Di Maio fa esplodere il caso Atlantia e mette a rischio 11mila dipendenti. Scontro con Salvini, Confindustria e sindacati: “allarmanti le sue parole”

Di Maio fa esplodere il caso Atlantia e mette a rischio 11mila dipendenti. Scontro con Salvini, Confindustria e sindacati: “allarmanti le sue parole”

Di Maio contro Atlantia, Atlantia contro Di Maio e Lega contro M5S. Sulla holding autostradale, che potrebbe entrare nel capitale di Alitalia, è ormai guerra, tutti contro tutti, con stupore e preoccupazione da parte di Confindustria e sindacati. E, potenzialmente, effetti deleteri anche all’interno dell’esecutivo. “

Se abbiamo detto a Genova che revocavamo le concessioni autostradali, quell’azienda perderà valore in borsa – l’attacco durissimo del ministro dello Sviluppo economico -. Se entrerà in Alitalia non aiuterà la compagnia”. In una sola parola? Atlantia è virtualmente “decotta” e per questo motivo deve restare fuori dalla partita. “Chi ha sbagliato e ha dei morti sulla coscienza paga e pagherà, io non faccio il giudice. Poi ci sono aziende che danno migliaia di posti di lavoro e prima di dire che sono ‘decotte’ e non funzionano bisogna pensare che ci sono in ballo migliaia di posti di lavoro”, lo stoppa Matteo Salvini La holding di Benetton replica a Borse chiuse, ma i toni sono altissimi. “Le dichiarazioni odierne del vice presidente Di Maio perturbano l’andamento del titolo Atlantia in Borsa, anticipando la presunta conclusione di un procedimento amministrativo che il ministro Toninelli ha affermato solo ieri ‘essere ancora in corso’, e determinano gravi danni reputazionali per la Società”, si legge in una nota. E avvisa: “La società si riserva di attivare ogni azione e iniziativa legale a tutela dei propri interessi, dei dipendenti, degli azionisti, dei bondholders e degli stakeholders tutti”. In Borsa il titolo stavolta perde poco(-0,26%), dopo aver chiuso malamente mercoledì a -4,3%.

“I Benetton sono stati più veloci oggi a rispondere al sottoscritto (minacciando azioni legali) che a chiedere scusa ai familiari delle vittime”, controreplica Di Maio sui social. A meno di due mesi dal triste anniversario del crollo del Ponte Morandi, il M5S si dice pronto ad andare avanti concretamente sulla revoca delle concessioni (“sussistono le condizioni”, si insiste dal Movimento). Ma Atlantia mette le mani avanti: “Sulla base del contratto di concessione in essere, ogni ipotesi di revoca – ove mai ne venissero accertati i presupposti – richiederebbe il previo pagamento del valore della concessione stessa, nei termini contrattualmente previsti e approvati per legge”. In soldoni, si tratterebbe di un danno per le casse dello Stato di oltre 20 miliardi, in un momento non proprio fantastico per i conti pubblici. Non casualmente Lega e Matteo Salvini vedrebbero di buon occhio un freno alla revoca. Si spiega anche così il botta e risposta nel governo, con il ministro dell’Agricoltura Gian Marco Centinaio che punzecchia: “Il M5S ha messo il veto su Atlantia? Mi portino un’alternativa”. La replica è firmata dal titolare Mit Danilo Toninelli: la Lega non “deve fare l’avvocato dei Benetton”, in attesa del parere giuridico per la revoca delle concessioni autostradali. Il clima è infuocato, come la temperatura circostante, ma lo stallo sulla newco rimane: Fs sarebbe al 30%, e Delta e Mef con il 15% ciascuno delle quote, balla sempre un 40%. Il 3 luglio si farà chiarezza con un incontro al Mise, ma la scadenza del 15 luglio si avvvicina inesorabile. Nuova proroga? Non impossibile, con l’ad di Ferrovie Gianfranco Battisti sibillino: “Aspettiamo la scadenza del 15 per vedere cosa succede e a che punto siamo”.

“Le dichiarazioni del Ministro Di Maio su Atlantia sono allarmanti”, dichiara la Fit-Cisl sottolineando che: “Non ci riferiamo alle schermaglie tra il Ministro e la compagine azionaria di Atlantia. Rispetto alla tragedia di Genova chi ha sbagliato pagherà e a suo tempo abbiamo richiesto al Mit un monitoraggio su tutte le infrastrutture analoghe affinché non si verifichino più simili disastri. Ci interessa la sorte dei circa 11.000 lavoratori del gruppo e delle loro famiglie che, nel caso di un repentino tracollo di Atlantia, pagherebbero un prezzo altissimo senza avere alcuna colpa”. Conclude l’organizzazione sindacale: “Al Ministero dello Sviluppo attualmente sono aperti 138 tavoli di crisi: sarebbe molto grave aggiungere Atlantia come 139esima”.  “Anche su Alitalia e su Atlantia il ministro Di Maio, inconsapevole forse delle proprie parole e dei danni che può fare, gioca sulla pelle delle migliaia di lavoratori dimostrando prima di tutto il disprezzo per chi lavora in quelle aziende. Per fare un po’ di propaganda ad uso e consumo dei social Di Maio si dimentica che ogni giorno, alle dipendenze di quei grandi gruppi imprenditoriali, si svegliano migliaia di lavoratori che non hanno alcuna colpa se non quella di fare il proprio dovere. E noi continueremo a difendere gli italiani da questo Governo sempre più nemico dei lavoratori” dichiara, in una nota, Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico. “Leggiamo con stupore le dichiarazioni del vicepremier Di Maio che, con riferimento al salvataggio dell’Alitalia, parla di Atlantia come di una società destinata a diventare decotta a seguito della revoca della concessione autostradale” scrive Confindustria commentando le affermazioni di Di Maio. “Si tratta di affermazioni molto critiche perché anticipano le conclusioni di un procedimento amministrativo nel pieno del suo svolgimento e per i gravi effetti che potrebbero avere su una società quotata in Borsa. Ricordando – prosegue Confindustria – che non si governa con l’ansia e il rancore e che la politica dovrebbe avere il senso del limite, sarebbe opportuno che il presidente del Consiglio chiarisca a nome di tutto il Governo la linea da tenere su questi delicati dossier – conclude l’Associazione degli industriali – per evitare che venga compromessa, come nel caso dell’ex Ilva di Taranto, la credibilità del Paese e la certezza del diritto”.

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