Valanga di emendamenti sulla delega lavoro

Valanga di emendamenti sulla delega lavoro

Il Jobs Act prima di diventare legge, a giudicare dagli emendamenti presentati, ha davanti una strada in salita. Sono infatti ben 689 quelli presentati oggi al Senato sulla delega al Governo. La maggior parte, 353, porta la firma di Sel. Sono 158 per il M5s, Forza Italia e Lega ne hanno presentati entrambi 48, 31 il Pd e 9 Scelta civica. Non si voterà, comunque, prima della prossima settimana.
Sel ha sollevato dubbi di costituzionalità per il testo in esame: “Siano assicurate le garanzie costituzionali”, ha detto il coordinatore Nicola Fratoianni, “la delega non contiene principi stringenti ai quali attenersi e che dovrebbe invece contenere”. Sel è pronta, inoltre, a votare anche gli emendamenti delle minoranze del Pd alla legge delega sul lavoro.

“Nella riforma del lavoro ci sono punti che non vanno e che aggravano la precarietà”, ha affermato Stefano Fassina. “La posta in gioco è fare una riforma che aggredisca davvero la precarietà: gli emendamenti che abbiamo condiviso ieri, presentati da una quarantina di senatori, hanno al primo posto l’eliminazione della maggior parte dei contratti precari”. Fra gli emendamenti proposti dai dissidenti del Pd quello sull’articolo 18 richiede di estendere la tutela ai nuovi assunti con contratto a tempo indeterminato a partire dal quarto anno.

La posizione dell’esecutivo, però, resta salda sulla via della flessibilità: “Il reintegro? Per la mia generazione è stato superato dai fatti”, ha dichiarato il ministro, Maria Anna Madia, mentre Pier Carlo Padoan ha rassicurato che “il nuovo mercato post-riforma offrirà più prospettive di lavoro, d’investimento e di crescita e soprattutto retribuzioni più elevate.

Intanto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Maria Elena Boschi ha presentato al Senato il disegno di legge sulla disciplina della responsabilità civile dei magistrati. Poi risponde in aula al question time: “Ribadiamo la necessità di approvare al più presto la riforma della legge elettorale, non perché vogliamo andare a votare”. Boschi afferma che “probabilmente al Senato ci saranno alcune modifiche che riguarderanno le soglie di accesso e le modalità di scelta dei candidati.

“Il governo non ha mai espresso dubbi sulla costituzionalità dell’Italicum, che il Movimento 5 Stelle lo ritenga incostituzionale non significa che lo sia” dichiara Boschi. “E’ legittimo che il Movimento 5 Stelle non condivida la legge”, sottolinea il ministro, ma il quesito sulla costituzionalità della legge elettorale “è poco più di una provocazione”.  “Anche perché – riprende Boschi riferendosi al faccia a faccia in streaming sulle riforme di qualche mese fa – il Movimento 5 Stelle sa bene che l’incontro è avvenuto con una delegazione del Partito Democratico guidata dal suo segretario e non con il governo”. Il tutto, aggiunge il ministro, “ferma restando la disponibilità del governo, sempre manifestata e ribadita anche in questa sede, al dialogo con il Movimento 5 Stelle sulla legge elettorale, e non solo sulla legge elettorale”.

“Ribadiamo la necessità di approvare la nuova legge elettorale, non per andare a votare, ma come elemento di credibilità di questo Parlamento, tanto è vero che è stata sollecitata dal Presidente della Repubblica. Sono certa che al Senato lavoreranno sulla legge elettorale con la stessa determinazione che c’è stata per l’approvazione della riforma costituzionale”.

“Il governo collaborerà per trovare un’intesa tra i partiti sapendo che ogni partito, e forse ogni parlamentare, ha una propria idea di legge elettorale, ma per evitare lo scontro istituzionale dobbiamo lavorare insieme. Non possiamo attendere ulteriormente per l’approvazione delle legge elettorale”.

Francesco Mancuso

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