Coronavirus. 30 marzo, cala il numero dei contagi in un giorno e record dei guariti. I decessi oltre gli 11 mila. Il contagio nel mondo. In Europa polemiche su come finanziare la crisi

Coronavirus. 30 marzo, cala il numero dei contagi in un giorno e record dei guariti. I decessi oltre gli 11 mila. Il contagio nel mondo. In Europa polemiche su come finanziare la crisi

Per la prima volta il numero dei nuovi contagi giorno su giorno cala di più della metà, con 1.648 nuovi casi positivi, mentre ieri erano 3.815. Buono anche il dato sui guariti, ben 1.590 solo nella giornata di oggi, il più alto dall’inizio dell’epidemia. Ad oggi il bilancio delle persone attualmente positive è di 75.528, con un incremento rispetto a ieri di 1.648 pazienti, di questi 3.981 sono in terapia intensiva, 27.795 sono ricoverati con sintomi, mentre la maggior parte dei pazienti positivi 43.752, pari al 58%, sono in isolamento domiciliare senza sintomi o con sintomi lievi. Oggi registriamo 812 deceduti. Lo ha evidenziato Angelo Borrelli nel consueto appuntamento pomeridiano sulle cifre del coronavirus. Borrelli ha poi aggiunto una ulteriore nota che appare positiva. “Dal 20 di marzo a oggi siamo passati da 42mila positivi a 75mila ma quello che è interessante è la percentuale di incremento. Noi siamo passati da un incremento dell’11% rispetto al giorno precedente a quello di oggi del 2% rispetto a ieri. E’ un continuo calare di questa cifra. Questi per noi sono dati statistici che ci confortano nel dire che le misure che sono state adottate sono corrette, che dobbiamo continuare a adottarle e più saremo bravi nel mantenerle più questi numeri caleranno il prima possibile”. Infine, ha concluso Borrelli, “ci auguriamo che tutti possano continuare con rinnovato impegno a rispettare le misure ed è per questo che facciamo continuamente appelli ai corretti comportamenti, altrimenti riparte la diffusione del contagio”, ha aggiunto. Il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Locatelli ha poi ulteriormente lanciato messaggio di speranza. “Cala il numero dei soggetti positivi e il numero di coloro che ha bisogno di essere ricoverato in terapia intensiva non è più così marcatamente alto come lo era stato agli inizi della settimana scorsa”. Il dato viene confermato anche in Lombardia e soprattutto nelle aree di Lodi e Bergamo, le due aree più colpite, dove “il numero di eventi respiratori infettivi per i quali sono stati chiamati mezzi di soccorso della Lombardia è marcatamente ridotto, rispetto al 14-15 marzo siamo addirittura alla metà del numero di interventi richiesti”, continua Locatelli. Questo ci dimostra “quanto le misure di contenimento sociale che sono state intraprese, per quanto abbiano condizionato restrizioni sociali, abbiano avuto un effetto importantissimo”. C’è però una notizia che resta ancora a segnare il dramma nel dramma di questo periodo: sale oggi a 63 il numero dei medici e odontoiatri che hanno perso la vita durante l’epidemia di Covid-19, sottolinea la Fnomceo (Federazione nazionale degli Ordini dei medici) ricordando che secondo gli ultimi dati dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicati ieri sera, sono 8.358 gli operatori sanitari contagiati, 595 in più rispetto al giorno precedente.

La situazione nel mondo. Cresce la paura negli Stati Uniti mentre la Spagna appare stremata, terapia intensiva ormai in fase di saturazione

Il bilancio globale delle vittime della pandemia di coronavirus ha superato quota 35.000, secondo i dati raccolti dalla Johns Hopkins University, secondo cui almeno 35.307 persone sono morte per l’infezione. L’università ha contato 745.308 casi confermati in tutto il mondo, con almeno 156.875 persone guarite.  La Spagna stremata dal dilagare del coronavirus conta 812 decessi in un giorno per un totale di oltre 7.300 vittime. E con più di 85 mila casi supera la Cina, mentre politici e sanitari scrutano la curva dei contagi che indica una lieve riduzione nelle percentuali di incremento di morti e malati. “Con molta prudenza” il ministro della Salute Salvador Illa osserva che in base alle statistiche “se non si è raggiunto il picco della pandemia, ci si è arrivati molto vicino” perché “l’incremento del numero dei casi era del 20 per cento mercoledì scorso ed è oggi dell’8,12 per cento”. Cautamente ottimista anche la ministra degli Esteri Arancha Gonzalez che alla Bbc ha sottolineato la tendenza della curva ad appiattirsi. Ma il Paese è stremato e l’emergenza che fa più paura è la saturazione delle terapie intensive. Gli occhi sono puntati, negli Usa, su New York City: nella metropoli le persone decedute per Covid-19 sono più di 770, mentre nello Stato ormai più di mille. E in porto a Manhattan è arrivata la nave-ospedale della Marina USNS Comfort, con mille posti letto e 12 sale operatorie. La mastodontica nave bianca, che era già stata usata a New York City dopo gli attentati dell’11 settembre, sarà utilizzata per accogliere i pazienti non malati di Covid-19, alleggerendo così la pressione sugli ospedali della città. Intanto, il presidente Donald Trump sembra aver rinunciato alla speranza di “sbloccare” il Paese e tornare alla normalità entro Pasqua. Ha esteso di un mese le misure di contenimento, aggiungendo, in modo davvero orrendo, che per gli Usa sarebbe una buona notizia se il numero dei morti restasse sotto i 100 mila.

E non si placano discussioni e polemiche sullo strumento finanziario per aiutare l’Unione Europea 

Il coronavirus ha colpito l’Europa “con incredibile ferocia”. L’impatto economico “sarà grave” e una “profonda recessione” per il 2020 in Europa è ormai “scontata”. Le parole del Fondo monetario internazionale arrivano in un giorno già cupo per l’economia dell’eurozona, in cui il sentiment dell’Eurozona registra il tonfo più significativo dal 1998. “Non sappiamo per quanto tempo durerà la crisi, sappiamo che l’impatto economico sarà grave”, rimarca il Fondo e gli operatori di mercato sembrano sostenere la sua tesi: l’indicatore Esi crolla a 94,5 punti. Gli economisti di Berlino intanto avvertono: per il 2020 l’economia della Germania – motore produttivo dell’Europa – potrebbe ridursi del 2,8%. Il progetto dell’Ue può rischiare il tramonto. E se a dirlo è un europeista convinto come Paolo Gentiloni, ormai di casa a Bruxelles, l’ipotesi non è remota. Mentre viene convocato l’Eurogruppo per il prossimo 7 aprile, il commissario all’Economia si augura che la Germania comprenda come l’emergenza coronavirus abbia stravolto il paradigma. Berlino, però, continua a ribadire la sua preferenza: chi è in difficoltà finanziarie ricorra al Mes, cioè il Fondo Salva Stati. Se lo chiedesse, l’Italia potrebbe ottenere in prestito il 2% del suo Pil (circa 37 miliardi) dal Fondo che ha sede in Lussemburgo. Il Mes “non è la Spectre”, dice Gentiloni, ammettendo però di non essere ottimista all’idea che si potrà attingere a queste risorse senza condizioni. Quindi, “meglio spostare la discussione su quali obiettivi finanziare, e poi decidere come farlo”, perché la creatività potrebbe correre in aiuto. Il commissario ha ben visto le divisioni tra i Paesi: da una parte ci sono Roma e altre otto capitali che premono per formule nuove come i coronabond, dall’altra i “rigoristi” tedeschi e scandinavi, molto più cauti.E’ vero che Luis De Guindos, vicepresidente della Bce, si dice favorevole ai titoli comuni. Ma il portavoce dell’esecutivo di Berlino, Steffen Seibert, ripete che non è necessario ricorrere ai titoli comuni: l’eurozona dispone già di “strumenti adeguati” come appunto il Fondo Salva Stati. La solidarietà della Germania, aggiunge Seibert in conferenza stampa, si manifesta “in altri modi”, ad esempio aiutando sul fronte sanitario Italia e Francia e accogliendo pazienti dai loro ospedali. Dal fronte opposto, il premier italiano Giuseppe Conte, intervistato da El Paìs, ribadisce che la sfida è “storica”: la speranza è che l’intera Unione la sappia affrontare con strumenti adeguati. Il premier, peraltro, ripete che non si chiede di mettere sul conto dell’Europa i debiti sovrani, bensì di far partire un’azione unitaria “per uscire da uno tsunami economico e sociale”. Ursula Von Der Leyen, dopo le polemiche del weekend, non si esprime. Il suo portavoce Eric Mamer, si limita a dire che servirà certo “una soluzione rapida ed efficace”, ma “anche un accordo tra i Paesi membri”. Senza un via libera dei nordici, difficilmente questa intesa passerà per gli eurobond. Se ne discuterà ancora, almeno fino a martedì 7 aprile, quando si terrà la riunione dell’Eurogruppo con i ministri economici dei 27. L’incontro sarà preceduto, domani, da una videoconferenza tra Commissione Ue, Bce, e il presidente del Consiglio Ue Charles Michel. Di sicuro, per uscire dalla crisi bisognerà calibrare con molta attenzione il quadro di bilancio pluriennale 2021-27 che l’Ue dovrà attuare. “Sarà un punto chiave del piano di ripresa”, spiega Mamer. Contrasto all’epidemia e alle sue conseguenze economico-sociali, Green New Deal, digitalizzazione: su questi temi, forse, l’Ue potrà giocarsi il rilancio. E il suo futuro.

 

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