I gialloverdi sfregiano il Parlamento poi giocano sporco e plaudono a Mattarella. Dalle opposizioni pieno sostegno al Capo dello Stato. Schiaffone a Salvini sulla sicurezza. Tissone (Silp Cgil): “Un monito importante che come poliziotti democratici condividiamo”

I gialloverdi sfregiano il Parlamento poi giocano sporco e plaudono a Mattarella. Dalle opposizioni pieno sostegno al Capo dello Stato. Schiaffone a Salvini sulla sicurezza. Tissone (Silp Cgil): “Un monito importante che come poliziotti democratici condividiamo”

I primi commenti al messaggio di fine anno arrivano da autorevoli membri del Parlamento. Per l’esattezza da parte della presidente del Senato, Elisabetta Alberti Casellati, esponente di Forza Italia e da Roberto Fico. La prima, forse, ha meno responsabilità sul modo in cui è stata portata avanti la manovra di Bilancio, un continuo sfregio alla democrazia, al Parlamento, essendo una esponente di una forza politica di opposizione. Ma qualcosina in più per evitare una manovra farsa la poteva fare. Al limite poteva compiere un gesto clamoroso per salvaguardare ruolo e dignità di un ramo del Parlamento che, da parte della maggioranza gialloverde veniva indicato come determinante per porre rimedio alla farsa che la maggioranza aveva imposto alla Camera facendo votare la fiducia su una manovra, di fatto, inesistente. E il voto a Palazzo Madama è stato, di fatto, un bis di Montecitorio. Ciò non vale per il presidente della Camera dove ai deputati è stato impedito, di fatto, di votare perfino gli emendamenti in Commissione Bilancio. Così come era entrata, la manovra è arrivata in Aula. La conduzione del dibattito sulla fiducia e poi sul testo, non è stata delle migliori e il presidente Fico ne porta molta responsabilità. Leggendo le dichiarazioni di Fico non si può che rimanere basiti. Dice di condividere “pienamente il ragionamento sulla sicurezza” del presidente Mattarella: “La vera sicurezza si realizza preservando e garantendo i valori positivi della convivenza, rispettando le regole e garantendo opportunità, vivibilità e futuro per i cittadini. Quanto detto sulle modalità di approvazione della manovra va ascoltato con attenzione e considerazione massime. E’ stato importante evitare la procedura d’infrazione, ma vanno poste le condizioni per assicurare  tempi adeguati per la discussione della manovra”. Ci chiediamo quale sia stato il ruolo di Fico, esponente di punta dei pentastellati, “uno che conta”. E quale sarà in futuro sulla sicurezza, problema di fondo da cui è partito il presidente della Repubblica nel suo messaggio, cosa che i media, sempre bene informati su quanto avviene nelle stanze del potere, non avevano previsto. Non a caso in una dichiarazione rilasciata al nostro giornale Daniele Tissone, segretario generale del sindacato di polizia Silp Cgil afferma: “Le parole del Capo dello Stato sulla sicurezza, sul fatto che l’unico modo per realizzarla con efficacia è quello di preservare e garantire i valori positivi della convivenza, rappresentano un monito importante che come poliziotti democratici ci sentiamo di condividere e su cui la classe politica tutta dovrebbe attentamente riflettere. È altresì importante – dice Tissone – il messaggio del Presidente della Repubblica che ricorda come sia necessario essere consapevoli degli elementi che ci uniscono, rifiutando l’astio, l’insulto e l’intolleranza che creano ostilità e timore. Porteremo queste parole e questi messaggi – conclude il sindacalista – al nostro ormai prossimo congresso nazionale, previsto per il 9 e il 10 gennaio a Rimini, dove ci confronteremo sui problemi dell’Italia e in particolare sulle tematiche della sicurezza che oggi più che mai sono il paradigma e lo specchio di questo Paese”.

La manovra si può rivedere. Ancora da scrivere decreti per reddito di cittadinanza e “quota cento”

Torniamo ai nostri “eroi”, si fa per dire, che oggi inneggiano al Capo dello Stato dopo avergli fatto soffrire le pene dell’inferno costringendolo a una firma a tempi quasi scaduti, quando, di fatto, non si sarebbe potuta più cambiare neppure una virgola, pena il ricorso al bilancio provvisorio o, peggio, alla decisone di infrazione per eccesso di passività da parte della Ue. Dice il presidente Conte: “l’obiettivo è continuare ad aiutare chi è in difficoltà e a rilanciare la crescita”. Dove risultino questi “aiuti” è difficile individuare anche perché reddito di cittadinanza e quota cento devono ancora essere scritti, occorrono i decreti. Non solo: quanto promesso in campagna elettorale rimarrà nel libro dei sogni. Dice il vicepremier Di Maio che ha incontrato in una baita sulle Dolomiti il figliol prodigo Di Battista, di ritorno da un lungo periodo di vacanza, di cui parleremo in seguito: “L’attenzione a chi è più debole, l’importanza del lavoro e della sicurezza sono temi che, come Governo, continueremo a portare avanti. Il nostro impegno è di non lasciare indietro nessuno e lo stiamo facendo con il Reddito di cittadinanza e quota 100″. Ma i numeri veri non ci sono ancora. Il decreto non è stato scritto. E sono molti, moltissimi ad essere lasciati indietro, tanto che non si ha il coraggio di dire quanti sono. Non a caso Mattarella nel suo messaggio ha posto un problema quando ha criticato la mancanza di colloquio con le forze sociali ed ha parlato di “verifica del Bilancio”. Perché vanno scritti decreti attuativi delle varie voci della manovra a partire proprio dal reddito di cittadinanza e “quota cento”. Mattarella ha così aperto una finestra importante, di cui i commentatori non hanno tenuto conto, che consente di correggere la manovra. Infine veniamo a Salvini. Fa orecchie da mercante. Anzi prova a far sue le dichiarazioni di Mattarella sulla sicurezza, le stravolge affermando che ora si “va avanti con la legittima difesa”.

Gli interventi degli esponenti delle opposizioni, dal Pd a Leu a Forza Italia, a sostegno del Capo dello Stato

Di “discorso esemplare” parla Maurizio Martina segretario uscente del Pd e candidato alle primarie. Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio, anch’egli candidato a segretario Pd ringrazia Mattarella. “Di nuovo – dice – ha dato voce alle speranze migliori dell’Italia. Di nuovo ha difeso le istituzioni che ci garantiscono la libertà. Di nuovo ha ricordato a tutti che non è con l’odio che si garantisce il futuro”. Interviene il capogruppo di Leu alla Camera, Federico Fornaro che rivolge “un ringraziamento sentito al Presidente Mattarella per il suo caldo invito alle forze politiche e sociali ad adoperarsi per ricucire i legami della nostra comunità nazionale. Un’Italia che costruisce il proprio futuro sui valori della solidarietà e della tolleranza”.

“Un messaggio forte – prosegue Fornaro – che affonda le sue radici nei valori fondanti della nostra Costituzione repubblica e che dovrebbe essere ascoltato e messo in pratica anche da coloro che in questi anni hanno alimentato paure e odio con l’unico obiettivo di costruire nemici funzionali alla loro propaganda. Ringraziamo, infine, il Presidente Mattarella per aver giustamente auspicato che in futuro sia reso possibile un confronto parlamentare sulla legge di bilancio adeguato senza una compressione della discussione”, conclude il capogruppo di Leu. Interviene anche il senatore di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, il quale afferma: “Condivido il messaggio di fine anno del Presidente della Repubblica. Le parole del Capo dello Stato indicano la strada per crescere e stare bene come comunità: solidarietà, sicurezza sociale, rispetto, accoglienza. Anche secondo me l’Italia positiva deve spazzar via la prepotenza delle mafie e l’arroganza del potere. Io ci credo ancora. Siamo un grande Paese, e abbiamo il dovere di dimostrarlo ogni giorno. Grazie Presidente Mattarella”. Per Forza Italia interviene Mara Carfagna, vicepresidente della Camera: “Il richiamo del Capo dello Stato al senso di comunità degli italiani per il bene comune e per lo sviluppo, ricorda a tutti noi i doveri e i privilegi della democrazia, che – afferma – garantisce a tutti i cittadini diritti, equità, solidarietà, giustizia, sicurezza”.

Gli incontri “segreti” fra Di Maio e Di Battista in una baita delle Dolomiti. Subito attaccano il Parlamento

È in questo quadro certo non confortante che se ne aggiunge un altro, certo meno importante ma che serve per mettere in luce a quale punto di degrado sia arrivata la politica al tempo dei gialloverdi. Riguarda i pentastellati che con grande clamore, usando tutti i media possibili, quelli fatti in casa ma anche qualche giornale in cerca di nuove sensazioni, una volta si chiamavano scoop, hanno annunciato il grande ritorno alla politica attiva nientepopodimeno che di Alessandro Di Battista il quale essendo stato a lui preferito come vicepremier e capo di M5S proprio il Di Maio se ne era andato in America latina, in vacanza, a scrivere articoli, memorie. Aveva annunciato il suo ritorno in grande stile incontrando, in occasione della fine d’anno, guarda caso proprio il Di Maio. Località segreta. Si fa per dire. Perché era noto che si trattava di una località sulle Dolomiti, in una baita, il rifugio Valbona, a Moena, piste da sci nel trentino. I due, tanto era secretato l’incontro, si fanno fotografare sorridenti. Di Battista, definito dai media amici “leader del grillismo ortodosso”, non si capisce se il riferimento è al Grillo, impegnato anch’egli in un messaggio dell’ultimo dell’anno, meglio sorvolare perchè sarebbe come sparare sulla croce rossa, oppure a Casaleggio che tiene le redini del comando e della borsa. A dimostrare che fra i due ci sono rapporti cordiali, che più non si può, il Di Battista porta anche il figlio neonato insieme alla compagna Sahra. Da San Francisco al centro America hanno percorso in bus 16.718 chilometri. Dibba è stato lontano dalla politica per sette mesi. Nel frattempo l’azienda di famiglia, in Italia, ha avuto qualche problema economico, ma si sorvola. I due parlano d’altro. In gran segreto avevano annunciato si sarebbero visti. Invece si sa che hanno parlato di possibili incarichi per Dibba. Purché non facciano ombra a “Giggino”. E già che c’erano, hanno annunciato anche la prima mossa: il primo proposito politico. «Buon 2019 a tutti – hanno detto ai cronisti – questo sarà l’anno in cui vi regaleremo una bella legge che taglia gli stipendi a tutti i parlamentari», così ha scritto il Di Maio sui social network. In fondo un male minore rispetto a quanto più volte annunciato da Casaleggio, che vuole eliminare il Parlamento…

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