Pd, plurali sì ma non unitari

Pd, plurali sì ma non unitari
Quella varata dal Segretario-Premier Matteo Renzi, cerca di essere in linea con le affermazioni che  guardavano con speranza e fiducia all’unitarietà del partito, celebrando, in questo contenitore più che variegato, la linea politica dei Democratici. La nuova segreteria ha innanzitutto 15 componenti, 8 delle quali donne e 7 uomini. Nulla di rivoluzionario rispetto al passato recente, visto che le donne erano 7 e gli uomini erano 5. Ma sono i nomi, almeno alcuni, che dovrebbero far riflettere sulla nuova classe dirigente del partito. Va bene la rottamazione, ma l’età media, farà soffrire per una buona dose di inesperienza. Andiamo ai nomi: tutte le componenti del partito, anche le più minoritarie, sono rappresentate. Premesso che lasciano il ‘cerchio magico’ del Segretario Premier, dirigenti di spicco come le ministre Maria Elena Boschi, Federica Mogherini e Marianna Madia, oltre ai parlamentari Davide Faraone e Francesco Nicodemo, passano il testimone anche Luca Lotti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Pina Picierno, passata in quota Renzi al Parlamento Europeo e l’ormai ex responsabile della Comunicazione Francesco Nicodemo. Renzi, dunque, ha rinunciato a molti uomini e donne di fiducia, ma si garantisce con i ‘pasdaran’ Guerini e Serracchiani, che conservano posto e ruolo di componenti e vicesegretari del partito. L’ottimo Premier, ha poi pensato anche alle opposizioni, pardon, minoranze interne del partito. E dopo aver assegnato le poltrone che spettano, per diritto, alla sua maggioranza, ha dispensato onori anche ai suoi avversari interni, ed ecco allora il dalemiano Amendola, la bersaniana-riformista Campana, De Maria per l’area Cuperlo. Più posti, naturalmente, per la cosiddetta areadem del ministro Franceschini, che incassa tre seggi con Fiano, Puglisi e Braga. Porte aperte anche ai giovani turchi, che, malgrado tutto saranno rappresentati in Segreteria dalla Paris. Chi invece non incassa nulla è la componente di Pippo Civati, che nulla incassa e visti i rapporti nel partito, guarda con sempre maggior interesse, ad altri approdi. Tra questi non è affatto escluso quello di Sel. Quanto al Matteo nazionale fa il pieno, oltre infatti ai due vicesegretari, Serracchiani e Guerini, arrivano in segreteria anche la parlamentare Bonaccorsi, ma anche Ermini, Carbone e Rotta. C’è infine posto anche per il ‘veltroniano’ Tonini. Discorso a parte riguarda Stefania Covello, parlamentare del Pd dal 2013, con un passato di livello, e si scopre solo oggi con la sua cooptazione nella segreteria del partito, nel ruolo di Consigliere comunale a Cosenza prima e alla Regione Calabria poi  nelle file di Forza Italia. La Covello, nella segreteria del Pd, è attribuibile a quel che resta dei Popolari dell’ex ministro Fioroni. Il padre della Covello, non a caso, è stato Senatore e uomo di riferimento della Dc calabrese. Nulla da eccepire, naturalmente, ma lo spostamento del baricentro politico del Pd, ci sembra essere più che mai significativo. E’ vero che la minoranza, tranne quella ‘civatiana’, è ‘garantita’ almeno per guardare cosa accade nella stanza dei bottoni, ma poi ci sarà interesse per le proposte formulate, parliamoci chiaro, dalle opposizioni? In ultimo, ma non ultimo, tutti i componenti delle cosiddette minoranze, non sono in segreteria per rappresentare schematicamente questa o quella componente, ma per garantire, così è almeno nelle ‘carte’ di questa vicenda, una condotta plurale del partito. Il che significa che l’unitarietà va a farsi benedire…
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