Nuccio Iovene. Un governo dal corto respiro e la sfida delle Sardine

Nuccio Iovene. Un governo dal corto respiro e la sfida delle Sardine

Da settimane ormai non passa giorno senza che il secondo Governo Conte non viva sull’orlo di una crisi di nervi, prendendo a prestito il titolo di uno dei più bei film di Almodovar. La mattina annuncia tempesta, i principali protagonisti da Di Maio a Renzi alzano i toni, e verso sera si prova a ricomporre la maggioranza. La notte invece di portare consiglio, come Penelope con la sua tela, disfa ciò che si era faticosamente ricomposto la sera prima. E  si ricomincia. Ovviamente Salvini gongola, e con lui i suoi alleati a cominciare dalla Meloni. Sembra lontanissimo (era solo lo scorso agosto) il tempo in cui il delirio di onnipotenza del leader della Lega lo aveva portato a sbattere, disarcionandolo dal ministero dell’Interno e mettendolo fuori dal governo. Voleva tutto e si è ritrovato con niente. Il sussulto di responsabilità delle forze politiche (Pd, Cinque Stelle e Leu) manifestato alla fine dell’estate per far saltare il disegno di Salvini che, galvanizzato dai sondaggi, pretendeva i pieni poteri, dando vita ad un nuovo governo, ha lasciato presto il campo al ritorno della politica dei veti incrociati, dei litigi permanenti, dell’assenza di una bussola.

Ci ha pensato subito Renzi con la sua scissione del Pd e la nascita di Italia Viva. Per riconquistare il centro della scena politica ogni giorno manda a dire che può staccare la spina in qualsiasi momento. Di Maio per non sentirsi secondo alza anche lui la voce, illudendosi che questo gli consenta di arginare la crisi di consensi che ha investito il suo movimento e tentare di tenere salda la propria leadership. Il Pd rimane schiacciato tra la consapevolezza che il fallimento del governo porterebbe Salvini a coronare le sue ambizioni e la necessità di dimostrare che non ha paura in ogni caso di eventuali elezioni. La sinistra di Leu, anch’essa al governo, invece di utilizzare l’occasione che le si è presentata per provare a rilanciare un progetto credibile resta ferma, immobile nella sua frammentazione, correndo il rischio che il precipitare della situazione la costringa ancora una volta ad inventare l’ennesimo accrocco elettorale. Buon ultimo, denotando un tempismo veramente incomprensibile, è arrivato Calenda con l’annuncio del suo partito personale. Se ne sentiva la mancanza.

Ripercorrendo quanto accaduto in queste settimane si capisce meglio come sia stato possibile che la Lega sia passata da appena il 4% del 2013 al 17% del 2018 fino al 34% delle europee. Ostinatamente nessuno dei principali protagonisti dell’attuale maggioranza ha voluto, e neanche minimamente provato, a fare i conti con i propri errori avvertendo la necessità di un cambio di marcia e di direzione, un bagno di umiltà e un profondo cambiamento del proprio modo di fare politica. Invece di dimostrare di aver capito finalmente la lezione e provare a ricostruire una relazione con il proprio elettorato, lavorando per costruire una prospettiva di lungo periodo, che sarebbe l’unico modo per mettere seriamente in difficoltà Salvini ed il centrodestra, si governa giorno per giorno dando l’impressione del tirare a campare. Nessuno di loro sembra tener conto che nel breve periodo non c’è salvezza, da un fallimento del governo e eventuali elezioni tutti ne uscirebbero fortemente ridimensionati se non, per alcuni di loro, del tutto cancellati ed in quelle condizioni una ripresa sarebbe certamente assai più lunga, complicata e difficile.

Nemmeno la generosa mobilitazione delle sardine, da sola, può essere sufficiente ad invertire la rotta di fronte a tanta sordità e miopia. Fortunatamente le manifestazioni continuano, crescono, arrivano a toccare posti impensabili dimostrando che c’è un popolo che è pronto a battersi per non far prevalere la propaganda e l’odio, il rinascere di una destra nuova e pericolosa. Ma a questo popolo occorre dare speranza e fiducia,  offrire una sponda politica e avanzare una proposta, provando a camminare insieme e nella stessa direzione. C’è poco tempo e la strada è impervia, ma non ce n’è un’altra. Se ne rendano conto.

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