Andy Schleck, la storia di un ritiro amaro

Andy Schleck, la storia di un ritiro amaro

Non ci sono dubbi, il mondo del ciclismo ha regalato ad Andy Schleck meno soddisfazioni di quanto il suo immenso talento avrebbe meritato. In una conferenza stampa andata in scena questa mattina, il lussemburghese fratello minore di Frank Schleck ha annunciato il ritiro dal professionismo a soli 29 anni, quando un ciclista, solitamente, è nel pieno della carriera agonistica. A decidere per Andy ci hanno pensato i gravi problemi che affliggono il suo ginocchio dal giorno della caduta nella terza tappa del Tour de France 2014. La notizia di questo ritiro era nell’aria, ma dispiace veramente tanto vedere un talento del suo calibro dover appendere la bicicletta al chiodo così presto.

Andy Schleck nasce nel 1985. Prima del passeggino riceve in dono una bicicletta. Il nonno Gustav correva prima della Seconda Guerra Mondiale, ai tempi del ciclismo eroico, delle avventure leggendarie; il padre Johny fu professionista dal 1965 al 1974, gregario di Anquetil e Merckx; il fratello ciclista Frank, classe 1980, è sempre al fianco di Andy, dagli allenamenti alle corse. I due fratelli vivono in simbiosi sulla bicicletta, e se il maggiore è il massimo dell’applicazione, il minore è il massimo del talento. Questo talento inizia a dare i suoi frutti nel 2007, quando a soli 22 anni incanta tutti al Giro d’Italia, finendo secondo nella classifica generale, subito dietro a Danilo Di Luca. Andy stupisce per la facilità di pedalare in salita, e si cuce immediatamente addosso l’etichetta di predestinato. Si contano già i trofei che avrebbe ospitato a breve la sua bacheca. Al termine della Corsa Rosa giura di voler ritornare per vincerla, di amare l’Italia, “i vini, la gente e le ragazze”, ma col passare degli anni, e dei secondi posti sul podio della corsa a tappe più importante del mondo, il Tour de France diviene il suo pensiero fisso, la sua ossessione. Nel 2009, anno in cui conquista la prestigiosa Liegi-Bastogne-Liegi, arriva secondo dietro ad Alberto Contador, così come nel 2010, mentre nel 2011 deve cedere gli onori della gloria all’australiano Cadel Evans. Andy trova sempre sulla sua strada grandi campioni, e con il passare degli anni non riesce a migliorare nelle prove contro il tempo, il suo tallone d’Achille, perdendo sempre troppi secondi importanti dai rivali.

Nel 2012, arriva il successo al Tour de France 2010, a causa della squalifica di Alberto Contador. La vittoria tanto agognata non soddisfa minimamente il lussemburghese, desideroso di assaporare il successo con le gambe ben piantate sul podio dei Campi Elisi, con l’Arco di Trionfo alle sue spalle, e non sotto il tavolino di casa propria. Nello stesso anno, Andy prepara ancora una volta il Tour de France. Ha 27 anni, tutti aspettano la sua esplosione definitiva, ma la sfortuna inizia a voler diventare protagonista della sua vita. Al Giro del Delfinato rimedia un infortunio al coccige, e tutta la sua stagione va a farsi benedire. Non solo, purtroppo, perché quando Andy torna alle corse, si continua a non aver alcuna notizia del talento ammirato nel 2007 al Giro d’Italia. Non riesce mai a essere protagonista, e finisce sempre lontano dai migliori della classe. Alcuni imputano la fatica nel tornare grande al suo carattere debole, a una sua incapacità nel reggere le pressioni e il confronto con i rivali; altri a una difficoltà nel tenere una condotta di vita consona a quella di un fuoriclasse del ciclismo. Queste, comunque, rimangono speculazioni; l’unica certezza è che Andy non è più riuscito a tornare grande e ora gli auguriamo di poter trasformare in qualcos’altro il suo enorme talento ciclistico: “Sono entusiasta di scoprire quello che mi aspetta”.

Giacomo Pesci

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