Perugia-Assisi: in marcia per un secolo di pace

Perugia-Assisi: in marcia per un secolo di pace

117 scuole, 277 enti locali, 479 associazioni aderenti, di cui 80 nazionali, 526 città di partenza dei partecipanti, 97 province e tutte le regioni coinvolte, 39 marce prima della Perugia-Assisi, circa 100.000 partecipanti: sono solo alcuni dei dati che hanno caratterizzato la Marcia per la Pace di quest’anno, avente come tema portante il valore della fraternità. Una fraternità che si declina, ad esempio, nelle parole di padre Alex Zanotelli, il quale ha chiesto scusa ai giovani per i massacri e lo scempio della pace compiuto dalla sua generazione. Una fraternità che si ritrova nelle migliaia e migliaia di ragazzi che hanno sfilato per ventiquattro chilometri in nome di un’utopia della quale avremmo più che mai bisogno. Una fraternità tangibile nel documento presentato in conferenza stampa da Flavio Lotti, coordinatore della Tavola della Pace, con accanto don Ciotti, recentemente minacciato di morte da Totò Riina e da tempo nel mirino delle organizzazioni criminali, e padre Alex Zanotelli, missionario comboniano da una vita impegnato nella difesa degli ultimi, degli emarginati, dei poveri, di chi è costretto a vivere in una bidonville a Nairobi e a frugare nell’immondizia per trovare da mangiare. Si legge, infatti, nei cinque punti qualificanti delle “Proposte di pace” che bisogna passare dalla “Grande Guerra” dell’ultimo secolo alla “Grande Pace” del nuovo, per costruire insieme un percorso di fratellanza, una comunità solidale in cammino, un popolo in marcia ogni giorno dell’anno, in ogni parte d’Italia e del mondo, per costruire una visione alternativa della società e del futuro.

Perché la fraternità di cui abbiamo bisogno oggi non riguarda solo le troppe guerre dimenticate in Africa e nei paesi del Terzo mondo ma anche le guerre striscianti cui stiamo assistendo nel nostro Paese. Prendiamo, ad esempio, le acciaierie di Terni, prendiamo le migliaia di fabbriche chiuse a causa della crisi, prendiamo gli operai che si sono visti recapitare a casa, dall’oggi al domani, una lettera di licenziamento, prendiamo la vita e l’avvenire di chi oggi va ancora a scuola o all’università ma ha già maturato la consapevolezza che il suo domani sarà altrove, lontano dall’Italia, per il semplice motivo che in Italia un domani per lui non è stato previsto: prendiamo tutte queste realtà e riportiamo le parole contenute nel quinto punto del documento: “Pensiamo alla disoccupazione, all’incertezza, alla miseria, al disagio e all’abbandono sociale, alla violenza, al degrado ambientale che si vanno ampliando nelle nostre comunità”.

Senza dimenticare la passione e l’impegno dei sindaci e delle comunità locali, memori di ciò che asseriva Giorgio La Pira: “Ogni città è un candelabro destinato a far luce al cammino della storia”.

Senza dimenticare i migranti e i loro diritti, i loro valori e la loro dignità, perché questa marcia che deve proseguire e rafforzarsi nel tempo è dedicata soprattutto al loro bisogno di pace e di speranza, ai conflitti da cui scappano in ogni modo, alle dittature cui non vogliono più sottostare, alla ferocia che rifiutano di accettare e per sfuggire alla quale sono pronti ad affrontare ogni traversia, compresi viaggi in mare su barconi malandati, in condizioni disumane e inaccettabili, con il costante rischio di incontrare la morte a causa delle avverse condizioni del mare ma anche delle nostre chiusure, della nostra cecità, della nostra disumanità nel promuovere respingimenti in mare e simili.

Questo è il senso profondo della Perugia-Assisi, queste sono state le sue motivazioni e questa è la ragione per cui sottoscriviamo l’appello di Lotti e di tutti i partecipanti affinché il cammino non si interrompa, affinché questa lunga e bellissima marcia sia solo la prima tappa di un lungo percorso di condivisione, affinché abbiano un futuro non solo i giovani ma anche le domande di giustizia ed equità sociale che finora non hanno trovato risposta o hanno trovato risposte evasive e, per lo più, sbagliate.

Perché l’avvenire dell’umanità, come ci ha ricordato più volte padre Alex, dipende da noi, nessuno escluso, con l’auspicio che fra un secolo i ragazzi di allora possano leggere parole di guerra e umiliazione degli esseri umani soltanto sui libri di storia.

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