Coronavirus. 26 settembre. 1.869 nuovi casi, 17 decessi, 247 in intensiva. Situazioni molto critiche a New York, Francia, Regno Unito e Spagna

Coronavirus. 26 settembre. 1.869 nuovi casi, 17 decessi, 247 in intensiva. Situazioni molto critiche a New York, Francia, Regno Unito e Spagna

Lieve flessione del numero di nuovi contagi da Covid-19, così come i decessi, scesi a 17, con il totale delle vittime da inizio emergenza che arriva quindi a 35.801. Nelle ultime 24 ore in Italia sono stati registrati 1.869 nuovi casi contro i 1.912 di ieri. In calo i tamponi che sono passati dai 107.269 di ieri ai 104.387 di oggi. Dal bollettino quotidiano del ministero della Salute si apprende inoltre che il totale dei dimessi/guariti è pari a 223.693 (+977), mentre il totale degli attualmente positivi sale a 48.593 (+875). Al momento sono 2.746 i ricoverati con sintomi, 9 in più rispetto a ieri, mentre in terapia intensiva si trovano 247 persone, tre in più rispetto a ieri. Sono poi 45.600 i positivi che si trovano in isolamento domiciliare. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, le Regioni dove è stato registrato il maggior numero di nuovi casi sono la Campania (274), la Lombardia (256), il Lazio (219), ed il Veneto (216). Nessuna regione è a contagi zero. “Abbiamo ancora parecchio da fare, perché l’epidemia si sta allargando, non si sta restringendo. Anche in Italia la curva sta salendo in modo lieve ma costante e questo preoccupa molto” ha detto Ranieri Guerra, assistant director dell’Oms, nel suo intervento al congresso della Fadoi, la federazione dei medici internisti ospedalieri. “Ho appena partecipato – ha raccontato Guerra – a una riunione del Cts per esaminare una proposta di riapertura degli stadi fino al 25% di capienza, cosa che non credo ci possiamo ancora permettere in un momento in cui sono state riaperte scuole, asili e con il 50% della Pa che lavora in presenza, ovvero 20 milioni di persone che sono in movimento”.

La situazione nel mondo. Molto critica a New York, Francia, Regno Unito, e Spagna 

Nelle ultime 24 ore si sono avuti oltre 335mila nuovi casi di Covid nel mondo, il secondo numero maggiore registrato, dall’inizio della pandemia, dalla Johns Hopkins University. E’ quindi salito ad oltre 32,5 milioni il numero totale dei casi di infezione in 188 Paesi, con gli Stati Uniti che con oltre 7 milioni di positivi rimane il Paese con il maggior numero di contagi e di decessi, circa 204mila. Al secondo posto l’India con 5,9 milioni di casi ed oltre 93mila decessi, ed al terzo il Brasile, con 4,7 milioni di contagi ed oltre 140mila vittime. Nello Stato di New York venerdì sono stati registrati oltre mille casi di Coronavirus: è la prima volta dallo scorso 5 giugno. Lo ha annunciato il governatore Andrew Cuomo, riferendo che precisamente sono risultate positive 1.005 persone sulle 99.953 testate. Il numero di contagi giornalieri nello Stato di New York è in salita nelle ultime settimane, un trend possibilmente legato all’aumento delle riaperture di negozi, campus e scuole. In Europa, la Francia è arrivata a contare oltre 15mila contagi in un solo giorno, la Spagna ha superato la soglia dei 10mila, la Gran Bretagna dopo gli oltre 6mila positivi ha introdotto nuove restrizioni. Anche l’Italia registra un aumento dei contagi, ma con numeri molto, molto, più contenuti. Perché? Come mai il Paese più colpito d’Europa riesce a tenere sotto controllo, almeno per ora, l’epidemia di coronavirus? I motivi sono più di uno, spiega il professor Massimo Andreoni, infettivologo capo dell’unità di malattie infettive all’ospedale romano di Tor Vergata. “Innanzitutto l’epidemia rispetto al resto d’Europa è iniziata prima in Italia, quindi si è molto sensibilizzata al problema e ha creato un sistema di lockdown molto forte”, ha detto. “I cittadini: noi protestiamo perché diciamo che dovrebbero essere ancora più attenti ma in realtà i cittadini italiani sono discretamente attenti a tutte le misure, quando vedo le scene di altre città europee vedo in giro molte più persone senza mascherina rispetto all’Italia”. L’attenzione deve rimanere altissima, aggiunge. Perché qualcosa sta già peggiorando: “I numeri ormai in Italia da qualche settimana sono stabili, siamo sempre fra i 1.000 e i 2.000, un numero più stabile; non vediamo più accessi, vediamo accessi diversi, vediamo che si ricoverano persone malate mentre prima vedevamo solo soggetti giovani asintomatici o pauci sintomatici”.

Mascherine all’aperto, e alcune regioni valutano un nuovo lockdown

Tra obbligo di mascherine anche all’aperto e minacce di nuovi lockdown, regioni e comuni tentano di arginare l’aumento dei casi di coronavirus in Italia e si affidano ad ordinanze ad hoc per limitare assembramenti e garantire la sicurezza sanitaria. Alle parole del governatore della Campania Vincenzo De Luca, che ieri aveva minacciato un ritorno al lockdown nel caso aumentino ancora i contagiati, oggi fanno seguito quelle del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. “Se non rispettiamo le regole andiamo a finire lì – ha detto -. Se continuiamo ad avere piena coscienza che il coronavirus è ancora presente fra noi, ce la faremo, che vuol dire cose molto semplici. Continuare ad avere precauzioni e cautele perché questo è il modo di tornare a vivere, lavorare, investire e anche divertirci”. “Distanziamento sociale, evitare assembramenti, mascherine, igiene delle mani e degli ambienti – ha rimarcato -, devono essere le quattro regole da cui non dobbiamo discostarci”. Zingaretti ha anche invitato a moderare la movida. “E’ molto importante – ha detto – stringere i denti e non affollare le metropoli di eventi di massa che sono possibili focolai. Se dobbiamo costruire una gerarchia, la prima da salvaguardare, e sono d’accordo con il presidente Conte, è la scuola e l’università”. E proprio Genova, ieri, ha ‘sperimentato’ la prima notte con mascherina nella zona della movida, dove da qualche giorno è obbligatorio l’uso dei dispositivi di protezione. Centro storico affollato, ma disciplinato, con la serata tra locali trascorsa tra tanti controlli e nessuna sanzione. E, proprio per scongiurare un “secondo lockdown”, anche la Sicilia sta valutando la possibilità di imporre l’uso della mascherina all’aperto. Un’ordinanza, in tal senso, potrebbe essere firmata dal presidente Nello Musumeci già nelle prossime ore. Ed è proprio il Sud la zona d’Italia che, più di altre, sta correndo ai ripari per evitare la diffusione del contagio. La Calabria, dove oggi si registra la centesima vittima per Covid, ha imposto l’uso delle mascherine all’aperto, così come avviene già in Campania dove però il presidente Vincenzo De Luca sta valutando l’ipotesi di nuovo lockdown nel caso dell’ennesima impennata dei contagi. Anche a Foggia, due giorni fa, è stata presa la stessa decisione, così come avvenuto a Genova su disposizione del sindaco Marco Bucci.

 

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