Fratture nei due schieramenti politici. Nella maggioranza i mal di pancia verso Conte. Nel centro-destra, tracollo nei sondaggi e processo a Catania minano la leadership di Salvini

Fratture nei due schieramenti politici. Nella maggioranza i mal di pancia verso Conte. Nel centro-destra, tracollo nei sondaggi e processo a Catania minano la leadership di Salvini

Anziché rassicurare offrendo lo scenario di un possibile ritorno alla normalità, le forze di maggioranza come Partito Democratico e Italia Viva hanno accolto con preoccupazione mista a vera e propria irritazione la presentazione del Decreto con cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intende fare uscire l’Italia dal lockdown. Al di là delle dichiarazioni, fonti parlamentari dei due partiti spiegano che a non andare è la catena decisionale e, una volta ancora, la comunicazione dei provvedimenti adottati. E se fino ad oggi il Partito Democratico si è mostrato clemente nei confronti del premier, durante la riunione dei deputati dem che si è tenuta questa mattina i toni sono stati impietosi. “Siamo molto, ma molto preoccupati”, viene spiegato da un esponente dem di primo piano: “I nostri parlamentari ritengono che questo governo debba fare presto e bene, ma l’impressione è che si sia pasticciato troppo, affastellando provvedimenti e norme”. Un nervosismo dovuto anche al fatto che sono i singoli parlamentari a rispondere di quello che viene fatto “non solo con gli elettori dei territori da cui si proviene, ma anche con le categorie economiche e produttive, dai ristoratori alle colf. Ora, nel prossimo decreto per la liquidità speriamo che ci siano soldi e che arrivino presto e bene”. Per rispondere alle domande e alle rimostranze di queste categorie, “sembra mancare un pezzo, c’è sempre qualcosa che non torna”.

Renziani sul piede di guerra

A chiedere un giudizio sulla comunicazione utilizzata dal presidente del Consiglio, poi, la risposta è: “Tra i parlamentari non ha suscitato grande entusiasmo”. Un eufemismo che nasconde, però, un malcontento ormai ben oltre i livelli di guardia. Da tempo, infatti, il Pd chiede al premier di rivedere la strategia comunicativa, senza ottenere risposte positive. Non usano invece mezze parole i dirigenti di Italia Viva. Matteo Renzi ha detto a chiare lettere che così non va e, che se non si trattasse di un Decreto del presidente del Consiglio, avrebbe fatto di tutto per correggerlo. I suoi parlamentari, però, vanno ben oltre. “Gli umori sono pessimi”, viene riferito, “quella di Conte ci sembra una strategia suicida, sempre che ci sia una strategia. Ogni regione andrà per conto proprio con il risultato di avere un Arlecchino in Italia. Non si possono fare le regole in questo modo”. Un esponente renziano di primo piano dice chiaramente che “se non fosse per la fase emergenziale che l’Italia sta attraversando, si imporrebbe il tema della permanenza di Italia viva nella maggioranza”. Una posizione dura che viene giustificata dal fatto che “se non riusciamo a condizionare in alcun modo l’azione del governo che senso ha restare lì? Ci viene detto che ora ci sono i tecnici, le loro relazioni. Ecco, le vorremmo vedere queste relazioni, dove sono? Magari, su quelle relazioni, i tecnici hanno scritto che per riaprire serve una programmazione seria, che però noi non vediamo”. E, anche in Italia Viva, la preoccupazione è nel dover dare risposte agli elettori e alle categorie economiche e sociali che interpellano i singoli parlamentari: “Passiamo per collusi, siamo complici. Ma Teresa (Bellanova, ndr.) ha rotto durante la riunione dei capi delegazione”. Che poi è ciò che i renziani rimproverano al Pd di non avere fatto. E come i dem, anche in Italia Viva c’è “sconcerto” per la comunicazione adottata da Conte: “Ma si può parlare per 35 minuti di allenamenti e sport individuali, e non spiegare come si riapre?”.

Tensioni anche nel centrodestra. Salvini tra tracollo nei sondaggi e attesa del processo del 4 luglio a Catania

Con la Lega in calo nei sondaggi e l’attesa del processo catanese del prossimo 4 luglio per i fatti del sequestro della nave Gregoretti, il segretario leghista ieri ha evocato la piazza, sostenendo che sono tante le richieste di manifestare che gli giungono negli ultimi giorni dai sostenitori. La piazza, il comizio mancano al capo della Lega, uno che ha costruito la sua fama a ‘colpi di selfie’, oltre che di post su Facebook. Ma non ci sarà alcuna manifestazione a breve. Nessuna disobbedienza civile o forzatura del lockdown. “Ho criticato le manifestazioni del 25 aprile, mica voglio fare come loro”, ha detto Salvini ai suoi, garantendo che la Lega non promuoverà eventi pubblici fino a quando non sarà consentito per legge. Quindi, parola d’ordine, non piazza ma proposta. Ed è così che – dopo le conferenze stampa su turismo e disabili – la Lega organizzerà per il primo maggio un evento dedicato alla ricostruzione. Al piano che Salvini intende presentare sta lavorando tutto il team economico del partito, guidato da Alberto Bagnai, e di cui fanno parte gli ex sottosegretari Claudio Durigon, Massimo Garavaglia, Massimo Bitonci ed Edoardo Rixi. Ma alla conferenza stampa parteciperanno tutti i responsabili dei dipartimenti, e quindi, anche Giancarlo Giorgetti. La foto del primo maggio servirà ‘de facto’ per smentire le ricostruzioni di stampa sulle divisioni interne emerse nei giorni scorsi. Divisioni che, nella Lega, non vengono completamente negate ma ridimensionate al rango di diversità di vedute. Ora il segretario leghista – nel tourbillon di mutamenti di posizioni che lo caratterizza – è nel mood di cavalcare l’onda sovranista anti-europea e anti-Mes e sembra non credere più nella possibilità di un governo di larghe intese in un eventuale post Conte II. In ogni modo, non lo ritiene un argomento all’ordine del giorno e – constatato il sostegno del Colle al governo attuale – evita di parlarne, tornando a evocare la strada del voto politico anticipato. Bisogna vedere se questa posizione dividerà Salvini in futuro da Forza Italia, con Silvio Berlusconi che sta riconquistando un po’ di centralità nei suoi distinguo – su Ue e Mes – dai sovranisti Lega e Fratelli d’Italia e che potrebbe non vedere negativamente un eventuale governo di larghe intese. Anche se il Cavaliere smentisce categoricamente ogni ipotesi di rottura del centrodestra (o l’ipotesi di una ‘stampella’ forzista a Conte). “La strada maestra è il voto – ha detto anche oggi il Cavaliere -. Bisognerà vedere se nell’attuale Parlamento esiste una maggioranza intorno ad un governo più adeguato – per programma, per composizione e per base di consenso nel Paese – a gestire una fase di rilancio che sarà lunga e difficile. Se tali condizioni ci saranno, ne ragioneremo con i nostri alleati”. Ma è la risposta del Nord l’elemento che forse minaccia maggiormente la Lega di Salvini, più che le divisioni interne, che possono portare a critiche ma non a un’Opa sulla leadership o alla creazione di correnti in un partito che Bossi ha costruito in forma ‘leninista’. Il virus ha colpito pesantemente lo storico bacino territoriale del leghismo, causando perdite umane in numeri drammatici.

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