Iran. Morta Sahar Khodayari. Si diede fuoco perché condannata per oltraggio al pudore per aver assistito ad una partita di calcio

Iran. Morta Sahar Khodayari. Si diede fuoco perché condannata per oltraggio al pudore per aver assistito ad una partita di calcio

Morire per il calcio. In Iran è possibile. Non ce l’ha fatta la ventinovenne Sahar Khodayari che, dopo aver appreso che avrebbe dovuto scontare una condanna a sei mesi per oltraggio al pudore, si era data fuoco davanti ad un tribunale di Teheran.

La ragazza era stata fermata lo scorso 12 marzo allo stadio Azadi della capitale iraniana. Tifosa dell’Estghlal, squadra allenata dal tecnico italiano Andrea Stramaccioni, era riuscita ad eludere la sorveglianza e ad assistere ad un frammento della partita contro l’Al Ain, squadra degli Emirati Arabi. Scoperta è stata arrestata e tradotta nel carcere femminile di Gharchak Varamin, uno dei peggiori del paese. Rilasciata su cauzione, una volta appresa la notizia della condanna, sconvolta, si è versata addosso della benzina e si è data fuoco, procurandosi ustioni gravissime sull’ottanta per cento del corpo. Pare, come dichiarato dai familiari, che Sahar Khodayari soffrisse di disturbi bipolari e che fosse un soggetto emotivamente fragile.

Il caso riporta al centro dell’interesse mediatico e politico la condizione femminile in Iran. Sotto accusa, principalmente, il divieto per le donne di assistere alle partite di calcio maschili negli stadi. Alcuni mesi fa molte attiviste e donne di cultura iraniane avevano scritto una lettera aperta alla FIFA, chiedendo di abolire il divieto. Nel mese di luglio il presidente della FIFA, Gianni Infantino, aveva fatto forti pressioni sul governo di Teheran, chiedendo di far accedere il pubblico femminile alle gare delle qualificazioni della coppa del mondo del 2022, cui l’Iran avrebbe partecipato.

Il governo iraniano non ha fatto seguire provvedimenti concreti alle risposte diplomatiche e rassicuranti inviate alla federazione. Il divieto è tutt’ora valido e nell’agenda politica non compare la sua cancellazione. Sahar Khodayari si è tolta la vita non tanto per una partita di calcio, ma per la vergogna che comportava una condanna per oltraggio al pudore. Migliaia di ragazzi subiscono ogni anno frustate e carcere per aver semplicemente bevuto alcolici o aver partecipato a feste con maschi e femmine insieme o per non aver rispettato il rigido apartheid tra luoghi maschili e luoghi femminili. Le autorità iraniane considerano le frustate una punizione adeguata per combattere comportamenti ritenuti immorali e insistono perché siano eseguite sulla pubblica piazza come “lezione per chi guarda”. Nel 2018, secondo le informazioni dell’osservatorio sui diritti umani in Iran, sono state emesse oltre 110 sentenze di flagellazione.

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