Michele Cardulli. Ciao babbo

Michele Cardulli. Ciao babbo
Ciao babbo
In queste ore mi girano in testa tante cose, tanti ricordi, tante discussioni. La prima cosa che ho pensato è che mi mancherà ascoltare la tua voce, i tuoi interventi nelle assemblee, mi mancherà il tuo dissenso.
Insomma, hanno trovato un modo per farti stare zitto, l’unico possibile. E questa è la cosa che mi rimarrà di te. L’esigenza incontenibile di dire la tua. Il bisogno di libertà che ci hai trasmesso da sempre e che vorrei spiegare a mio figlio. Un comunista con la schiena sempre dritta. Io ti racconterei così. Non importa il ruolo, da giornalista prima, da dirigente della Fnsi e della Cgil poi, questo sei sempre stato. Uno scomodo, che magari per questo ha avuto forse meno di quello a cui poteva ambire. Ma questa schiena dritta ti ha fatto vivere come volevi. E questa è la cosa che mi fa stare un po’ meglio: hai fatto la vita che volevi, un privilegio di pochi. E poi potrei raccontare il tuo rigore, il rispetto per le regole, l’essere sempre dalla parte dei deboli. Hai messo tutto questo nel tuo lavoro, che non è mai stato un semplice dover portare a casa lo stipendio: lo hai sempre vissuto come una missione.
Io mi ricordo quando tornavi a casa all’alba per qualche trattativa sindacale, mi ricordo i turni per la vigilanza all’Unità di domenica, mi ricordo quando tornavamo a casa in macchina e ci facevi scendere subito dopo il cancello, perché erano anni difficili e avevi paura che qualcuno ci sparasse in quel tratto di strada isolata. C’è stato anche questo, c’è stato chi scriveva che eravate traditori del popolo. Ma non sapevano neanche dove il popolo stesse di casa.
Io mi incazzavo, perché tutto quel lavoro, tutto quell’impegno, ti teneva lontano. Troppo. Ma ero anche orgoglioso, perché il mio babbo aveva raccontato una storia, aveva firmato un contratto che avrebbe fatto stare un po’ meglio tante persone. Non eri solo un babbo, eri un compagno babbo. Nell’archivio on-line de L’Unità, il giornale dove hai cominciato e che tanto hai amato, ho trovato le vecchie gerenze; Direttore Aldo Tortorella, Direttore responsabile Alessandro Cardulli, c’è scritto così. E un po’ ti invidio per aver avuto la fortuna di lavorare con Aldo e con personaggi di cui oggi avremmo tanto bisogno e che non torneranno più. Come non tornerai neanche tu. Non sono riuscito neanche a salutarti, ci ho provato, sono arrivato di corsa. Ma era tardi.
E allora lo faccio cosi, senza fronzoli, da figlio ma anche da giornalista a cui qualcosa, in fondo, hai insegnato. Ci dicono che abbiamo un caratteraccio, ma non è vero. Siamo solo liberi. E non amiamo le perifrasi, diciamo così.
Ciao babbo, ciao compagno Cardulli.
Mi chiedono in tanti dei funerali:
La camera ardente sarà aperta dalle 11 alle 14 alla Camera del Lavoro di Roma, via Buonarroti 12.
Alle 14, lo saluteremo tutti insieme.
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