni aspetti che non erano nelle indicazioni della legge delega, la quale era una legge a maglie larghe, e che non è chiaro come, perché e da chi siano stati inseriti in quel testo che per un periodo di tempo è risultato pubblicato e che poi, alla fine, è stato ritirato dal sito del Governo, ma non per questo è stato cancellato dalla memoria politica della Nazione, la quale in questo caso ha il conforto di Google, la cui memoria è, nel bene e nel male, inattaccabile.

Credo sia utile che la Presidenza del Senato, in tempi ragionevolmente brevi ed utili – mi permetterete il bisticcio di parole – trovi il modo di far venire in Aula la Presidenza del Consiglio a dare alcune informazioni che mi permetto sinteticamente di riassumere.

Credo che questa Assemblea sia interessata a capire quale sia stato effettivamente il testo del decreto fiscale licenziato dal Ministero dell’economia, quale testo sia arrivato in Consiglio dei ministri, se sia lo stesso o se abbia subito modificazioni di contenuto (ovviamente a noi non interessano le modificazioni di drafting e la correzione degli errori) e, qualora tali modificazioni di contenuto siano state apportate, chi le abbia apportate e come.

Ci interessa sapere, nei limiti del ragionevole e del possibile, se su questa materia ci sia stato dibattito in Consiglio dei ministri oppure no e chi sia intervenuto dicendo che cosa.

Infine, dovremmo essere informati su quale sia stato il testo votato e come, in base a quali procedure, si sia deciso di ritirarlo.

Voi mi direte che di questo abbiamo letto molto sui giornali.

Ecco credo che, quando si sta rimodellando l’assetto istituzionale del Paese, l’informazione non possa essere delegata soltanto all’azione di indagine della stampa e delle televisioni, ma che essa vada resa in forma ufficiale anche ai destinatari primi dell’informazione sull’azione del Governo ai fini del necessario controllo democratico, vale a dire alle Camere. È possibile che non emerga niente di speciale da queste informazioni, ma è possibile anche – ed è questa la preoccupazione che mi muove – che emerga un funzionamento non perfetto della formazione delle decisioni politiche.

Vedete, più volte la Presidenza della Repubblica ha richiamato l’attenzione della politica italiana sull’abuso dei decreti-legge, sulla sostanziale ambiguità e non piena correttezza politica dei disegni di legge omnibus, sull’abuso dei voti di fiducia e anche, aggiungo, sulla formazione talvolta di leggi delega a maglie molto larghe.

Se tutto questo riconduce alla centralizzazione delle decisioni in capo al Consiglio dei ministri e poi – perché questo è quello che sta emergendo – all’interno dello stesso Consiglio dei ministri le decisioni collegiali vengono modificate nel merito da decisioni assunte in via monocratica da altri soggetti, credo che ci sia un problema di governance democratica che va affrontato e dispiegato.

Chiudo ricordando che nelle società per azioni a capitale diffuso che, voglio dire, sono qualche cosa di meno dell’azienda Italia, si usa far ricorso alle buone regole della corporate governance per garantire la fiducia degli azionisti e degli stakeholder. Credo che l’azienda Italia meriti un livello di governance – non corporate governance, ma political governance – migliore di quello di una società per azioni e che quindi, sotto questo profilo, serva un’adeguata trasparenza anche – aggiungo, presidente Calderoli – per la dignità delle Camere.

Quindi, senza porre date, ma affidandomi alla sensibilità della Presidenza di quest’Aula, chiedo che il Presidente del Consiglio venga a raccontarci per filo e per segno come sono andate le cose. Non ci basta l’assunzione della responsabilità politica perché il punto che sto proponendo non è un punto strettamente di merito; quello che a noi interessa è il processo decisionale che è forma e per la democrazia la forma è molto spesso sostanza. Grazie.

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