Mes. Salvini e Di Maio odi et amo. Si inseguono nell’attacco a Conte. La mala informazione, ci si mette anche La Repubblica poi ci ripensa. Il ministro Gualtieri aveva parlato chiaro

Mes. Salvini e Di Maio odi et amo. Si inseguono nell’attacco a Conte. La mala informazione, ci si mette anche La Repubblica poi ci ripensa. Il ministro Gualtieri aveva parlato chiaro

Ormai il Mes, sigla che si usa per definire la Riforma del Salvastati, un meccanismo  per affrontare l’indebitamento dei paesi della Unione europea di cui si sta discutendo nell’Eurogruppo, ce la troviamo presente in ogni ora del giorno e della notte. In particolare i tg, i giornali radio, le rubriche televisive, i dibattiti ormai fissi, il martedì, il giovedì, i tormentoni del tg3 della notte. Questo Mes sembra diventato l’ombelico del mondo. Già, il mondo che per i media italiani non esiste o quasi. Se hai la fortuna di conoscere qualche lingua leggi i quotidiani francesi, inglesi, tanto per citarne alcuni, quelli americani che ti informano sulle gaffe di Trump, messo sotto accusa. Già, nel  mondo succede di tutto. Guerre, devastazioni, arresti di  massa  degli studenti in particolare, quelli che manifestano ad Hong Kong, dall’Africa all’America  latina, dalle torture nei campi di concentramento nelle prigioni della Libia alle repressioni del governo cinese nei confronti  della minoranza musulmana degli uiguri nello Xinjiang, rinchiusi in campi di detenzione per “rieducarli”. Non fanno notizia. Le questioni di politica estera, la pace in primo luogo, scompaiono dalle pagine dei quotidiani. Peggio che andar  di notte per quanto riguarda tv e radio. Si danno solo immagini di manifestazioni per qualche giorno, poi tutto scompare. E potremmo continuare. Nel nostro paese i morti in mare, gli annegati, i bambini i cui cadaveri vengono ripescati dai barconi che affondano, una strage, persone che per mesi e mesi camminano nel deserto per arrivare in qualche porto dove trovano gommoni per proseguire il loro doloroso viaggio verso l’Europa, fanno notizia per un giorno o due, una lacrimuccia per i morti e poi pronti a trattare i vivi come ladri, mala gente, sporchi negri che occupano le nostre case.

A crear guai ci si mette anche l’Istat. Fasullo l’aumento degli occupati

Nel frattempo, l’Istat fa sapere che nel mese di settembre sono aumentati gli occupati, quasi a dire che si tratta di un effetto della politica del governo gialloverde dove comandava Salvini. Leggendo i dati, come al solito si scopre  il bluff. In effetti, l’aumento è solo di duemila persone e non di 46 mila, dal momento che più della metà sono gli “indipendenti”, le partire Iva e l’altra metà sono lavoratori a termine, basta un’ora di lavoro per entrare nella statistica. Sarebbe interessante conoscere quanti sono i lavoratori in cassa integrazione. Macché, una spolverata di notizie, senza mai andare al fondo. Anche i viaggi del Papa, escluso Avvenire, sembrano delle gite di piacere. Le sue parole, le sue grida di dolore per le condizioni terribili in cui in tanti paesi del mondo vivono milioni di persone, i bambini in primo luogo, la fame, la miseria scivolano via come onde del mare. Ci sono in primo piano Salvini e Di Maio, in una specie di “odi et amo”. Si inseguono nel parlar male del governo. Capiamo che  il primo, detronizzato dal governo gialloverde attacchi il governo giallorosso, il suo presidente, Giuseppe Conte, che è stato anche il presidente di cui Salvini era uno dei due vice e ministro. Ma non si capisce il Di Maio, anch’egli ex vice di Conte e capo dei pentastellati, che ora è addirittura ministro degli Esteri. Insieme al Salvini non passa giorno che non  chieda “miglioramenti” per quanto riguarda il Mes, la bozza in discussione all’Eurogruppo che è quella messa a punto per quanto riguarda l’Italia dal governo di cui il Salvini era il vicepresidente. Non solo, ora se la prende con Conte che avrebbe firmato un provvedimento che danneggia l’Italia.

Il capo della Lega ricorre anche al turpiloquio per attaccare il premier

Lui, il Salvini, fa finta di non averne saputo niente e  accusa di “tradimento” il presidente Conte. Gli viene ricordato che quando il ministro Tria aveva partecipato all’Eurogruppo lui era il vice. Lo stesso Tria afferma: “Il capo del governo, Conte, si congratulò dopo l’accordo sul trattato. Penso che i suoi vice sapessero”. Continua affermando che “ci opponemmo alle richieste, per noi inaccettabili dei paesi di Nord. E alla fine la spuntammo. È una buona intesa che non ci danneggia”. Ma Salvini prosegue sempre più arrabbiato. Ha smesso di portar tute e in una intervista televisiva in camicia e cravatta non resiste e arriva al turpiloquio, nominando l’organo sessuale maschile, lo nomina gridando in un’ora in cui anche i minori guardano la tv. Non solo, commette una vera e propria discriminazione nei confronti delle donne il cui organo sessuale non viene quasi mai nominato. Scherziamo ovviamente, perché si tratta di cose molto serie. Ne va di mezzo la prosecuzione del governo. Il confronto sul Mes per il governo giallorosso, sempre Conte presidente, lo sta gestendo il ministro Gualtieri, uno che di economia se ne intende, così come conosce l’ambiente europeo, la stima che hanno per lui a Bruxelles nel Parlamento e degli organismi della Unione europea. Al Senato ha tenuto una “lezione” sul Mes e sul backstop, parole di cui, pensiamo che sia il Salvini che il Di Maio, uniti nella lotta, anche se uno è all’opposizione, non abbiano alcuna idea e conoscenza. Non ci meraviglia.

A che gioco sta giocando il capo pentastellato? La sopportazione del Pd

A che gioco stanno giocando? Chi vuole essere il primo a far crollare la torre? Che senso ha, in particolare riguarda il giovanotto Di Maio, attaccare con ogni mezzo, sempre e comunque il Pd, il suo alleato di governo la cui resistenza e sopportazione è messa a dura prova, vedi elezioni in Emilia Romagna e Calabria? Si può capire, pensando che il ministro degli Esteri non sopporta Conte, che avrebbe accettato, ma Grillo allora lo ha proibito, l’offerta di Salvini di proporre a lui, sì proprio al Di Maio, la presidenza del Consiglio, facendo fuori Conte. Quello che non si può capire è che editorialisti, commentatori, improvvisati esperti di economia, titolari di ignote testate che compaiono in tv, ma anche autorevoli giornalisti, ignorano la realtà dei fatti. Forse è chiedere troppo. Perlomeno tengano conto di quanto un ministro afferma in audizione al Senato. Lo critichino quanto vogliono ma non ignorino i fatti. In un commento di un giornalista come Massimo Giannini, grande firma di Repubblica, si devono leggere un interrogativo dopo l’altro in cui si evidenziano i “danni” che produrrebbe la riforma del Mes. Poi parla di “automatismo” delle clausole per ottenere  l’intervento della Ue  che sarebbero state molto pesanti. Ne parla a lungo poi dopo aver letto tante righe Giannini ci fa sapere che “Conte e Tria si sono battuti per evitare l’automatismo e ci sono riusciti come confermano Moscovici e Scholz”. Gualtieri aveva detto in audizione ai senatori che la riforma del Mes non metterebbe a rischio la possibilità di accesso ad eventuali aiuti all’Italia stante la quantità del debito. Il Mes – aveva dichiarato – “non modifica le regole della procedura di risoluzione” ma “aggiunge risorse per rimpinguare il fondo di risoluzione”. E ancora: in sede europea la riforma del Mes punta a “cambiamenti molto limitati, che toccano principalmente l’attribuzione del backstop bancario al Mes”. Ha parlato di “informazioni non corrette” e precisato: nella riforma ci sono “cambiamenti già avvenuti nella pratica”. Con l’introduzione del backstop, il Mes potrà finanziare fino a 55 miliardi il Fondo di risoluzione unico, che serve ad aiutare gli istituti finanziari in difficoltà. Quando anche la tesi che  la “ riforma” danneggerebbe le banche è solo una balla. Gualtieri ha garantito che l’Italia non avrà “bisogno del Mes ma la sua esistenza è un passo in avanti”.  “Il Trattato verrà probabilmente firmato a febbraio e le ratifiche verranno effettuate successivamente. Essere l’unico paese dell’area euro che non lo ratifica sarebbe negativo dal punto di vista dell’interesse nazionale, ma il Parlamento valuterà sovranamente come sempre”. Sorprende  che a chiedere un rinvio dell’approvazione del provvedimento sia anche il ministro Speranza, responsabile di Articolo 1. Certo, lo fa per disinnescare  un dibattito che non porta niente di buono, che si offre, grazie anche al Di Maio, alla sgangherata campagna di Salvini, vedi le manifestazioni promosse alla Camera durante una seduta dalla Lega e dai Fratelli d’Italia della Meloni.

Danneggiata l’immagine del nostro Paese. Alla fine perderemo tutti

Queste sì danneggiano l’immagine del nostro paese. Non c’è un problema di tempi. Lunedì Conte riferirà alla Camera. Lo stesso, Giannini rivolto a Di Maio, dice che l’accordo sul Mef “si può firmare e  dopo averne compreso tutti gli effetti e dopo aver ottenuto tutte le garanzie”. Gualtieri aveva detto: “La riforma del Mes è un tema che a lungo non ha appassionato l’opinione pubblica. Sono contento di fare chiarezza e dissipare le preoccupazioni che sono del tutto infondate e basate su informazioni non corrette”. Giannini, dopo aver definito Di Maio, “ministro degli esteri fantasma” conclude: “Sul Mes (come su regionali e fondi ai partiti, prescrizione e manovra) la  stella polare deve essere solo l’interesse nazionale. Se invece anche questo diventa un pretesto per tenere sotto schiaffo Conte, mandare a sbattere Zingaretti e riaprire il forno con Salvini alla fine perderemo tutti”.

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