Conte tra Merkel e i Benetton. Sul Recovery Fund pareri divergenti. E su Autostrade manca il buon senso. Dura posizione dei sindacati: basta populismi, in gioco il destino di 20 mila lavoratori

Conte tra Merkel e i Benetton. Sul Recovery Fund pareri divergenti. E su Autostrade manca il buon senso. Dura posizione dei sindacati: basta populismi, in gioco il destino di 20 mila lavoratori

Sul Recovery Fund “ne parleremo venerdì. Le opinioni sono ancora in parte divergenti ma penso che arriveremo a un accordo” ha detto Angela Merkel durante una conferenza stampa convocata nel castello di Maseberg al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. La cancelliera tedesca ha da subito riconosciuto che durante la pandemia “l’Italia ha fatto grandi sacrifici” e i suoi cittadini hanno avuto una “straordinaria disciplina”. “La pandemia non è finita – ha proseguito -, non c’è un vaccino ma solo la possibilità di mantenere le distanze nella vita quotidiana. Avremo un’estate durante la quale tutto sarà differente. Il virus è molto presente, dobbiamo evitare una seconda ondata”. Italia e Germania “sono d’accordo nella struttura di fondo del Recovery Fund”. Ma quello che è emerso è che la Germania sostiene la posizione del presidente del Consiglio europeo Charles Michel. Soprattutto sul tema del “controllo” su cui l’Italia ha sempre espresso perplessità e contrarietà. “Michel ha fatto una proposta che prevede che i Paesi trattino con la Commissione su come questi fondi vengano spesi, e alla fine il Consiglio deve decidere con maggioranza qualificata – ricorda la cancelliera -. Mi sembra una buona soluzione che io potrei sostenere”.  Giuseppe Conte ha ricordato che l’Italia e l’Europa intera hanno pagato pesantemente con una crisi marcata il passaggio della pandemia: “Abbiamo avuto una recessione molto spinta e noi dobbiamo essere all’altezza”. “Questo è il tempo della responsabilità – ha proseguito -. Questo è il tempo della solidarietà. Non dobbiamo chiuderci su posizioni nazionalistiche”. Sul prossimo consiglio Europeo di venerdì e sabato il premier italiano ha detto che “i capi di stato e governo devono mostrare la consapevolezza che serve una risposta tempestiva per uscire da questa crisi. Una risposta adeguata. Se non fosse tempestiva diventa di per sé non adeguata. Se non riuscissimo a finalizzare questa intesa ci troveremmo in enorme difficoltà”, ha concluso. “L’Italia è per criteri di spesa chiari e trasparenti. Non stiamo chiedendo fondi per poi utilizzarli in modo arbitrario. Vogliamo che ci sia un costante monitoraggio sulla coerenza tra i programmi anticipati e l’attuazione degli stessi”. Ma sul tema della governance, sostenuto da Michel affiancato dai paesi “frugali” e dell’Est, il premier italiano è lontano dalle posizioni di gran parte dei partner europei. “È essenziale che il Consiglio europeo dica sì subito a uno strumento e faccia in modo che la proposta sul Next generation Eu sia una risposta effettiva adeguata”. “L’Europa deve offrire soluzioni ai propri cittadini, non illusioni e paure. Quelle le lasciamo ai movimenti nazionalisti”, ha concluso Conte.

Il crocevia Aspi. Merkel si dice curiosa su come finirà, i soci esteri sono preoccupati

“Sono molto curiosa di sapere come andrà il Consiglio dei ministri di domani” ha detto Angela Merkel, in conferenza stampa al termine dell’incontro con il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, con riferimento alla questione delle concessioni autostradali ad Atlantia, tema più volte emerso nel corso della conferenza stampa congiunta. Merkel ha ironicamente osservato di aver evitato, nelle metafore utilizzate su questioni europee il termine autostrade “perché se ne è parlato tanto”. Soci stranieri di Autostrade, intanto, in manovra, a livello istituzionale, sullo spinoso dossier della revoca della concessione alla controllata di Atlantia. Il 5% della società, come noto, è in mano al fondo statale cinese Silk Road, che ha anche un rappresentante in consiglio di amministrazione mentre l’altro 7% è detenuto da un veicolo, Appia Investment, sottoscritto dal gruppo assicurativo Allianz ed Edf Invest e Dif, con due suoi fondi infrastrutturali. In Germania, secondo alcune fonti, ambienti industriali tedeschi avrebbero caldeggiato un intervento dell’esecutivo guidato da Angela Merkel per la questione Aspi. A Pechino si registrerebbe invece interesse del Governo sull’evoluzione in Italia del dossier: non sono esclusi contatti con la diplomazia italiana in loco. Un’eventuale revoca, è ovvio, abbasserebbe drasticamente il valore dell’investimento di Silk Road e di Appia Investment, entrati nel 2017 valorizzando tutta Aspi per 14,8 miliardi circa.

Domani in Cdm se ne parlerà. Ma non ci sarà una soluzione

Si avvia forse verso la fine la vicenda di Autostrade per l’Italia. Domani alle 11 è stato convocato il Consiglio dei ministri durante il quale il presidente del Consiglio relazionerà sugli ultimi accadimenti e al termine ci sarà la discussione tra i vari ministri rappresentanti delle varie forze politiche. Le alternative sul tavolo sembrano ridursi con il passare dei giorni anche se, dalle indicazioni che emergono, domani non sarà il giorno risolutivo della vicenda. In un’intervista al Fatto Quotidiano, infatti, il premier sembra spazzare via l’ipotesi di un accordo con la famiglia Benetton: “Lo Stato non può essere socio di chi prende in giro le famiglie delle vittime”, ha detto Conte facendo riferimento all’ipotesi di un ingresso di Cdp in Aspi. Le opzioni in ballo restano, al momento, revoca o uscita totale della famiglia veneta dal capitale di Autostrade per l’Italia. In linea con il presidente del consiglio l’altro azionista di maggioranza del governo giallorosso, ovvero il Pd. Oggi il segretario Nicola Zingaretti ha sottolineato che “i rilievi del presidente del Consiglio sono condivisibili. La lettera di Aspi al governo è deludente e conferma ulteriormente l’esigenza di un profondo cambio di indirizzo dell’azienda basato su impegni rigorosi in materia di tariffe, sicurezza e investimenti, e su un assetto societario che veda lo Stato al centro di una nuova compagine azionaria che assicuri l’avvio di questa nuova fase”. Per Renzi invece la strada da percorrere è un’altra: “Se proprio lo Stato vuole tornare nella proprietà, l’unica possibilità è una operazione su Atlantia con un aumento di capitale e l’intervento di Cassa depositi e prestiti. Operazione trasparente, società quotata, progetto industriale globale. Non ci sono alternative serie e credibili. Il populismo urla slogan, la politica propone soluzioni”. L’impatto sui risparmiatori di un’eventuale revoca è stato analizzato da giuristi e analisti finanziari secondo i quali c’è il rischio di un default da oltre 19 miliardi di euro e di un contenzioso giudiziario che potrebbe portare all’esborso per lo Stato di una penale che oscillerebbe tra i 7 e i 20 miliardi. Autostrade per l’Italia infine ha reso pubblica l’ultima proposta al governo in cui, evidenzia la società, sono state recepite le richieste dell’esecutivo. Aspi auspica dunque che “le decisioni che verranno assunte siano basate solo ed esclusivamente su aspetti di tipo giuridico, tecnico, sociale ed economico e tengano conto del patrimonio industriale unico rappresentato dalla società e degli interessi dei suoi 7.000 lavoratori, dei 17.000 piccoli risparmiatori – che detengono una quota del debito – e delle migliaia di creditori commerciali e fornitori, che rappresentano una quota assolutamente rilevante del comparto produttivo del Paese”.

E dai sindacati giunge l’appello al buon senso

”C’è forte preoccupazione perché in ballo c’è il lavoro di oltre 5 mila dipendenti diretti e circa 3 mila tra dipendenti delle aziende collegate ad Aspi che svolgono manutenzione, progettazione, servizi amministrativi, informatici e pulizie delle aree di servizio e gli stagionali”. A manifestarla è la Filt CGIL sulla possibile revoca della concessione ad Aspi. ”Sulle decisioni da prendere serve rimanere al merito delle questioni senza basarsi su una logica politica e populista”, sottolinea la Filt. Secondo la Federazione dei trasporti della CGIL, ”è necessario che venga trovata una soluzione senza ulteriori traumi, in quanto un contenzioso tra Stato ed Aspi, non solo non sarebbe utile ma potrebbe trasformarsi in un boomerang contro il Paese, con conseguenze sui cittadini che si trovano in una situazione già compromessa dall’emergenza sanitaria. Sarebbe più opportuno nell’interesse del Paese ripartire con investimenti su infrastrutture come la Gronda ed il nodo di Bologna”. ”In generale – prosegue la Filt CGIL – sulle tariffe siamo favorevoli ad un sistema che sia strettamente correlato a piani di manutenzione programmati, agli investimenti ed al livello di servizio per i cittadini utenti, a partire dal presidio dei caselli e della rete. Infine è necessario che i sistemi concessionari vengono uniformati con regole chiare, così come va ripensato il sistema di controlli e verifiche da parte dello Stato visto gli eventi accaduti”.

“Sulla vicenda della concessione ad Aspi ci appelliamo al buon senso del Governo: la smetta di tergiversare e di ridurre tutto a meri giochi politici e di finanza, e faccia finalmente chiarezza su una vicenda delicata e complessa, che riguarda circa 20 mila lavoratori e la sicurezza della nostra rete autostradale” dichiarano in una nota congiunta i segretari generali Cisl, Annamaria Furlan, Fit-Cisl, Salvatore Pellecchia e Filca-Cisl, Franco Turri. “Siamo molto preoccupati per la sorte degli oltre 10 mila dipendenti diretti e delle società controllate del Gruppo, come quelle impegnate nella manutenzione, ai quali si aggiungono altri 10 mila nell’indotto stabile. Il Governo deve finirla con la politica degli annunci, che non fa bene alle società quotate in borsa, e deve arrivare il prima possibile a una decisione, facendo chiarezza su una vicenda che si trascina oramai da due anni. Noi riteniamo che le priorità siano la tutela occupazionale, con la salvaguardia delle professionalità, e l’ammodernamento e il mantenimento in efficienza della rete autostradale, a tutto vantaggio dell’intera collettività”. “È su questo che si misura l’operato del Governo, l’Esecutivo non si lasci sfuggire questa occasione”, concludono Furlan, Pellecchia e Turri.

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