Greta Thunberg applaudita dai politici, benedetta dal papa e accolta dai criceti che girano la ruota

Greta Thunberg applaudita dai politici, benedetta dal papa e accolta dai criceti che girano la ruota

Greta Thunberg, la sedicenne che ogni venerdì protestava davanti al parlamento svedese per sensibilizzare contro i cambiamenti climatici, nelle ultime settimane ha cambiato città, iniziando un tour europeo. Il 16 aprile la ragazza è stata a Strasburgo, tenendo un discorso di fronte al parlamento europeo. Agli eurodeputati ha detto: “la deforestazione, l’inquinamento dell’aria, la perdita degli insetti, sono tutte tendenze al disastro, accelerate da uno stile di vita che abbiamo assunto”.

La cattiva coscienza dell’Occidente

Greta è l’Occidente. Dà voce alle ansie e alle preoccupazioni di una classe media, mediamente colta, con una media coscienza sociale, preoccupata per l’avvenire, che siede su privilegi acquisiti devastando l’ambiente, sfruttando il lavoro degli schiavi, sottomettendo e decimando le culture diverse, dalle Americhe all’Africa. In campo ambientale l’Occidente ha costruito se stesso bruciando carbone e olii combustibili e, ancora prima, distruggendo la biodiversità in Europa, radendo al suolo la stragrande maggioranza delle sue foreste. Le favole di Esopo ci parlano dei Leoni in Tessaglia, che si sono estinti, ad esempio, perché li abbiamo uccisi uno per uno. I romani hanno distrutto, cercando oro e ferro, la penisola iberica e i Balcani e hanno deforestato gran parte del loro impero. La rivoluzione industriale, che è alla base del nostro modo di produrre, consumare e di intendere l’economia, è stata resa possibile dallo sfruttamento del lavoro e dell’ambiente. Questi processi, volgarmente, prendono il nome di “progresso”. Dall’alto del progresso e dei suoi danni, di tanto in tanto l’Occidente si scuote ponendo il problema dei cambiamenti climatici: dalla conferenza di Kyoto a quella di Copenhagen, da Cancun a Parigi, per citare solo i simposi maggiori. Ogni tanto spunta un paladino dell’ambiente: da Al Gore, vicepresidente degli Stati Uniti nell’era Clinton, a Barack Obama, a Leonardo di Caprio che ha lanciato recentemente il progetto “Aspiration”, una società finanziaria che sosterrà progetti di sviluppo rispettosi dell’ambiente. L’elenco, molto lungo, termina con Greta. Greta non è un’eccezione. Il consenso intorno alla sua persona è la conferma della regola. Il gretismo dilagante è il segno della nostra cattiva coscienza.

Colonialismo energetico

L’Occidente regna. I paesi in via di sviluppo resistono come possono, ponendo il problema del loro “diritto allo sviluppo”. Si tratta di economie e sistemi industriali in fase di start up che non hanno mercato per la ricerca e lo sviluppo, né per fabbriche a basso impatto ambientale. Hanno bisogno invece di cemento e ferro per l’edilizia, residenziale ed infrastrutturale, di prodotti di chimica di base, di energia elettrica a buon mercato per mettere in funzione opifici meccanici, di combustibili a basso prezzo per i loro mezzi di trasporto. Tutto questo vuol dire bruciare idrocarburi. L’Occidente, dopo aver devastato a suo piacimento l’ambiente, arriccia il naso disgustato, ponendo sul piatto della bilancia aiuti economici e brevetti per le rinnovabili. Gli aiuti economici, se non finalizzati ad una indipendenza produttiva, creano una subalternità economica difficile da spezzare. Da soli sono una via sbagliata. Le energie rinnovabili funzionano in Occidente perché si integrano con un sistema produttivo basato sul carbone e sul nucleare. Il pannello solare va bene per scaldare l’acqua per la doccia. Da solo non può produrre energia per mandare avanti una fabbrica. Se i paesi in via di sviluppo rivendicano il loro diritto al benessere e all’indipendenza economica, ripercorrendo le stesse tappe che hanno portato Inghilterra, Francia, Germania ed Italia a svilupparsi, seguendo quindi il nostro esempio, possiamo noi eticamente dire loro di non farlo?

L’ibrido e la cattiva coscienza italiana

L’Italia dà incentivi per le automobili ibride, capaci, cioè, di funzionare alternando elettricità e combustibili tradizionali. Questo, sulla carta, mitiga l’impatto dell’inquinamento nei grandi centri urbani. Ma l’energia elettrica che va a ricaricare le batterie degli ibridi da dove viene? Da centrali che bruciano fossili. Per fare un esempio: gran parte dell’energia che muove la città di Roma viene dalla centrale elettrica di Torre Valdaliga Nord, ubicata a Civitavecchia, che brucia carbone. In termini globali il ricorso all’ibrido è una presa in giro. Civitavecchia, inoltre, è a soli sessanta chilometri dalla capitale. Ogni giorno, quando il vento gira in direzione sud est, i residui della combustione del carbone volano su Roma e i romani li respirano beatamente. Quel che viene cacciato dalla porta rientra dalla finestra.

La critica alla politica

Sempre di fronte al parlamento europeo Greta ha dichiarato: “la cattedrale di Notre-Dame la ricostruiranno ma intanto è tutto il nostro pianeta che va in fiamme. La nostra casa crolla e i nostri leader devono iniziare ad agire perché per ora non lo stanno facendo”. Greta rimprovera la politica. Gli eurodeputati applaudono. Nel suo discorso presso il Senato italiano, tenuto il 18 aprile, Greta fa presente che mentre si è solerti per trovare le risorse la ricostruzione della Cattedrale di Notre-Dame distrutta dal fuoco, non si fa nulla per trovare gli stessi soldi per il clima. I senatori applaudono. Anche se declinata con la lingua superficiale di una sedicenne (superficiale ma nel contempo estremamente allineata al linguaggio dei media e dei social network) l’attacco alla politica è forte. E la politica, il “sistema” come si diceva un tempo, reagisce come meglio sa fare, inglobando, facendo proprio, destrutturando. Applaudire Greta che fa la predica vuol dire prendere atto di una sensibilità maggioritaria, di un temporaneo orientamento dell’opinione pubblica che nessuno, né a destra né a sinistra, vuole inimicarsi. Un applauso non costa niente. Dopo un paio di mesi Greta farà parte della storia oppure, peggio, crescerà, diventerà una giovane donna, un’adulta, e sarà costretta a fare una scelta: radicalizzare la sua posizione ponendosi in quel margine abitato dai perenni contestatori che, dopo un po’, stufano o scendere a compromessi con il mondo dei grandi. Greta, da fustigatrice dei costumi delle assemblee legislative, potrebbe in futuro ritrovarsi tra quei banchi ad applaudire altri giovani che protestano. E ad anestetizzarli con la propria approvazione.

Santa Greta di Svezia

La Svezia è un paese protestante. Roma però ha dedicato una magnifica chiesa a santa Brigida a piazza Farnese, in pieno centro. Brigida, vedova del nobile Ulf Gudmarsson, dopo la morte del marito, nel 1349, lasciò la Svezia e si stabilì a Roma assieme alla figlia Caterina. Nella città le due donne si dedicarono alla cura dei meno abbienti e per la cessazione della cattività avignonese, cercando di far ritornare Papa Urbano V dalla Francia. Brigida venne proclamata santa nel 1391. Divenne patrona di Svezia nel 1891, cosa che fece infuriare non poco i luterani svedesi. Greta e papa Bergoglio si sono incontrati in Vaticano il 17 aprile. Lo hanno fatto senza fronzoli, in piazza San Pietro, ma davanti a telecamere ben posizionate. La ragazza ha ringraziato il Papa per la sua sensibilità sulle questioni ambientali. Bergoglio l’ha invitata a proseguire nel suo impegno. Tra i due c’è stata una calorosa stretta di mano. Greta, dopo aver riscosso gli applausi della politica, riceve la benedizione del santo padre. L’anestesia si fa sempre più forte. Se la politica, facendolo suo, neutralizza un messaggio scomodo, la chiesa, ponendo la sua approvazione sulla battaglia di Greta, ingloba in sé il messaggio ambientalista. Il creato lo si difende non perché è il luogo in cui l’umanità deve vivere, ma perché opera di dio. La natura ha un  padrone che non siamo noi e a cui bisogna rendere comunque conto. Il messaggio è chiaro: Greta, nella sua battaglia contro i mutamenti climatici è strumento di dio che si adopera, attraverso i suoi santi, per preservare il creato. Dopo santa Brigida, santa Greta di Svezia.

La ruota dei criceti

Oggi, 19 aprile, Greta ha partecipato al Friday For Future di Roma. La manifestazione di piazza del Popolo ha visto all’opera 128 ciclisti che, con il loro sudore, hanno alimentato il palco. Ciò è giusto. Non si può combattere contro i mutamenti climatici mentre si emettono, attraverso la produzione tradizionale di energia, gas serra nell’ambiente. Ma se da un punto di vista concettuale la cosa è meritevole, fa un po’ di tristezza veder tutti questi ragazzi che pedalano, sudano eppure restano fermi esattamente dove sono, dato che le bici sono fissate al terreno. Se vogliamo questa nuova versione della ruota dei criceti è l’icona del gretismo. Una grande agitazione, un grande e nobile fermento, un lodevole momento di riflessione collettiva che non è in grado di produrre risultati concreti. La lotta contro il cambiamento climatico è un problema strutturale. Non si potrà fare nulla se non si va a creare un nuovo modello di sviluppo economico che porti con sé una ristrutturazione delle filiere produttive. Certo molti diranno che, nell’attesa, occorre darsi da fare. Ma la logica del “se ognuno di noi raccogliesse una lattina da terra“, l’abbiamo già vista all’opera. L’impegno dei molti si è arenato comprendendo come, dopo aver raccolto e riciclato quante più lattine possibili, le ciminiere delle centrali a  carbone o ad olii combustibili erano ancora lì, a fare bella mostra di sé, con i loro stupendi pennacchi di fumo tossico e multicolore.

Dopo Roma Greta è attesa a Londra. La città natale dello smog. Quella che ha bruciato più carbone in assoluto nel mondo. In bocca al lupo.

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