Pd. A Bologna “Tutta un’altra storia”, tre giorni di dibattiti. Zingaretti: non staccheremo la spina al governo. Fabrizio Barca, 6 punti per cambiare l’Italia

Pd. A Bologna “Tutta un’altra storia”, tre giorni di dibattiti. Zingaretti: non staccheremo la spina al governo. Fabrizio Barca, 6 punti per cambiare l’Italia

Aveva promesso un Pd aperto al ‘civismo’ e così è stato. Almeno nella sua fase primordiale. Il segretario Nicola Zingaretti ha riunito a sé, nella tre giorni di Bologna, rappresentanti della società civile, dei sindacati, della scuola. “Da oggi sta nascendo qualcosa di nuovo e questo per noi è molto importante”, commenta promettendo di essere solo all’inizio del percorso di rinnovamento: “Ne vedrete delle belle”, ammicca annunciando un Pd molto più aperto. Zingaretti non cita mai i colleghi di governo, o i fuoriusciti di Italia viva, ma il tema alleanze è il grande ‘convitato di pietra’, soprattutto in una giornata che segna l’inizio ufficiale della campagna elettorale a sostegno di Stefano Bonaccini, in vista delle regionali del 26 gennaio. Il segretario fuga i dubbi, e le tensioni interne che vorrebbero un ritorno alle urne, blindando il governo: “Non abbiamo alcuna tentazione di staccare la spina”, spiega. Allo stesso tempo, però, bisogna evitare le “polemiche che logorano la percezione di una squadra che lavora per l’Italia”. Avanti dunque con l’esecutivo giallorosso e apertura a chiunque condivida il progetto progressista del Pd. E da Roma, il ministro Roberto Speranza accoglie la sfida e rilancia con la proposta di una Costituente della sinistra. L’appello all’unità arriva anche dal presidente del Parlamento europeo David Sassoli, intervenuto nel corso della seconda giornata di kermesse che ha visto alternarsi, tra gli altri, economisti come Fabrizio Barca e i segretari di Cisl e Cgil Annamaria Furlan e Maurizio Landini, ma anche il sindaco ex 5 Stelle di Parma, Federico Pizzarotti, padre Francesco Occhetta di Civiltà Cattolica, la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo e Imen Jane, nickname di Imen Boulahrajen, che spiega l’economia in pillole ai ragazzi su Instagram.

L’intervento di Fabrizio Barca. Sei punti sui quali il Pd deve lavorare se vuole contribuire a “cambiare il paese”

“La strada è lunga ed è piena di avversari” e “non solo nella destra autoritaria, ma anche in chi ha creato le condizioni per la forza della destra autoritaria”. Però ci sono anche degli alleati “nel sociale, nel pubblico e nel privato” e che sono pronti a battersi per una “nuova società”. È a questi che il Partito democratico si deve rivolgere, se solo trova il coraggio di “osare un cambiamento radicale”. È  l’invito che Fabrizio Barca, economista ed ex ministro del governo Monti, ha rivolto ai partecipanti di “Tutta un’altra storia” a Bologna, aprendo i lavori della seconda giornata della convention. Nel suo intervento su “giustizia e solidarietà” Barca ha proposto sei punti sui quali il Pd deve lavorare se – come nelle intenzioni della tre giorni di Bologna – vuole contribuire a “cambiare il paese”. “La strada è lunga ed è piena di avversari – ha detto l’economista -. Non solo nella destra autoritaria, ma anche in chi ha creato le condizioni per la forza della destra autoritaria. Sono avversari coloro che hanno concentrato conoscenza e ricchezza nelle proprie mani, le classi dirigenti ciniche e rinunciatarie che ritengono tutto ciò immodificabile, e coloro che pensano che si possa combattere la destra promettendo moderatismo e la replica invariata degli ultimi 30 anni”. Ma, secondo Barca “la strada è anche piena di alleati. Quelli che vi guardano con tutti i dubbi che possono avere sulle scelte che avete compiuto, che nel sociale, nel pubblico e nel privato hanno costruito delle tessere di una possibile nuova società e sono pronti a battersi per essa anche a livello di sistema”. In ogni caso, bisogna “osare un cambiamento radicale”.

Per Fabrizio Barca occorre prima di tutto “rafforzare la redistribuzione del redditi e della ricchezza”. Che significa “mettere al centro del sistema del welfare la cura e empowerment” ovvero sposare il motto “tutte le persone coinvolte”. Occorre “ridistribuire poteri nei processi di formazione del reddito e della ricchezza. Solo così – secondo l’economista – si cambia davvero: è in un contesto di redistribuzione di potere che saltano le gerarchie e si può accelerare la marcia di emancipazione delle donne”.

Poi bisogna “essere radicali: spingere fino ai limiti possibili gli spazi ampi offerti dal capitalismo agendo sia nel contesto nazionale e territoriale sia sui paletti fissati dal contesto esterno. Ricercare a livello internazionale l’alleanza con movimenti e leader radicali, non con ciò che resta della stagione neoliberale. È il solo modo di cambiare davvero”.

Il terzo punto, per un cambiamento, è quello di “essere pronti ad alleanze ‘miopi’: trovare l’intersezioni con altre visioni e raccogliere forze adeguate per il cambiamento. Ci si dividerà dopo. Chi si batte per l’emancipazione sociale può trovare alleanze con il nuovo radicalismo del pensiero liberale. Anche se non ne condividiamo la visione”.

Come quarto compito, quello di “concepire le azioni per la giustizia ambientale come una parte non aggiunte della strategia per la giustizia sociale. Le misure urgenti per la transizione ambientale cammineranno solo se favoriranno subito gli ultimi, i penultimi e i vulnerabili che altrimenti spingerai per essere nemici dei provvedimenti ambientali”.

Inoltre bisogna “riprendersi la modernità e non temere di riprendersi anche gli strumenti del 900. L’essenza del capitalismo non è cambiata. Abbiamo gettato via strumenti del 900 per addomesticare il capitalismo”.

Infine “puntare assieme su politiche pubbliche e azioni collettive. Troppe riforme e troppe leggi in questo paese. Investire nelle amministrazioni pubbliche. Non ci si fermi alle politiche. Servono azioni collettive di sindacati, reti di lavoratori, organizzazioni di cittadinanza, comunità di innovatori, movimenti che redistribuiscano potere decisionale, promuovano, pretendano e animino le politiche pubbliche”.

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