Il quotidiano della sinistra israeliana Haaretz: “perché l’omicidio Khashoggi è un disastro per Israele”

Il quotidiano della sinistra israeliana Haaretz: “perché l’omicidio Khashoggi è un disastro per Israele”

La scomparsa del giornalista saudita Jamal Khashoggi da Istanbul il 2 ottobre scorso e le ombre di omicidio nei confronti di Riad hanno implicazioni di più ampia portata delle accuse di brutalità e spregiudicatezza contro l’erede al trono Mohammed bin Salman. Lo sostiene un editoriale del quotidiano israeliano “Haaretz”, secondo cui a Gerusalemme e Washington “sono in lutto per il loro intero concetto strategico per il Medio Oriente, non ultimo per contrastare l’Iran”. Pur riconoscendo la “scioccante brutalità del rapimento e dell’omicidio” di Khashoggi, l’editoriale si concentra su questioni geopolitiche. “Da un lato, i cinici possono sostenere che la sfrontatezza dell’omicidio Khashoggi differisca soltanto per livello e non per tipologia dal noto comportamento degli autocrati arabi, compresi gli alleati degli Stati Uniti”, sostiene il quotidiano. L’editorialista sottolinea come gli interessi statunitensi possano ancora beneficiare di alcune riforme economiche e sociali ideate dall’erede al trono saudita e dell’obiettivo strategico comune con Riad di controllare il ruolo dell’Iran nella regione. Il caso Khashoggi, per l’editorialista, “oltre a cancellare le linee rosse dell’immoralità, indica anche l’inaffidabilità fondamentale di Riad sotto Mohammed bin Salman come partner strategico”.

Citando Napoleone, l’editorialista di “Haaretz” sostiene che il caso Khashoggi “è peggio di un crimine, è un errore”. Secondo l’autore, infatti, l’erede al trono aveva già dimostrato di essere un “attore spericolato e impulsivo” in politica estera, citando la campagna contro gli Houthi in Yemen, le “dimissioni forzate” del premier libanese Saad Hariri, il boicottaggio contro il Qatar e l’interruzione delle relazioni con il Canada. Per l’editoriale, Mohammed bin Salman non avrebbe tenuto conto delle critiche del Congresso Usa rispetto al caso Khashoggi e “non ha capito che il rapimento e lo smembramento del giornalista era più di quanto gli statunitensi possano accettare”, sebbene “Trump possa non interessarsene”. Per Israele, “questo sordido episodio modifica le prospettive di una nuova realtà del Medio Oriente che Gerusalemme ha cercato di promuovere – una coalizione araba sciita-israeliana, sotto l’egida degli Stati Uniti, per controllare i jihadisti iraniani e sunniti – e mostra che questa strategia non può essere presa in considerazione”. Secondo l’autore dell’editoriale Israele dovrà “stare attento a come gioca la prossima mossa” perché, sebbene l’episodio Khashoggi non smantellerà l’alleanza Riad-Washington, ci sarà un prezzo da pagare per la repulsione del Congresso e dell’opinione pubblica. Un possibile prezzo da pagare potrebbe essere, per l’editorialista, una “restrizione significativa alla vendita di armi” a Riad. In questo quadro, evidenzia l’editoriale, Israele ha un “chiaro interesse a mantenere l’Arabia Saudita tra gli alleati degli Stati Uniti per massimizzare l’allineamento strategico contro l’Iran, ma dovrà evitare di diventare un lobbista di Mohammed bin Salman a Washington”.

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