Ue. Consiglio europeo straordinario sul quadro finanziario: ancora nulla di fatto tra plenarie e bilaterali della notte. I paletti di David Sassoli, presidente del Parlamento

Ue. Consiglio europeo straordinario sul quadro finanziario: ancora nulla di fatto tra plenarie e bilaterali della notte. I paletti di David Sassoli, presidente del Parlamento

I Ventisette non sono riusciti a trovare un accordo sul bilancio Ue 2021-2027 nella notte e sono stati riconvocati stamattina alle 10 dal presidente della Ue Charles Michel che da ieri sera ha continuato gli incontri bilaterali con i singoli responsabili di governo. I colloqui sono stati più lunghi di quanto auspicato. Gli ‘sherpa’ intanto hanno lavorato parallelamente sulle cifre, cercando di ricomporre il ‘puzzle’. Per le 10 si aspetta una nuova proposta di compromesso da parte di Michel sulla quale i leader dovranno pronunciarsi. Non è detto che l’intesa possa essere trovata in giornata. La Commissione Ue ha proposto l’1,11% del Rnl, pari a 1.134 miliardi, il Parlamento europeo vorrebbe l’1,3% (1.324 miliardi), mentre il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha messo sul tavolo una proposta negoziale dell’1,074% (1.094 miliardi). Contro la proposta Michel sono scesi in campo i cosiddetti ‘Paesi frugali’, Austria, Danimarca, Olanda e Svezia che vorrebbero un budget parsimonioso (1% del Pil) e sconti. Non si esclude – stando a quanto si apprende – che Michel al termine dei bilaterali possa ideare una nuova bozza di compromesso da proporre poi ai leader europei nelle prossime ore. Le posizioni in campo restano immutate, ma gli interessi in campo sono tanti quanto i Paesi membri, dunque la partita si gioca a geometrie variabili. I cosiddetti ‘Paesi frugali’, (Austria, Danimarca, Svezia e Olanda) in un mini-vertice prima del Consiglio hanno ribadito la loro posizione, ovvero che il bilancio non vada oltre l’1% del Pil Ue. I quattro puntano a ridurre le risorse per le politiche tradizionali (agricoltura e coesione) a vantaggio di quelle che considerano le nuove priorità europee. E soprattutto chiedono che siano mantenuti i cosiddetti ‘rebates’. La richiesta dei ‘frugali’, fanno trapelare fonti Ue, potrebbe essere in parte accolta da Michel: la Germania e i quattro infatti potrebbero ricevere sconti per 40 miliardi di euro in sette anni sui loro contributi. Secondo diverse fonti nella proposta che Michel potrebbe fare per avvicinare le posizioni, “l’ammontare complessivo dei rebate dovrebbe oscillare tra 5 e 6 miliardi l’anno” e “sui sette anni ci sono 40 miliardi di rebate”. Sul fronte opposto restano l’Italia e un gruppo di una quindicina di paesi tra cui Grecia, Portogallo, Cipro, Spagna e i baltici, che insistono per preservare il livello attuale di fondi per l’Agricoltura e la Coesione e si oppongono a preservare il “rebate” per i Paesi più ricchi. Anche la Francia difende i fondi all’agricoltura, mentre gli “Amici della Coesione” al loro interno sono divisi in sotto-gruppi, ciascuno con proprie priorità. La Germania ufficialmente vuole un tetto al bilancio Ue pari al 1% del Pil, ma la cancelliera Angela Merkel è disponibile a andare oltre, a condizione di ridurre le spese per Agricoltura e Coesione e aumentare i finanziamenti per Green Deal, Ricerca e Difesa. La Germania inoltre insiste sulla condizionalità per il rispetto dello Stato di diritto. Ai paesi che non rispettano i valori fondamentali – come democrazia e stato di diritto – dovrebbero essere tagliati i fondi. Ma su questo punto si oppongono i quattro di Visegrad: Polonia, Ungheria, Repubblica ceca e Slovacchia che contestano la condizionalità sullo Stato di diritto. Michel vede i leader uno per uno e potrebbe presentare una nuova proposta nella notte. L’agenda dei lavori segue l’ordine delle presidenze semestrali dell’Unione: la prima è stata infatti la delegazione croata, seguita dalla Germania. Dopo l’incontro con Michel, la cancelliera Angela Merkel, a quanto si è appreso, ha lasciato il palazzo del Consiglio per recarsi in albergo. Successivamente il presidente del Consiglio europeo ha avuto anche un lungo faccia a faccia con il presidente francese Emmanuel Macron durato quasi un’ora.

L’Italia non è disponibile ad affrontare un negoziato al ribasso  ha detto il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenendo al Consiglio europeo straordinario sul quadro finanziario pluriennale dell’Ue. “Il bilancio europeo deve fornire gli strumenti per realizzare gli obiettivi dell’agenda strategica europea. Quindi non si sta discutendo di uno strumento puramente contabile, ma del sostegno finanziario necessario per perseguire le politiche europee”, ha detto Conte ai leader europei. “Per questo, il volume complessivo è ritenuto inadeguato. Tra le modalità di una sua variazione occorre far ricorso anche alle risorse proprie dell’Unione europea e ad ulteriori risparmi su altre voci, prime fra tutte quelle relative sui rebates”, ha aggiunto. L’eventuale accordo di compromesso fra i capi di Stato e di governo dei Ventisette sul quadro finanziario pluriennale dell’Ue (il bilancio per il periodo 2021-2027), che uscirà dal negoziato in corso al Consiglio europeo di Bruxelles, non sarà la decisione finale ma solo una proposta, da sottoporre poi all’ulteriore negoziato con il Parlamento europeo, che dovrà approvare l’accordo finale.

Lo ha ricordato a Bruxelles il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, durante una conferenza stampa al termine del suo intervento preliminare al Consiglio europeo. Davanti ai leader dei Ventisette, Sassoli ha ribadito la forte insoddisfazione del Parlamento rispetto alla proposta di bilancio pluriennale del presidente del Consiglio europeo Charles Michel, considerata “insufficiente” a realizzare le ambizioni espresse dalla Commissione e dagli stessi Stati membri per affrontare le sfide dei prossimi anni: la transizione ambientale e le politiche climatiche ed energetiche, la digitalizzazione dell’economia, il rafforzamento del ruolo “geopolitico” dell’Ue.  A chi ricordava che anche la volta scorsa, sette anni fa, il Parlamento europeo aveva minacciato di respingere il quadro finanziario 2014-2020 perché giudicato inadeguato (e per la prima volta in calo, in termini di percentuale del reddito nazionale lordo complessivo dell’Ue), Sassoli ha replicato: “Ma questo vi pare lo stesso Parlamento di sette anni fa?”. E poi, con riferimento alle audizioni in cui, nell’ottobre scorso, gli eurodeputati hanno bocciato tre diversi commissari europei designati (compresa quella francese), ha aggiunto: “Non vi sembra un Parlamento che ha già dimostrato molto orgoglio?”. Inoltre, dopo aver sottolineato che “la volta scorsa non era così largo il fronte parlamentare” che chiedeva un bilancio più ambizioso, ha avvertito che in questo nuovo Parlamento, invece, “su alcune questioni fondamentali abbiamo una larghissima maggioranza; e anche io sono il risultato di queste convergenze, e non delle decisioni del Consiglio”. L’elezione di Sassoli a presidente dell’Assemblea nel luglio scorso, in effetti, fu il frutto di una rivolta contro il “suggerimento” dei capi di Stato e di governo di eleggere il socialista bulgaro Serghei Stanishev.  “Mi auguro – ha detto il presidente dell’Europarlamento – che la discussione in Consiglio europeo porti a un risultato, a una conclusione, che ci consenta di iniziare a discutere. Ma – ha aggiunto rivolto ai giornalisti – fate attenzione, perché non è che la decisione del Consiglio poi diventerà il quadro finanziario pluriennale dell’Unione. Non funziona così”.

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