Londra. Brexit. Giornata convulsa in attesa della seduta di mercoledì alla Camera dei comuni. May chiede collaborazione a Corbyn. Il nodo Irlanda

Londra. Brexit. Giornata convulsa in attesa della seduta di mercoledì alla Camera dei comuni. May chiede collaborazione a Corbyn. Il nodo Irlanda

La premier britannica Theresa May ha trascorso la giornata di martedì chiusa per sette ore a Downing Street con i suoi ministri, per discutere (ancora) di come sbloccare l’impasse sulla Brexit. Dopo i colloqui ad alta tensione e ad alto tasso di divergenze, si è poi presentata davanti alle telecamere annunciando l’intenzione di chiedere all’Ue un ulteriore rinvio della Brexit, che sia “il più breve possibile” e si concluda grazie a un accordo con l’opposizione. May ha infatti invitato il leader laburista, Jeremy Corbyn, a sedersi con lei per cercare una via concertata, che si basi sull’accordo da lei raggiunto con Bruxelles e che consenta una proroga non oltre il 22 maggio. La data limite, cioè, perché la nazione non sia costretta a partecipare alle elezioni europee.

“Lasciare con un accordo è la soluzione migliore”, ha ribadito in tv la May

I leader europei avevano accettato il rinvio sino al 12 aprile, per evitare il caotico scenario no deal come conclusione dei 46 anni di adesione britannica al blocco comunitario. Questo dopo che la Camera dei comuni ha bocciato per tre volte l’accordo di May, mentre ora i deputati stanno tentando (sinora invano, in due tentativi) di accordarsi su vie alternative. Poco dopo le dichiarazioni di May, da Bruxelles ha reagito il capo negoziatore europeo per la Brexit, Michel Barnier. Ha usato un brevissimo post su Twitter: “Anche se, dopo oggi, non sappiamo quale sarà il risultato finale, siamo pazienti”. Ore prima, aveva affermato: “Se il Parlamento britannico non voterà a favore dell’accordo di ritiro nei prossimi giorni, non resteranno che due opzioni: uscita no deal o richiesta di proroga più lunga”. Aggiungendo che è “responsabilità di Londra scegliere tra le due opzioni” e che “un tale rinvio comporterebbe rischi importanti per l’Ue, da qui la necessità di una motivazione solida”. Questo in vista del vertice europeo straordinario convocato dall’Ue per il 10 aprile per ascoltare la strategia da May, e mentre Downing Street ha continuato a guardare a un quarto voto sull’accordo a Westminster, se ci fossero concrete “possibilità di approvazione”. Nel frattempo due deputati di Londra hanno anche presentato una proposta di legge per costringere May a rinviare la Brexit, per evitare l’uscita no deal il 12 aprile. A proporla la deputata laburista Yvette Cooper e l’ex ministro conservatore Oliver Letwin, che hanno detto di sperare di far approvare il testo ai Comuni entro mercoledì, per poi portarlo alla Camera dei Lord. Sulla questione del divorzio, da Parigi, è intervenuto anche il presidente francese Emmanuel Macron: l’Ue non può restare “ostaggio a lungo” della crisi politica nel Regno Unito, è necessario “un piano alternativo credibile entro il 10 aprile”.

L’Irlanda non vuole diventare la porta di servizio tra Londra e l’Unione europea in caso di ‘No Deal’

Cosi’ ha dichiarato il primo ministro irlandese, Leo Varadkar. ‘Non vogliamo che l’Irlanda diventi la porta di servizio per il mercato europeo’, ha detto ai giornalisti, al termine di un incontro con il presidente francese, Emmanuel Macron. Varadkar ha detto di essere determinato a impedire l’ingresso di beni che non rispettino gli standard europei in Irlanda e altri Paesi europei. ‘Nel caso improbabile che avessimo un No Deal e che il Regno Unito siglasse accordi con gli Stati Uniti o la Cina e che ci fossero polli alla candeggina o manzi agli ormoni, o prodotti realizzati nei Paesi asiatici dalle mani dei bambini, l’ultima cosa che vorremmo e’ che tali prodotti entrassero nella Repubblica d’Irlanda e tanto meno nell’Unione europea attraverso l’Irlanda’. Il premier ha comunque ribadito la sua contrarieta’ al ritorno di una frontiera tra l’Irlanda del Nord e la Repubblica d’Irlanda.

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