Referendum. Affluenza deludente al 53,8%, vince il Sì col 69,64%. Regionali: Toscana, Campania e Puglia al centrosinistra. Veneto, Liguria e Marche alla destra

Referendum. Affluenza deludente al 53,8%, vince il Sì col 69,64%. Regionali: Toscana, Campania e Puglia al centrosinistra. Veneto, Liguria e Marche alla destra

Per il referendum del 20 e 21 settembre ha votato il 53,84% degli aventi diritto, circa 26 milioni di aventi diritto. Il dato non comprende gli italiani all’estero. Nel referendum costituzionale del 2016 votò il 68,48%. In quello del 2001 il 34,1%, solo per fare un confronto tra le diverse affluenze ai referendum costituzionali. Per le regionali l’affluenza in Veneto, Liguria, Puglia e Campania è stata del 57,21% contro il 53,15% delle precedenti elezioni. Nelle Marche per le regionali ha votato il 59,74% degli aventi diritto contro il 49,78% delle precedenti elezioni. In Toscana per le regionali ha votato il 62,6% degli aventi diritto contro il 48,28% del 2015. Nelle regionali in Valle d’Aosta ha votato il 70,51% degli aventi diritto contro il 65,13% delle precedenti elezioni. Nelle comunali delle regioni a statuto ordinario ha votato il 66,19% degli aventi diritto contro il 65,18% delle precedenti elezioni. Per palazzo Chigi gli italiani hanno dimostrato “un forte attaccamento alla democrazia”.

I dati definitivi per il Referendum sul taglio dei parlamentari: il Sì vince con il 69,64%,  mentre il No ha ottenuto il 30,36%. Complessivamente i Sì sono stati 17.913.054. I No 7.692.029. Netta vittoria del Sì al referendum, dunque, mentre s tratta di un pareggio, 3-3, nelle regionali, in attesa della Val d’Aosta. E’ il quadro che emerge dalle urne, in attesa dello spoglio per le comunali. Alle regionali, il centrodestra mantiene il Veneto con un vero e proprio plebiscito per il leghista Luca Zaia che supera il 75% contro il 15,6% di Arturo Lorenzoni. Confermato anche Giovanni Toti in Liguria con circa il 55% contro il 38% di Ferruccio Sansa, candidato di Pd e M5S, la novità per la coalizione di centrodestra viene dalle Marche dove il candidato di Fdi Francesco Acquaroli supera il 50% contro il 35,7% di Maurizio Mangialardi, conquistando una delle ultime regioni rosse. Resiste alla “spallata”, invece, la Toscana dove il dem Eugenio Giani vince attestandosi intorno al 49% contro il 40% della sfidante leghista Susanna Ceccardi. In Puglia si conferma Michele Emiliano che regola con una decina di punti di margine Raffaele Fitto (circa 46,6 contro 37,6). In Campania è trionfo per Vincenzo De Luca che raccoglie il 64,7% mentre Stefano Caldoro raggiunge il 20,8.

Per quanto riguarda il risultato referendario, Vincenzo Vita, del Comitato per il No, commenta: “più del 30% dell’elettorato andato al voto per il referendum sul taglio del parlamento si è espresso contro. Il No, dunque, si è fatto sentire. Si è perso e si poteva perdere meglio, per dirla con Samuel Beckett. E’ vero. Tuttavia, oltre sette milioni di persone sono un riferimento da cui non si può e non si deve prescindere. Che la sinistra, se vuole ricostruirsi, si immagini finalmente come sinistra della Costituzione. Ora è davvero urgente una nuova e coraggiosa soggettività, per imporre nel dibattito una linea riformatrice, a partire dall’approvazione di una legge elettorale proporzionale. Chiusa una porta, si apre un portone?”.

Con questi risultati festeggia il segretario del Pd Nicola Zingaretti, che ha schierato il partito per il sì e messo la faccia nelle regionali. “Siamo vincitori, non sono vincitore. Ha vinto la squadra, la comunità, la passione che ci abbiamo messo tutti”, ha detto commentando i dati. Zingaretti non parla di rimpasto, ma forte del voto è deciso a spingere Conte a cambiare marcia e a inserire nell’agenda del governo temi cari ai Dem, a partire dall’accettazione del Mes e dalla necessità di cambiare i decreti sicurezza. Il Movimento 5 Stelle esprime grande soddisfazione per il risultato del referendum. “È una vittoria di tutti, di tutto il Paese, di tutti gli italiani che non hanno mai smesso di crederci al di là delle appartenenze partitiche”, ha commentato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Ma i dati che vengono dalle regioni creano un terremoto tra i pentastellati con alcuni deputati che parlano di “disastro” e il viceministro Stefano Buffagni che ammette: “Scelte sbagliate, dobbiamo rivedere tante cose”. Da subito, nei “prossimi giorni”, ha assicurato il capo politico reggente Vito Crimi, partirà il percorso degli Stati generali, che “ci porterà a determinare nuovi e più ambiziosi obiettivi”. Nella maggioranza è deludente il risultato di Italia viva, al primo test elettorale. “Abbiamo buttato un seme e abbiamo fatto un grande lavoro – sottolinea il presidente Ettore Rosato -. Italia viva c’è fino in fondo, con il progetto che Matteo Renzi ha lanciato un anno fa. Andiamo avanti con il sorriso e la nostra forza”.

Sul fronte del centrodestra, Matteo Salvini manca il secondo tentativo di “spallata”, dopo quello fallito in Emilia-Romagna, ma rivendica il risultato. “Se i dati verranno confermati, compresi gli exit sulla Val D’Aosta, che avrà lo spoglio domattina – commenta il leader del Carroccio – il totale delle 20 regioni italiane dovrebbe essere 15 a 5, fino ad oggi, dato meramente numerico, era 13 a 7. Ci si avvicina passo passo, aggiungendo due mattoncini nella nostra visione di Paese”. Festeggia Giorgia Meloni, che chiede le elezioni. “In una nazione normale – per la leader Fdi – domani si tornerebbe al voto e si consentirebbe agli italiani di scegliere anche in base alle proposte dei partiti sulle riforme”. In difficoltà Forza Italia. Silvio Berlusconi ha seguito lo spoglio in isolamento da Arcore e la prima reazione è stata affidata al numero 2 Antonio Tajani. “La sinistra – rileva – ha perso una Regione, il centrodestra ne ha guadagnata una. Forse le cose potevano andare meglio. Sarebbe stato meglio vincere, ma a conti fatti la sinistra ha perso una Regione e il centrodestra ne ha guadagnata una”. Nella lunga serie di commenti e dichiarazioni, mancano le parole del premier Giuseppe Conte, che ha scelto di restare in silenzio, per lasciare spazio ai partiti. Da Palazzo Chigi, dove il presidente del Consiglio ha passato la giornata al lavoro costantemente aggiornato sullo spoglio, filtra però “piena soddisfazione per il regolare svolgimento della tornata elettorale” ma anche per la grande affluenza, dimostrazione del “forte attaccamento alla democrazia” degli italiani.

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