Roma. Quartiere Esquilino. I residenti contro lo sportello per i rifugiati

Roma. Quartiere Esquilino. I residenti contro lo sportello per i rifugiati

Venti di guerra al rione Esquilino. I residenti contestano l’apertura di uno sportello dell’Alto Commissariato per le Nazioni Unite per i Rifugiati. Un luogo che si va a sommare alle tante attività solidali, destinate ai meno fortunati e ai migranti, che insistono sul quartiere. Il timore espresso dai cittadini del quartiere è che l’elevata presenza di migranti e clochard possa aumentare il degrado.

Il Comitato Esquilino-Monti è intervenuto sulla vicenda con un duro comunicato a firma del presidente Augusto Caratelli: “Non riusciamo a capire per quale motivo vogliano aprire il centro proprio qui. Non vorremmo che qualcuno voglia accendere una miccia nella polveriera dell’Esquilino”. Ha fatto sentire la sua voce, per placare gli animi, l’assessore alle politiche sociali del I municipio, Emiliano Monteverde: “La sede” ha dichiarato l’assessore “ha un unico sportello rivolto all’esterno per coloro che hanno già i documenti da rifugiato e devono fare alcuni documenti come ad esempio quelli per i matrimoni”. Concorde con l’assessore Letizia Cicconi di “Esquilino in comune”, che commenta: “Il front desk serve a poche persone che hanno già che hanno già fatto un percorso. Nessun pericolo”.

Le invasioni e la torri d’avorio

Qualche dubbio viene ascoltando le parole di Gennaro Berger di “Esquilino attivo” che, come riportato da “Il Messaggero”, dichiara che la presenza dello sportello “è una cosa positiva per il rione, si riempie un edificio vuoto, verranno uffici di un certo livello e quindi clienti per i centri commerciali”. Un front desk non è l’ufficio direzionale di una multinazionale. È ragionevole aspettarsi che gran parte delle persone che graviteranno intorno al nuovo ufficio, dedicato ai rifugiati, siano rifugiati e non alti funzionari delle Nazioni Unite. Possiamo dubitare che coloro i quali sono scappati da una guerra abbiano molto denaro da spendere e che i loro “facoltosi” acquisti possano risollevare le sorti del commercio rionale. Questa tesi, molto raffazzonata, va semmai a rinfocolare i dubbi dei residenti che, legittimamente, potrebbero anche sentirsi presi in giro.

Siamo di fronte a due esagerazioni. Da un lato la paura della cosiddetta “invasione” che, su scala ridotta si tramuta nell’assalto, molto presunto e difficilmente reale, di masse rifugiati attirati da un semplice sportello amministrativo. Dall’altro i fautori dell’accoglienza ad ogni costo che, come nel caso di Berger, abitano su di una torre d’avorio, minimizzando e sottovalutando le ansie dei residenti. Il dilemma è sempre lo stesso: coniugare solidarietà e bisogno di sicurezza a partire dalla percezione delle persone. Questo vuol dire agire sul tessuto urbanistico e sociale dei quartieri, contrastando anzitutto il degrado e lavorando per migliorare la qualità della vita dei residenti. Se è vero che recentemente i bambini sono tornati a giocare nel parco di Piazza Vittorio dopo alcuni lavori di riqualificazione, è altrettanto vero che il resto del quartiere è abbandonato a sé stesso. Un rione che dovrebbe essere un gioiello di Roma, langue nell’immondizia e nella carenza di manutenzione. Quel che salta agli occhi dei residenti, anche giustamente, sono l’abbandono e il degrado. Proprio ieri un’operazione dei carabinieri di Piazza Dante ha portato all’arresto di otto persone e al sequestro di più di cento dosi di droga.

Cercasi sindaco disperatamente

Un sindaco serio prenderebbe in mano la situazione, si rimboccherebbe le maniche, parlerebbe con i cittadini per farsi consigliare sulle loro esigenze, si coordinerebbe con il volontariato e con le forze dell’ordine per garantire sicurezza e solidarietà. Ma Virginia Raggi è chiusa nel suo ufficio in Campidoglio …

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