Istat, Fmi, Corte dei Conti, Bankitalia e l’Ufficio parlamentare di bilancio bocciano la nota al Def dei pentaleghisti. Scritta male e i conti sono errati

Istat, Fmi, Corte dei Conti, Bankitalia e l’Ufficio parlamentare di bilancio bocciano la nota al Def dei pentaleghisti. Scritta male e i conti sono errati

Dopo, Istat, Bankitalia e Fondo monetario internazionale, anche l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) boccia le previsioni di crescita del Pil contenute nella Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef). Il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro, pur apprezzando il forte impegno sugli investimenti pubblici, ha trovato nei documenti del governo “significativi e diffusi disallineamenti” rispetto alle stime elaborate da un panel di quattro previsori indipendenti: oltre allo stesso Upb, ci sono Cer, Prometeia, Ref-Ricerche. Dall’esecutivo, secondo l’economista, è stata preparata una previsione “eccessivamente ottimistica” tanto per il Pil reale (1,5%) quanto per quello nominale (3,1%). E questo porterà quasi certamente ad un confronto difficile con Bruxelles. Pisauro, in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato riunite a Montecitorio, ha detto che le previsioni del governo implicano una “deviazione significativa” anche per la regola della spesa Ue. Se tale deviazione fosse giudicata dalla Commissione europea “chiaramente” al di sotto di quanto raccomandato dal Consiglio europeo nel luglio scorso (aggiustamento strutturale di 0,6 punti percentuali), la stessa Commissione potrebbe giudicare “particolarmente grave” il mancato rispetto delle regole del Patto.

Le critiche di Bankitalia al Def: “reddito di cittadinanza e flat tax tendono ad avere effetti congiunturali modesti” 

In precedenza era stata Bankitalia ad esprimere critiche al Def. Due delle misure ‘simbolo’ di questa manovra economica, reddito di cittadinanza e flat tax, “tendono ad avere effetti congiunturali modesti e graduali nel tempo” e quindi “il moltiplicatore del reddito associato a questi interventi stimiamo che sia contenuto”, ha detto in audizione in Parlamento il vicedirettore generale Luigi Signorini. La terza, il cambiamento della Fornero, per Palazzo Koch è da evitare perché “le riforme introdotte negli ultimi venti anni hanno significativamente migliorato sia la sostenibilità, sia l’equità intergenerazionale del sistema pensionistico italiano. È fondamentale non tornare indietro su questi due fronti”. Non solo: “Le analisi disponibili sugli effetti delle riforme pensionistiche del passato, che hanno posticipato l’età minima di pensionamento, non consentono di sostenere che nel medio-lungo termine un aumento del tasso di occupazione dei lavoratori più anziani peggiori le prospettive occupazionali dei giovani, soprattutto nel settore privato”. Esattamente il contrario di quanto sostenuto poco prima dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, secondo cui la riforma comporta “una temporanea ridefinizione delle condizioni di pensionamento con la creazione di finestre specifiche per consentire alle imprese di assumere nuove persone con nuove profili professionali” ed è necessaria perché il sistema pensionistico attuale “garantisce la stabilità finanziaria di lungo periodo”, ammette “ma, nel breve, frena il fisiologico turnover con i giovani che restano fuori e gli anziani che non possono uscire”.

Il giudizio negativo della Corte dei Conti: “la traiettoria disegnata non appare rassicurante”

Giudizio negativo anche dalla Corte dei conti, secondo cui “la traiettoria disegnata nel quadro programmatico della Nota non appare rassicurante”. Non solo: “Interventi a favore dei trattamenti previdenziali e delle politiche di assistenza che puntino al contrasto della povertà devono essere adottati senza mettere a rischio la sostenibilità finanziaria del sistema”, avvisa il presidente Angelo Buscema, secondo cui “anche sul fronte delle entrate” serve rivedere il sistema impositivo in maniera “più strutturale” per renderlo “coerente con maggiore equità e con un più favorevole ambiente per la crescita”. E cioè “il ripetersi di modalità di prelievo, sanatorie fiscali o mitigazioni del prelievo su limitate tipologie di soggetti, che, pur dettate dall’intento di riequilibrare e, ove possibile, alleggerire l’onere fiscale, può incidere sulla stessa percezione di equità fiscale o introdurre nuove distorsioni nelle scelte adottate nel mondo del lavoro”.

Il Fondo monetario internazionale taglia le stime di crescita per l’Italia, sulle quali si costruisce l’intero castello del Def

E infine, anche il Fondo monetario internazionale taglia le stime di crescita per l’Italia, fanalino di coda di Eurolandia, e invita il governo a non toccare la riforma Fornero. ”Andrebbe preservata” affermano gli economisti di Washington. La replica di Roma è immediata: le stime del Fondo di un pil in crescita quest’anno dell’1,2% e il prossimo dell’1,0% vanno riaggiornate tenendo conto ”della nostra nota di aggiornamento del Def” afferma il premier Giuseppe Conte. Il riferimento è al fatto che le previsioni del Fondo non tengono conto delle nuove stime del governo, e si basano ”sui piani inclusi nel budget 2018 del governo e nel Def di aprile 2018” e assumono sia la cancellazione che gli aumenti dell’Iva. Conte si dice fiducioso sul fatto che la crescita italiana sarà ben superiore a quella attesa da Washington. Critico verso il Fmi anche il ministro per gli Affari europei Paolo Savona, secondo il quale il Fondo così come la Banca d’Italia sbagliano nel ”mettere la stabilità finanziaria come presupposto dello sviluppo, io dico che devono andare almeno di pari passo. La costruzione dell’Europa non dà per scontato che si debba avere la stabilità prima dello sviluppo”. Nella sua analisi sull’economia mondiale, frenata dalla politica dei dazi di Donald Trump, il Fondo constata un rallentamento della ripresa di Eurolandia e delle sue maggiori economie: alla revisione delle stime dell’Italia (abbassate rispetto ad aprile dello 0,3% per 2018 e dello 0,1% per il 2019, ma invariate rispetto a luglio), si aggiungono quelle per la Germania e la Francia.

Le reazioni scomposte dei vicepremier Di Maio e Salvini

Potevano non reagire i due vicepremier? No. “Se Bankitalia vuole un governo che non tocca la Fornero, la prossima volta si presenti alle elezioni con questo programma – tuona Di Maio – Nessun italiano ha mai votato per la Fornero. È stato un esproprio di diritti e democrazia che viene rimborsato. Giustizia è fatta. Indietro non si torna”. Tira dritto anche Salvini: “Niente e nessuno ci potrà fermare. Andiamo avanti tranquilli, l’economia crescerà anche grazie alla modifica della legge Fornero, un’opera di giustizia sociale che creerà tanti nuovi posti di lavoro”. Sono molti però i dubbi sollevati da Bankitalia. Come il fatto che “il disavanzo strutturale resterebbe su un livello elevato per un paese caratterizzato da un alto debito; non lascerebbe molti margini di azione nel caso in cui si rendesse necessario fronteggiare una nuova situazione di rallentamento ciclico”. E raccomanda che, nel precisare in dettaglio gli interventi previsti, sarà opportuno evitare che a misure espansive permanenti facciano fronte anticipi di entrate, coperture temporanee o clausole di incerta applicazione”. Infine, dopo la decisione dell’Upb, ora la mossa spetta al ministro dell’Economia Giovanni Tria, che ha due opzioni: la prima è recepire le richieste di modifica del quadro macroeconomico, l’altra è non farlo. Una risposta, secondo quanto trapela dal ministero di via XX settembre, Tria la darà in Parlamento già mercoledì, probabilmente in mattinata, prima di partire verso Bali per un incontro dell’Fmi. Nel caso Tria rivendicasse la bontà del suo quadro – e probabilmente lo farà, visto che i vicepremier Di Maio e Salvini hanno reagito con un “andiamo avanti” – il ministro dovrà spiegare alle commissioni parlamentari competenti le sue motivazioni.

L’ultima polemica dei 5Stelle dopo le 5 sonore bocciature. Minacce a Bankitalia e all’Upb

Momenti di tensione in Commissione Bilancio, anche a tarda sera, durante l’audizione del presidente dell’Ufficio parlamentare di bilancio, Giuseppe Pisauro. La polemica è stata scatenata da Marialuisa Faro, deputata del Movimento 5 Stelle, che ha definito la bocciatura dell’Upb “priva di alcun fondamento scientifico e di profilo puramente politico”. Faro ha insistito quindi sul fatto che i tre componenti dell’Ufficio siano stati nominati dal governo Renzi: sia il presidente Pisauro che i consiglieri, Alberto Zanardi e Chiara Goretti, “collaboratrice di Carlo Cottarelli nel team della spending review”. Parole a cui ha reagito l’opposizione: “Questo è un processo politico”, si è sentito dalla sala Mappamondo. Ad intervenire è stato quindi Luigi Marattin del Partito Democratico: “qui si tratta un’Autorità indipendente come un nemico politico”, ha sottolineato, accusando la deputata 5S di “disprezzo per le istituzioni” e chiamando in causa il presidente della Commissione Claudio Borghi a difesa dei componenti Upb. Ma il carico da 90 lo ha messo Alessandro Di Battista (e non si capisce a quale titolo) contro Bankitalia. “Oggi Bankitalia è di fatto controllata dalle banche private che dovrebbe controllare e le banche sono incazzate nere, non perché ci sarà deficit al 2,4% ma perché per la prima volta si distribuiscono risorse alla povera gente e non a loro”, scrive Alessandro Di Battista sul suo profilo Facebook, ironizzando sulle critiche di palazzo Koch alla manovra predisposta dal governo. Di Battista esprime quindi l’auspicio che “il governo, passata la legge finanziaria, metta mano” alla governance di Banca d’Italia e ai “conflitti di interessi tra Dipartimento del Tesoro e banche d’affari”, perché “democrazia significa potere ai cittadini, non agli avvoltoi del secolo”. La filosofia di questo governo ormai è sempre la stessa, come una sorta di disco rotto: “noi abbiamo fatto bene tutto, perfino i conti. E chi non è d’accordo subirà la nostra vendetta”. Povera Italia…

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