Palazzo Chigi smentisce con eleganza Salvini sul Russiagate. Il Pd ne chiede le dimissioni, e pensa alla mozionze di sfiducia. M5S fa come lo struzzo. E i sindacati ricordano che il Paese soffre

Palazzo Chigi smentisce con eleganza Salvini sul Russiagate. Il Pd ne chiede le dimissioni, e pensa alla mozionze di sfiducia. M5S fa come lo struzzo. E i sindacati ricordano che il Paese soffre

Dopo la smentita di palazzo Chigi, in cui nero su bianco “si precisa che l’invito del signor Savoini al Forum (con Putin, ndr) è stato sollecitato dal signor Claudio D’Amico, consigliere per le attività strategiche di rilievo internazionale del vicepresidente Salvini”, le reazioni delle opposizioni, Pd in primis, si sono susseguite per tutta la giornata con toni più o meno duri. Se per Zingaretti, che informa di aver interessato in tal senso i presidenti di Camera e Senato, occorre che il governo riferisca in Parlamento, renziani come il vicepresidente della Camera, Rosato, l’ex ministro della Difesa Pinotti, battuti sul tempo dall’ex premier Gentiloni, ne chiedono le dimissioni. La strategia più fredda in casa dem, mirata però a stanare i Cinquestelle, la suggerisce Michele Anzaldi esortando il suo partito a “presentare subito una mozione di sfiducia. Così si capirà se il M5s, Di Maio, Fico e Di Battista stanno con le bugie della Lega o con la tutela delle istituzioni”. Renzi, per contro, si limita ad un “trova le differenze” tra l’esecutivo di Parigi che “scommette sul futuro e rilancia sull’investimento francese per lo spazio” e, ironizza, l’Italia dove “ci occupiamo di sapere chi ha invitato Savoini alla cena con Putin”.

Per Articolo Uno, Roberto Speranza invita Salvini a “dire la verità al Paese”. “E’ sempre più evidente che tra Savoini e Salvini il rapporto fosse solido e strutturato” ha dichiarato il segretario nazionale di Articolo Uno, Roberto Speranza, durante un incontro con militanti e simpatizzanti a Potenza. “Il tentativo di ottenere un maxi finanziamento illecito – ha aggiunto – sarebbe gravissimo. Su di esso indagherà la magistratura nella sua indipendenza. Salvini ha però l’obbligo morale e politico di spiegare al Paese la verità, cosa che finora non ha fatto. In un paese normale un ministro che mente va a casa”. E Fratoianni, di Sinistra italiana, dileggia con le parole di Renato Zero, “Lui chi è?”, il ministro dell’Interno che nega di conoscere Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Lombardia-Russia ritratto con il titolare del Viminale in più fotografie. Poi Fratoianni aggiunge: “Continua il bollettino di guerra dei femminicidi in Italia, con donne che vengono giustiziate tra la folla. Prosegue la strage infinita sulle strade italiane con vittime decine di ragazzi e ragazze. I regolamenti di conti a colpi di pistola si susseguono in varie parti del Paese. E – sottolinea – abbiamo un ministro dell’Interno scatenato nella sua guerra privata contro le Ong e i naufraghi, che passa gran parte del suo tempo a fare dirette Facebook, comizi elettorali a spese degli italiani e che tace in modo imbarazzante sui traffici dei suoi collaboratori”. Fratoianni quindi conclude: “L’Italia non si merita e non ha certo bisogno di un ministro di questo genere”. A Fratoianni si aggiunge la richiesta di Loredana De Petris di portare in Parlamento il Russiagate. “Salvini deve immediatamente riferire in Parlamento sui suoi rapporti con Gianluca Savoini e sulle menzogne che ha sin qui raccontato” dichiara la senatrice di Leu Loredana De Petris, presidente del gruppo Misto. “In merito ai suoi rapporti con Savoini – prosegue De Petris – il ministro degli Interni ha mentito a più riprese e sfacciatamente al Paese. E’ stato sbugiardato da una marea di fotografie ed elementi inconfutabili e alla fine dallo stesso presidente del Consiglio. Un ministro e vicepremier che racconta fiumi di bugie è di per sé cosa gravissima e autorizza inoltre ogni tipo di sospetti sul suo ruolo nella torbida vicenda della trattativa intavolata da Savoini all’Hotel Metropol di Mosca”. “E’ evidente che, in mancanza di spiegazioni soddisfacenti, la permanenza di Salvini al governo diventerebbe un problema enorme”, conclude.

Ma è il M5s, l’alleato di governo della Lega, che pungolato a più riprese per dire la sua su “Moscopoli” si è preso il suo tempo

Di Maio in un post su Facebook la prende alla larga e affronta l’argomento del finanziamento ai partiti e della commissione d’inchiesta proposta dai Cinque stelle, senza scrivere mai la parola “Lega” o “Savoini”, affidando però ad un passaggio un chiaro messaggio a Salvini: “Quando il Parlamento chiama, il politico risponde”. Infine, le dichiarazioni del vicepremier e leader del Caroccio che nell’arco della giornata si è occupato di commentare casi di cronaca, rispetto ai quali torna ad invocare la riforma della giustizia, denunciare con un video lo scandalo degli affidi illeciti e, nel giorno della festa nazionale francese per la presa della Bastiglia, sottolineare i fischi al presidente Macron, di cui dice: “L’importante è premiare Carola e attaccare me e gli Italiani”. Lo stesso Salvini sui social prima posta delle foto assieme a militanti e cittadini: “Questa è la migliore risposta agli insulti di sinistra e radical chic: affetto, sorrisi e speranza, determinati ad andare sempre avanti”, scrive. Quindi, nel condannare le pratiche negative che si mettono in atto sul fronte affidi, afferma: “Mentre altri si occupano di fantasie, noi lavoriamo sui problemi concreti: riforma del diritto di famiglia e inchiesta sulle case famiglia, giù le mani dai bambini”. Un modo per sottolineare la ‘lontananza’ dalla vicenda dei presunti finanziamenti russi, e per marcare la distanza da chi si sofferma su ricostruzioni e retroscena e chi, invece, è concentrato su “problemi concreti”. Al fianco del ministro dell’Interno si schiera Forza Italia, con il senatore Francesco Giro che rivolge al suo partito un appello affinché rompa gli indugi e abbandoni le “timidezze”. La capogruppo Mariastella Gelmini definisce “pilatesco” il chiarimento di palazzo Chigi, volto “esclusivamente a danneggiare un componente del governo” e, mette in chiaro, se mai dovesse esserci una responsabilità, questa sarebbe in capo a “tutto l’esecutivo”.

E mentre prosegue il dibattito sul Russiagate, tra menzogne, dubbi, ombre, è la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, che avverte Salvini e il governo, ricordando loro che c’è un Paese che soffre. “Il sindacato chiederà domani al vice premier Salvini l’apertura di un confronto vero con il governo sulla prossima manovra. Senza risposte sulla nostra piattaforma e sulle nostre priorità andremo avanti nella nostra mobilitazione. Ma non accettiamo lezioni di autonomia da nessuno” scrive su twitter la segretaria generale della Cisl Annamaria Furlan alla vigilia dell’incontro di lunedì al Viminale con il vicepremier Salvini.

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