Altro che Natale. Per l’Europa si prevede una settimana di passione, tra il caso italiano alla Ue, la Brexit, e l’ignavia del presidente francese Macron sui gilet gialli

Altro che Natale. Per l’Europa si prevede una settimana di passione, tra il caso italiano alla Ue, la Brexit, e l’ignavia del presidente francese Macron sui gilet gialli

Ultimi giorni del conto alla rovescia nel confronto tra Commissione europea e governo italiano sulla manovra economica, che potrebbe portare a un accordo tra Roma e Bruxelles o all’avvio di una procedura di infrazione per l’Italia. Lunedì a Strasburgo i commissari incaricati del dossier, Valdis Dombrovskis e Pierre Moscovici, riferiranno in Parlamento di fronte alla commissione Affari economici proprio sul progetto di bilancio italiano, mentre mercoledì è molto probabile anche se ancora non ufficiale che lo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, arrivi in missione a Bruxelles per incontrare Jean Claude Juncker. Il tema sarà certamente affrontato anche a margine del Consiglio dei capi di Stato e di governo di giovedì e venerdì a Bruxelles, ultimo summit dell’anno: in agenda, tra l’altro, il bilancio a lungo termine dell’UE, il mercato unico e l’immigrazione. Settimana chiave anche per la Brexit, ma dall’altra parte della Manica. L’attesa è per il voto della Camera dei Comuni sull’accordo di ritiro siglato da Regno Unito e Unione europea lo scorso 25 novembre. E proprio su Brexit, il giorno prima del voto di Westminster, la Corte Ue si pronuncerà sulla possibilità di revocare unilateralmente l’articolo 50 del Trattato.

Settimana decisiva per il Senato italiano, dove dovrebbero arrivare le correzioni del governo alla manovra finanziaria

In Italia, dunque, settimana economica incentrata sulla manovra. Incassato il primo via libera da parte della Camera, inizia l’iter della legge di bilancio al Senato, con l’esame da parte delle commissioni competenti. E proprio a Palazzo Madama si giocherà la vera partita. Restano ancora molti nodi da sciogliere da ‘quota 100’ per le pensioni, al reddito di cittadinanza. Ma c’è anche l’ecotassa sulle auto inquinanti e potrebbe arrivare la stretta sulle pensioni d’oro. L’Aula della Camera è invece impegnata con l’esame del decreto fiscale, già approvato dal Senato. L’avvio della discussione generale si svolgerà nel pomeriggio di mercoledì. L’esame del provvedimento proseguirà nelle giornate di giovedì e venerdì e il voto dovrebbe essere atteso per sabato. Gli investitori, oltre alle tensioni politiche su Brexit e Italia, guardano anche alla riunione della Bce di giovedì 13. La riunione dovrebbe confermare la sospensione degli acquisti di asset del Quantitative easing a fine 2018, come annunciato in precedenza, nonostante la debolezza dell’economia. Ma l’Eurotower dovrebbe anche annunciare dettagli della sua politica di reinvestimento dei titoli acquistati nel programma e sul lancio di una terza tornata di operazioni di finanziamento a lungo termine (Tltro) l’anno prossimo.

Londra, martedì la Camera dei Comuni vota sulla Brexit. Clima di massima incertezza. May evoca lo spettro della vittoria di Corbyn

A Londra, e in Gran Bretagna, si apre la settimana cruciale sul fronte Brexit per la premier Theresa May. Martedì è in programma lo storico voto in Parlamento della Camera dei Comuni sull’accordo faticosamente raggiunto con l’Ue dopo 17 mesi di negoziati, con un risultato tutt’altro che scontato su cui pende un pesante punto interrogativo. May mette in guardia i deputati conservatori del suo partito, sottolineando che se l’accordo venisse bocciato il Regno Unito si troverebbe “in acque inesplorate”. Un no “significherebbe una grave incertezza per la nazione con un rischio molto reale che non vi sia la Brexit”. Ma non solo. I pericoli sono anche e soprattutto politici. Parlando con il Mail on Sunday, la premier ammonisce che c’è “un leader dell’opposizione che non pensa a niente se non a tentare di indurre un’elezione generale, a prescindere dal costo per il Paese”, e che il laburista Jeremy Corbyn “metta le mani sul potere è un rischio che non possiamo permetterci”. May e il suo governo tentano tutte le vie. Smentiti i rumor che davano la premier pronta a partire per Bruxelles per un ultimo tentativo di strappare un accordo meno indigesto per il suo partito e confermato il voto di martedì, esponenti come il viceministro per la Brexit, Kwasi Kwarteng, cercano di ostentare ottimismo: “Penso che abbiamo una forte possibilità di vincere”. “È un buon accordo, è l’unico accordo”, rimarca il titolare del dicastero, Stephen Barclay, che contro le critiche all’accordo ha opposto la massima secondo cui “il meglio è nemico del bene”. Il rischio è che “i francesi, gli spagnoli e altri chiedano di più se cerchiamo di riaprire la trattativa”. Dopo le recenti defezioni nel governo May potrebbero arrivarne altre, con potenziali successori di Theresa May già ai blocchi di partenza, a cominciare da uno dei suoi principali rivali, Boris Johnson, ex capo della diplomazia britannica e difensore di una Brexit intransigente. I ‘brexiter’ rinfacciano a May di aver sottoscritto un accordo troppo debole, che non tutela abbastanza gli interessi del Paese, invece di usare il ‘pugno di ferro’ con l’Ue sullo stile di Margaret Thatcher. Per ragioni opposte, sperano in una bocciatura gli europeisti, che ancora non hanno rinunciato all’idea che si possa fare marcia indietro e sventare l’uscita del Regno Unito dall’Ue il 29 marzo prossimo.

Francia. Riuscirà Macron, ormai impopolare, a uscire da silenzio e ignavia dinanzi alla sfida dei gilet gialli? 

Dopo un lungo silenzio, Emmanuel Macron riprenderà un ruolo da protagonista nella vicenda dei ‘gilet gialli’, che hanno messo a soqquadro politico e sociale il paese? Questo l’interrogtativo che percorre ogni francese e l’intera opinione pubblica. Il presidente francese avvierà da lunedì una serie di consultazioni. L’Eliseo ha comunicato che per discutere “del grave momento attraversato dal paese” saranno ricevuti a palazzo presidenziale i presidenti del parlamento e i capi dei sindacati. L’inizio del mea culpa di Emmanuel Macron, che potrebbe sfociare in un nuovo pacchetto di misure economiche e sociali la prossima settimana volte a placare l’ira dei gilet gialli, è forse iniziato venerdì scorso, quando il presidente francese ha confessato di aver detto e fatto ‘conneries’ (“stronzate”, in francese), come la limitazione di velocità a 80 km orari o la riduzione della quota di aiuto per gli affitti. Ne riferisce Le Parisien, che descrive il modo in cui Macron è sbottato in un: “Troppe tasse, troppe imposte in questo paese!”. Le Parisien afferma, inoltre, che Macron potrebbe tenere un discorso alla nazione domani sera. L’Europa attende col fiato sospeso anche gli sviluppi francesi, dopo quelli della Gran Bretagna e dell’Italia. Di ciò che attende la Germania dopo l’uscita di Merkel dalla guida della Cdu, parliamo in un altro articolo del nostro corrispondente da Berlino. Sarà una settimana di passione, insomma, più vicina al senso della Pasqua, che del Natale.

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