Coronavirus. 23 aprile. Cauto ottimismo sui numeri di oggi. Tanti i decessi (464). Oms: metà morti in Europa nelle case di riposo. Il papa: povertà, pandemia sociale

Coronavirus. 23 aprile. Cauto ottimismo sui numeri di oggi. Tanti i decessi (464). Oms: metà morti in Europa nelle case di riposo. Il papa: povertà, pandemia sociale

Il numero dei dimessi supera per la prima volta i numero dei nuovi contagiati portando gli attualmente positivi a quota 107.699 (-851 rispetto a ieri). Lo ha detto il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, nella conferenza stampa di oggi sottolineando che il numero dei guariti, seppure in lievissimo aumento (+57 rispetto a ieri), ha raggiunto il tetto dei 3mila pazienti mentre il numero dei nuovi contagiati è sceso a 2.646 (189.973, -724) pur in presenza di tamponi sostenuti (66.568, +3.487). In leggero incremento anche il numero dei decessi (464, +27 rispetto a ieri) per un totale di 25.549. Ancora in discesa il numero dei ricoveri in terapia intensiva che sono 2.267, in calo di 117 pazienti. Se da una parte i dati confermano lo stabilizzarsi del decremento della diffusione dell’epidemia, dall’altra si registra ancora un bilancio pesantissimo in termini di vite umane, ben 464, che portano il totale delle vittime di questa catastrofe sanitaria nel nostro Paese a 25.549. Purtroppo, hanno avvertito più volte gli esperti, sarà proprio il dato dei decessi a rallentare per ultimo, mentre altri indicatori hanno invece già preso la giusta direzione. Tra questi, quello di gran lunga più rilevante riguarda il calo delle presenze nelle terapie intensive, che nelle ultime 24 ore hanno visto liberarsi ben 117 posti letto.  Quel che più conta, ha spiegato Franco Locatelli, presidente del Consiglio superiore di sanità (Css) e membro del Comitato tecnico scientifico (Cts), è “il cosiddetto indice di contagiosità che si attesta tra 0,5 e 0,7. L’ultima volta avevo parlato di un indice di 0,8”. Locatelli ha inoltre sottolineato, analizzando i dati, che “a far corso dal 5 aprile con l’eccezione di un’unica giornata c’è sempre stata una riduzione dei ricoverati e dal 3 aprile costantemente ogni giorno c’è stata una riduzione dei ricoverati in terapia intensiva. Su questo dato ricordo che il 3 aprile eravamo a 4.068 casi mentre oggi a 2.267”. Locatelli ha quindi giudicato “rimarchevole” il fatto che “oggi, per il quarto giorno consecutivo, i soggetti positivi al Covid-19 sono in calo”. Il presidente del Css ha quindi toccato il tema dei vaccini, ovvero della “virtuosa competizione” per l’identificazione di un sistema di protezione efficace. “Oggi – ha specificato Locatelli – abbiamo evidenza di due potenziali vaccini negli Stati Uniti, uno in Gran Bretagna, uno in Germania e uno in Cina”. Da qui a sostenere però che l’arrivo in farmacia del prodotto anti-Covid sia dietro l’angolo, avverte il professore, è molto prematuro. Anche se vi è una fase avanzata di sviluppo “deve essere detto chiaramente che ciò non vuol dire imminenza di commercializzazione quanto una messa a punto della possibilità di una sperimentazione. Esistono tappe ineludibili per la valutazione dei vaccini”. Inoltre, ha spiegato Locatelli, questi studi dovranno anche rispondere alla “domanda fondamentale” relativa alla durata della loro stessa copertura nei confronti della malattia, un dato tutt’altro che scontato e per il quale si possono ipotizzare tanto scenari estremamente positivi, ovvero una permanenza della copertura, quanto variabili meno fortunate “in cui la protezione immunologica contro il virus avrà una durata più transitoria e quindi implicherà strategie di ripetizione dello stimolo vaccinale fino all’ottenimento dell’eliminazione dell’epidemia”.

L’epidemia nel mondo. Usa, 845.959 casi e quasi 47 mila decessi. Ancora tanti i morti anche in Francia e Spagna

Negli Stati Uniti, ci sono almeno 845.959 casi e 46.972 morti a causa del nuovo coronavirus. È quanto emerge dall’aggregatore di dati della Johns Hopkins University. Il totale include i casi di tutti e 50 gli Stati, del District of Columbia e dei territori statunitensi, oltre ai casi riguardanti cittadini rimpatriati. Lo Stato più colpito, con almeno 263.754 casi e 19.453 morti, è New York. Poi il New Jersey, con almeno 95.914 casi e 5.150 morti. La città più colpita è New York City, con 147.297 casi e 15.074 morti; il Queens (New York) è la contea più colpita, con 42.637 casi e 3.002 morti. La Francia ha registrato oggi altri 516 decessi legati all’epidemia COVID-19, il cui bilancio è arrivato a 21.856 moti da inizio marzo. L’ha riferito la Direzione generale di sanità transalpina, che ha però segnalato anche per oggi – al quindicesimo giorno consecutio – un calo dei pazienti in terapia intensiva. Negli ospedali sono morte 311 persone, che porta il totale a 13.547. Invece nelle residenze medico-sociali, come le case di riposo, ci sono stati 205 decessi, che portano il totale a 8.309. I contagi superano i 213mila in Spagna, il numero più alto al mondo dopo gli Usa, con altri 4.635 nelle ultime 24 ore e 440 decessi, per un totale di oltre 22mila.

Organizzazione mondiale della sanità: in Europa metà dei morti in case di riposo, tragedia umana

“Una tragedia umana inimmaginabile”, quella denunciata dall’Organizzazione mondiale della sanità, che ha fotografato una situazione ancora “profondamente preoccupante” vissuta in questo tipo di strutture. Che gli anziani – e con loro spesso anche le persone chiamate a prendersene cura – fossero le vittime più colpite del nuovo coronavirus lo si era capito fin da subito, quando arrivavano le notizie dei primi decessi e i primi dati sulla mortalità. Ora i numeri sembrano certificarlo ancora una volta. Tra i Paesi dove il fenomeno è risultato più eclatante figura la Francia, dove al 15 aprile il 49,4% dei morti erano residenti in case di riposo, secondo dati comunicati dall’Oms alla France Presse. In Irlanda il numero dei decessi in queste strutture – emerge dai dati aggiornati al 13 aprile – risultava addirittura il 55,2% del totale. Il direttore europeo dell’agenzia delle Nazioni Unite, Hans Kluge, ha invitato a ripensare con urgenza il modo in cui funzionano le case di cura “oggi e nei mesi a venire”. Sottolineando che “le persone compassionevoli e dedicate che lavorano in quelle strutture – spesso sovraccaricate di lavoro, sottopagate e prive di protezione adeguata – sono gli eroi di questa pandemia”.

Papa Francesco: è allarme povertà e usura, ‘pandemia sociale’

Per papa Francesco esiste anche “un’altra pandemia”, quella “sociale”, con al centro le famiglie rimaste senza lavoro, ridotte sul lastrico, che diventano facili prede degli strozzini. L’allarme lo lancia di prima mattina, nella messa a Santa Marta. “In tante parti si sentono gli effetti, uno degli effetti, di questa pandemia: che tante famiglie che hanno bisogno, fanno la fame, e purtroppo li aiuta il gruppo degli usurai. Questa è un’altra pandemia, la pandemia sociale: famiglie di gente che ha lavoro giornaliero, o purtroppo lavoro in nero, non possono lavorare e non hanno da mangiare, con figli. E poi gli usurai che gli prendono il poco che hanno”, afferma. “Preghiamo – aggiunge -, preghiamo per queste famiglie, per quei tanti bambini di queste famiglie, per la dignità di queste famiglie”. “E preghiamo anche per gli usurai – conclude il Pontefice -: che il Signore tocchi il loro cuore e si convertano”. La denuncia di Bergoglio sulle possibili nuove praterie di conquista aperte dalla pandemia per l’illegalità e l’usura risuona mentre studi economici delineano scenari a dir poco inquietanti, con ben 10 milioni di italiani a rischio povertà. E la Consulta Nazionale Antiusura ‘Giovanni Paolo II’ “sostiene e rilancia l’appello di papa Francesco sulla pandemia sociale del Paese, che schiaccia e spinge le famiglie e le imprese più fragili e indifese nella morsa dell’usura.

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