Caso Pantani, aperto fascicolo su Madonna di Campiglio

Caso Pantani, aperto fascicolo su Madonna di Campiglio

Non ci sarà pace, finché non spunterà fuori la verità su uno dei campioni più amati dello sport italiano: Marco Pantani. Possiamo ricordare la doppietta Giro-Tour del 1998, riuscita solo a un altro italiano prima di lui, Fausto Coppi nel 1949 e nel 1952, il duello storico con Tonkov a plan di Monte Campione, l’impresa sul Galibier vero Le Deux Alpes, dove conquistò la maglia gialla sempre nel 1998 e la rimonta spettacolare a Oropa dopo un salto di catena nel 1999, ma la nostra memoria di appassionati si ferma inesorabilmente a Madonna di Campiglio, nel 1999, quando il Pirata venne estromesso dalla Corsa Rosa che stava dominando a causa dell’ematocrito alto. Fortunatamente, anche la Procura di Forlì ha deciso di concentrarsi sui fatti di quel 5 giugno 1999, aprendo un fascicolo per “associazione a delinquere finalizzata alla truffa e alla frode sportiva”. L’inchiesta, almeno in parte, è frutto dell’effetto valanga che negli ultimi mesi ha riaperto il caso anche sulla morte piena di contraddizioni del Pirata, avvenuta il giorno degli innamorati del 2004, in un residence di Rimini. La notizia della riapertura dei due casi dà voce a tutti coloro – giornalisti, familiari e semplici tifosi – che hanno sempre professato la seguente tesi: Pantani è prima stato fregato a Madonna di Campiglio e poi ucciso a Rimini. Pantani stesso ripetè più volte queste poche parole, riferendosi al valore del suo ematocrito: “Mi hanno fregato”.

La riapertura del fascicolo sul 3 giugno 1999 rimanda a un nome ben preciso: Renato Vallanzasca. L’esclusione di Marco Pantani avrebbe fatto guadagnare cifre da capogiro a chi aveva scommesso sui rivali, destinati a giocarsi il secondo posto col Pirata in corsa. Nel 1999 Vallanzasca era in carcere, a Milano, e riceve una dritta ben precisa, quella di puntare sui rivali di Pantani perché lui non avrebbe finito il Giro. L’episodio è raccontato nell’autobiografia di Vallanzasca, Il fiore del male, uscita nell’ottobre del 1999: “Renato so che sei un bravo ragazzo e sei in galera da un sacco di tempo, per questo mi sento di farti un favore… Hai qualche milione da buttare? Se sì, puntalo sul vincitore del Giro… Non so chi vincerà ma sicuramente non sarà Pantani”. Nei mesi successivi alla vicenda, il p.m. di Trento interrogò Vallanzasca, ma non ci fu seguito. Dalla Procura di Forlì si aspetta ora la sterzata decisiva per la risoluzione delle indagini: si riparte dal valore di quell’ematocrito, facilissimo da alterare per favorire un giro parallelo a quello pedalato dai ciclisti, fatto di miliardi e di scommesse clandestine gestite dalla malavita organizzata.

Accanto a questa inchiesta, c’è anche quella della Procura di Rimini, che indaga sulla morte del mai dimenticato Pirata. In poche settimane, sono emerse novità significative che lasciano ben sperare: i nuovi interrogatori hanno evidenziato diversi nuovi fattori, a partire dal lavandino che sarebbe stato spostato dal centro della stanza fino al suo posto, alterando il luogo dei fatti; la signora che occupava la stanza accanto nel residence, mai ascoltata dagli inquirenti, ha dichiarato di non aver sentito nessun rumore il 14 febbraio 2004. La domanda, quindi, sorge spontanea: come avrebbe fatto il Pirata a distruggere la sua stanza in silenzio? Torna qui l’idea di quel caos ordinato messo in piedi volutamente per depistare le indagini. Inoltre, c’è la questione del rolex fermo alle 17.05, quando Pantani è morto circa alle 11.30, secondo il rapporto definitivo. Un colpo potrebbe averlo rotto, forse qualcuno era nella stanza? E ancora la perizia sul video girato dagli inquirenti nel residence, lungo 51′ con evidenti salti temporali. Perché, quindi, questi tagli? Nel video, vicino al corpo del Pirata ci sono delle striature allungate di sangue che mostrano segni di trascinamento mai veramente tenuti in considerazione. Poi c’è il fax di Giuseppe Fortuni, medico legale, in cui la morte del Pirata viene fissata intorno alle ore 17. Nel rapporto definitivo, però, l’ora della morte è fissata intorno alle 11.30-12.30. Perché questa discrepanza? Non suona strano, visto il rolex del Pirata fermo alle 17.05? E ancora: non è stato raccolto nemmeno il reperto costituito da una bottiglia forse utilizzata per far ingerire a Pantani la dose di cocaina e nel video degli inquirenti si sente un rumore di posate che cadono in terra, poi inquadrate come se fossero state gettate dal Pirata. Ciò, rende la dimensione dell’inquinamento del luogo e delle prove. Non ci sarà pace, finché non spunterà fuori la verità.

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