Renzi: Lupi non ha compreso e revoca la precettazione. C’hanno provato. Lo sciopero termina alle 16

Renzi: Lupi non ha compreso e revoca la precettazione. C’hanno provato. Lo sciopero termina alle 16

Da Ankara Matteo Renzi fulmina (si fa per dire) il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi e gioca a fare il poliziotto buono trasformandosi in tutore del diritto di sciopero dei lavoratori. E il ministro revoca la precettazione dei ferrovieri che aveva suscitato forti proteste da parte sindacale. È strano che ieri sera a Palazzo Chigi nessuno si sia accorto che il suo ministro aveva violato la Costituzione  precettando i ferrovieri, impedendo loro di partecipare allo sciopero generale. Sono state necessarie quasi ventiquattro ore per la marcia indietro da parte del premier. Ben venga, meglio tardi che mai. Anche se, non possiamo nasconderlo, a noi pare che abbiano giocato a guardia e ladri, come si faceva da bambini. Certamente la immediata protesta dei sindacati, le durissime dichiarazioni di Susanna  Camusso, hanno avuto il loro effetto. Renzi, forse, si è reso conto che non era proprio un bel vedere il fatto che un governo a stragrande maggioranza Pd, un partito che aderisce al partito del socialismo europeo, per la prima volta nella storia del nostro Paese negasse ai lavoratori il diritto di sciopero.  In conferenza stampa il premier, segretario del Pd, ha affermato che “il diritto di sciopero è garantito dalla Costituzione e noi lo rispettiamo. Il fatto che io non sia d’accordo sullo sciopero di domani non toglie che la protesta domani si faccia, sia ben organizzata e gestita e, conoscendo le organizzazioni sindacali che lo hanno programmato, nel rispetto delle opinioni diverse, credo che domani filerà tutto liscio”. Il presidente del Consiglio ha parlato di  sciopero come di “un diritto sacrosanto”. Ha auspicato che “nelle prossime ore si possano” superare le incomprensioni “tra il ministro Lupi e  Susanna Camusso”. Uso singolare di questa parola, perché non c’era molto da comprendere da  parte del ministro. I dirigenti sindacali si erano spiegati bene, avevano più volte fatto presente al Garante che non poteva esserci alcuna precettazione, non  c’era ragione. Comunque diamo per buono il fatto che Lupi non avrebbe compreso. Ora, pare, abbia compreso e Renzi passa agli elogi sperticati nei confronti dello “sciopero generale che – dice – è momento di alta protesta al quale dobbiamo avvicinarci con profondo rispetto”. Ci fa piacere che il presidente del Consiglio si sia ravveduto dopo  aver offeso in particolare Camusso e Landini, che passerebbero il loro tempo a proclamare scioperi mentre lui lavorava. “Spero si possano risolvere le polemiche – afferma il premier – ho parlato con Lupi, ha detto che avrebbero trovato soluzione. Rispetto chi fa sciopero, noi lavoriamo. Buon lavoro a chi lavora e in bocca al lupo a chi sciopera”.  Già che c’è sarebbe il caso che ascoltasse anche le ragioni di chi, e saranno in tanti, sarà protagonista dello sciopero generale.  Ci pare significativo raccontare questa vicenda fin dall’inizio, dando di seguito la cronaca pubblicata da jobsnews. Perché a noi che siamo maligni nessuno toglie dalla testa l’idea che c’abbiano provato.

Come nasce la precettazione dei ferrovieri

Un gravissimo attacco al diritto di sciopero ha per protagonista il ministro delle  Infrastrutture  e dei Trasporti, che ha precettato i  ferrovieri i quali non potranno astenersi dal lavoro venerdì prossimo, giornata di sciopero generale proclamato dal Cgil e Uil. Il comunicato del ministro arriva a tarda sera. Lo riportiamo integralmente, esempio di analfabetismo, un oltraggio alla lingua italiana oltre che un pericoloso precedente. Le argomentazioni, si fa per dire, del ministro sono tali per cui ad ogni momento, per qualsiasi categoria di lavoratori, si può impedire di esercitare un diritto sancito dalla Costituzione. Si legge nel comunicato ministeriale: “Valutata la situazione che verrebbe a crearsi con lo sciopero generale indetto per il prossimo 12 dicembre, cioè il fondato pericolo di un pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona costituzionalmente tutelati per i cittadini utenti del servizio pubblico del trasporto ferroviario, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi ha emanato questa sera un’ordinanza di precettazione per i dipendenti del suddetto servizio”.   Leggendo e rileggendo  verrebbe da ridere se non si trattasse di un atto di eccezionale gravità. Quale sia il “pregiudizio grave e imminente ai diritti della persona” solo il ministro lo  può sapere. Nella lingua italiana ciò non significa niente. Non solo. Se dovesse valere il principio dei “diritti della persona tutelati costituzionalmente” lo sciopero sarebbe abolito. Situazione già vista in un periodo oscuro, il ventennio fascista. I sindacati, nel caso dei trasporti, hanno sempre garantito fasce orarie in modo da danneggiare il meno possibile gli utenti. Ma, come è noto, uno sciopero per forza di cose crea disagi. Ma la responsabilità non è dei sindacati che proclamano astensioni dal lavoro solo quando la controparte, in questo caso il governo, non solo non dà risposte soddisfacenti, ma  rifiuta perfino il confronto. Lupi difficilmente si è mosso senza consultare il presidente del Consiglio il quale non può tacere di fronte ad una decisione che ha pochi precedenti. C’è anche una dinamica da segnalare. Dopo il  comunicato del ministro Lupi arriva una nota “giustificativa” da parte del  presidente della Commissione di Garanzia, Roberto Alesse, che offre una sponda al ministro. È stato lui a chiedere al ministro la precettazione. Da notare che qualche giorno prima c’era stata una polemica proprio fra Lupi e Alesse, il quale richiamava il governo a stabilire rapporti con i sindacati. Lupi non l’aveva presa bene e Alesse era andato vicino a perdere il posto. Scrive il Garante: “Abbiamo più volte detto ai sindacati di escludere dalla manifestazione del 12 l’intero comparto del trasporto ferroviario. E questo perché era stato proclamato un altro sciopero nello stesso settore per il 13 e il 14. Siccome la concentrazione eccessiva è vietata dalla legge e i sindacati hanno ribadito la volontà di non adeguarsi alle indicazioni dell’autorità”, il Garante ha chiesto al Ministero di chiedere la precettazione, ha spiegato Roberto Alesse, presidente della commissione di garanzia. Già era intervenuto quando la Cgil aveva proclamato lo sciopero generale per il 5 aprile portando identiche argomentazioni. Dimenticando  che  lo sciopero  previsto per il 12 e 13 era stato proclamato da una organizzazione che ha scarsi consensi e non poteva essere preso a pretesto per bloccare una iniziativa di lotta di grandi organizzazioni aderenti alla Cgil e alla Uil .

La decisione del ministro Lupi è doppiamente grave: non solo si proibisce ai lavoratori di esercitare un loro diritto, quello di sciopero, ma ai sindacati non si invia neppure la comunicazione ufficiale della precettazione. La notizia è stata diffusa  dopo le ore 20 di mercoledì dalle agenzie di stampa.  I sindacati che hanno proclamato lo sciopero generale  ancora in attesa della comunicazione ufficiale hanno inviato al ministero dei Trasporti le loro osservazioni annunciando forme di protesta e di denuncia contro la “prima precettazione in presenza di uno sciopero generale”. Le notizie di stampa- afferma la Cgil- violano la corretta informazione all’utenza imposta dalla Legge 146/90. “I sindacati si  riservano azioni legali a tutela del diritto di sciopero”.

Susanna Camusso, segretario generale della Cgil.  denuncia l’operato del ministro, chiama in causa il governo. Lupi, infatti,  difficilmente potrebbe aver agito  di propria iniziativa.  Lo dice apertamente quando afferma: “Non credo che la decisione sia stata presa in solitudine, perché è un fatto grave. La nostra risposta è in atto, con forme di protesta e denuncia. C’è la richiesta della revoca della precettazione. Se il governo la mantiene la rispetteremo, ma è atto grave. Stiamo valutando, non finisce lì perché secondo noi si viola la legge e  si pratica un  uso strumentale della legge. Ma non abbiamo ancora avuto il testo dell’ordinanza, che valuteremo. Lo abbiamo appreso dai giornali. Vorrei sottolineare come le procedure non siano rispettate, con atti unilaterali che alzano i toni del conflitto”.

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