Coronavirus. 30 agosto. 1365 nuovi casi e 4 decessi, 86 in intensiva. Il piano Crisanti per i tamponi. Una scuola chiude a Verbania. Il documento segreto del governo

Coronavirus. 30 agosto. 1365 nuovi casi e 4 decessi, 86 in intensiva. Il piano Crisanti per i tamponi. Una scuola chiude a Verbania. Il documento segreto del governo

Sono 268.218 i casi totali di coronavirus in Italia. I dati diffusi dal Ministero della Salute segnalano un incremento nelle ultime 24 ore di 1.365 contagi (rispetto al dato dei 1.444 contagi di ieri) e di quattro persone decedute. In totale i decessi dall’inizio dell’epidemia sono stati 35.477. Ci sono 7 persone in più in terapia intensiva rispetto a ieri, per un totale di 86. Sono 208.536 i dimessi/guariti totali, +312 rispetto a ieri; 1.251 i ricoverati e 22.868 le persone in isolamento domiciliare. Balzo dei nuovi casi di Coronavirus in Campania: 270 contagi nelle ultime 24 ore, di cui 125 casi di rientro, 58 dalla Sardegna, 67 da Paesi esteri. Lo rende noto l’Unità di crisi Covid19 della Regione Campania, sottolineando, con una nota tecnica che accompagna il bollettino, che il maggior numero di casi registrati nella regione rispetto alle prime fasi dell’epidemia dipende da un cambiamento della strategia, “precauzionale”, con “una intensa attività di screening sul territorio”. Sono quindi 270 i nuovi casi registrati – secondo il bollettino regionale – e 6.729 i tamponi del giorno. “Tutto è nato da un colloquio informale con il ministro D’Incà e il sottosegretario Sileri, che mi hanno chiesto cosa fare per affrontare la nuova ondata di contagi. Ho dato il mio contributo di idee e loro mi hanno sollecitato a mettere tutto nero su bianco. La base è passare dai 70/75mila tamponi al giorno in Italia, con punte sporadiche di 90mila, a 300mila. E’ indispensabile soprattutto in questa fase intermedia tra i casi legati ai rientri dalle vacanze e la vigilia della riapertura delle scuole. Dobbiamo prevenire, per limitare nuove chiusure e quarantene”. Lo afferma, in un’intervista al ‘Corriere del Veneto’, il professor Andrea Crisanti, direttore della Microbiologia di Padova e ‘papà’ della strategia ‘tamponi a tutti’ spiegando di aver messo a punto un “Piano nazionale di sorveglianza” dell’infezione da Covid-19, un progetto di tre pagine da quattro giorni al vaglio del ministero della Salute e del Comitato tecnico scientifico. Quadruplicare i tamponi significa aprire nuovi laboratori. “E infatti il mio piano prevede di attivare venti nuovi laboratori in ogni regione, in grado di arrivare a processare 10mila tamponi al giorno e coordinati dal governo – osserva – Saranno supplementari alle Microbiologie già presenti e gestiti dalle Regioni (nel Veneto sono 14, ndr ), che non si vogliono esautorare ma aiutare. Parliamo di strutture fisse e mobili, cioè tir attrezzati per andare a fare i tamponi e ad analizzarli subito in aree remote o in difficoltà”. Perché ‘organizzazione dei tamponi sia efficace “è necessario che la strategia e la sua applicazione siano adottate in maniera omogenea in tutta Italia. Adesso ogni Regione va per conto proprio, generando un caos figlio di decisioni anche sbagliate, che incidono sulla salute di tutti”. Il piano, si sottolinea, prevede una spesa iniziale di 40 milioni di euro, più 1,5 milioni al giorno per la gestione.

La situazione nel mondo. Superati i 25 milioni di contagi, i morti a quota 842mila. In Francia martedì non apriranno tutte le scuole

Sono oltre 25 milioni i casi di coronavirus nel mondo. Secondo la Johns Hopkins University, i contagi hanno raggiunto i 25.009.739, mentre i decessi sono 842.709. Gli Stati Uniti restano il Paese più colpito, con quasi 6 milioni di contagi e 182.760 morti. Segue il Brasile con circa 3,85 casi e 120.260 morti. Terza in rapida ascesa l’India, con 3,54 milioni di contagi e 63.500 decessi. Il ministro dell’istruzione francese Jean-Michel Blanquer ha riconosciuto che non tutte le scuole possono riaprire in sicurezza martedì, a causa del persistente aumento delle infezioni da coronavirus che minaccia la spinta del governo per riportare in classe i 12,9 milioni di alunni. La riapertura “Viene decisa da un’analisi quotidiana basata sulla situazione sanitaria di ciascun territorio. Alcune classi rimarranno chiuse” – ha detto il ministro intervistato a radio France-Info – ma “il minor numero possibile”. Un gruppo di medici ha pubblicato sabato un appello sostenendo che le misure del governo contro il Covid-19 nelle scuole non sono abbastanza rigide. Ha sollecitato l’uso delle mascherine e un mix di lezioni online e in presenza. Il governo vuole riaprire tutte le scuole a partire da martedì per ridurre il divario di apprendimento aggravato dalla chiusura primaverile e per riportare i genitori al lavoro e rilanciare l’economia. La Francia ha segnalato 5.453 nuove infezioni giornaliere sabato, rispetto a diverse centinaia al giorno a maggio e giugno. Il servizio sanitario nazionale afferma che la crescita è esponenziale e i paesi vicini hanno imposto quarantene o test per le persone che arrivano da parti o da tutta la Francia.

Caso in una scuola a Verbania, sospese lezioni

Pochi giorni di lezione e con solo con gli studenti impegnati nei corsi del cosiddetto “Pon”, il programma operativo nazionale promosso dal Ministero con fondi europei, e la scuola deve chiudere per un caso di Covid. Accade a Verbania, all’ISS Cobianchi, la più importante scuola del Verbano Cusio Ossola, che comprende corsi in ambito tecnico (Chimica, Meccanica Elettrotecnica, Informatica, Elettronica, Biologia) e liceale (Scienze Umane e Sociali, Linguistico-Moderno e Scientifico Tecnologico). La notizia è stata divulgata oggi con un messaggio sul sito internet dell’Istituto dal dirigente scolastico, Vincenza Maselli. La preside, che ribadisce di considerare prioritaria la sicurezza di studenti e insegnanti, spiega che la scuola “sospende le attività didattiche a partire da lunedì 31 agosto 2020 per consentire lo svolgimento di un intervento di sanificazione dei locali, così come previsto dalle attuali normative per il contenimento della pandemia da Covid-19”. L’intervento di sanificazione “si è reso necessario poiché un utente, entrato recentemente in Istituto, è risultato positivo al virus Covid-19. La riapertura della scuola avverrà quando saranno terminati i lavori di sanificazione e si potrà così garantire l’accesso in totale sicurezza. Tale data verrà comunicata il prima possibile”.

Il documento “segreto” in mano al governo su contagi e morti

C’è uno studio in mano al governo che porta la data dello scorso 12 febbraio, che già all’epoca prevedeva fino a 60 mila morti per il Covid e che adesso riaccende la polemica. A rivelarlo il quotidiano “La Repubblica”, che ha ottenuto l’accesso al lavoro del ricercatore Stefano Merler, presentato al Comitato Tecnico Scientifico quando ancora non c’erano casi ufficiali di coronavirus. Stando a quanto riportato dal quotidiano, mentre l’Italia si risveglia dentro all’incubo Covid19 solo a fine febbraio, già il 12 dello stesso mese il governo era a conoscenza del rischio che questa pandemia avrebbe portato e soprattutto dei numeri. È il 21 febbraio, infatti, quando in un piccolo ospedale della provincia di Lodi, un 38enne viene trovato positivo. Mattia, il primo caso di Covid tutto italiano, diventa noto come il “paziente 1”. Un clamoroso atto di accusa all’esecutivo. “Tre giorni dopo la discussione di questi dati – si legge su La Repubblica – un carico da 18 tonnellate di dispositivi di protezione partiva da Brindisi per la Cina”. E ancora: “La sanità sotto stress, l’ipotesi era che il picco di epidemia avrebbe creato una carenza di diecimila posti in terapia intensiva”. Il documento mostra come i modelli elaborati da Merler sulla base dei 43mila casi registrati al mondo in quel momento, prevedessero due scenari: uno con R0 di 1,3 e l’altro di 1,7. La prima ipotesi elaborata dal matematico stimava che i contagi in Italia avrebbero potuto raggiungere il milione, nel secondo scenario il doppio. Mentre il bilancio delle vittime oscillava tra le 35 e i 60mila (attualmente i morti sono più di 35mila), con un fabbisogno di letti in terapia intensiva tra i 60 e i 120mila. Lo studio sottolineava in particolare come nello scenario peggiore ci sarebbe stata una carenza di 10mila unità di posti in ricovero intensivo.

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