Alfonso Gianni. Il rinculo di governo. Keynes c’entra ben poco, anzi nulla. L’imbroglio sul reddito di cittadinanza, diventa reddito di sudditanza

Alfonso Gianni. Il rinculo di governo. Keynes c’entra ben poco, anzi nulla. L’imbroglio sul reddito di cittadinanza, diventa reddito di sudditanza

“L’orgogliosa sicurezza” con la quale il governo pentaleghista si era giorni fa presentato alle telecamere e ai balconi di Palazzo Chigi, sì è assai rapidamente incrinata. La Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza ha avuto un parto alquanto travagliato. Lo stesso ministro del Tesoro ha sostenuto prima cose che non ha potuto garantire, poi ha dovuto rinunciare alla partecipazione alla riunione di Ecofin, perché di fatto non aveva in mano che una cover con su scritta la fatidica cifra 2,4%. Il resto era ancora tutto da definire e da scrivere. Cosicché per diversi giorni tutti sono stati costretti a ragionare (o sragionare in diversi casi) su un Def che somigliava alla celebre araba fenice: che vi sia, ciascun lodice; dovesia, nessun lo sa, celebrata dal Metastasio e ripresa dal Da Ponte nel libretto di “Così fan tutte” di Mozart. Solo da pochissimo il testo è finalmente comparso. Sono ben oltre 100 pagine che andranno lette e valutate molto attentamente. Sull’argomento quindi si ritornerà, anche se la sostanza è ormai nota. Il passo indietro rispetto alle velleità di sfondamento dei vincoli europei è clamoroso. Il rapporto deficit/Pil dato inizialmente al 2,4% per un triennio, sarà pari a quella cifra solo per l’anno venturo, mentre per il 2020 scenderà al 2,1% e si ridurrà al 1,8% nell’anno successivo. E’ bastato uno stormir di fronda da parte degli organi Ue e soprattutto dello spread e delle minacce dei mercati, per ridimensionare la portata “sovversiva” del documento governativo.

Lungo e inusuale colloquio fra Mattarella e Draghi

 Nel frattempo si è anche registrato un lungo colloquio, abbastanza inusuale, fra Mattarella e Draghi. E’ stato definito riservato, ma è ovvio, sia da quanto è trapelato, sia in base alla semplice logica, che l’argomento sia stato proprio la manovra di bilancio e le reazioni che può suscitare negli ambienti europei. Si sente dire che la bocciatura da parte Ue sia già pronta. E ancora di più si teme un possibile downgrade delle maggiori agenzie di rating che si esprimeranno a fine mese.

Ma, va detto subito, che la cosa peggiore che una opposizione di sinistra può fare è invocare l’intervento censorio degli organi della Ue in nome della fedeltà a patti ingiusti e irrealizzabili, quali il Fiscal Compact. Sarebbe il migliore assist per le forze di governo, le quali si troverebbero nella felice condizione di passare per difensori del popolo contro le vessazioni dei poteri forti sovrannazionali senza averne alcun merito.

Tanto più, e su questo bisogna concentrare l’attenzione, che la riduzione non riguarda solo le percentuali del rapporto deficit/pil, ma la portata dei provvedimenti annunciati.  In estrema sintesi la Nota affida al reddito e alle pensioni cd di cittadinanza 9 miliardi. Al rafforzamento dei centri per l’impiego va 1 miliardo. Alla quota 100 per il cd. superamento della legge Fornero 7 miliardi. Per la FlatTax2 miliardi. Per le assunzioni nelle forze dell’ordine: un miliardo. Per gli indennizzi ai truffati dalle banche 1,5 miliardi. Distribuendo così 21,5 miliardi sostanzialmente lungo sei voci. Già le cifre e la loro destinazione ci indicano il lavoro di spartizione operato tra Lega e 5Stelle ai fini di soddisfare l’elettorato di riferimento di ciascuno. Ma la portata quantitativa e soprattutto qualitativa dei provvedimenti denunciano una riduzione sostanziale e in alcuni casi un vero e proprio stravolgimento delle promesse contenute nel famoso contratto di governo.E c’è chi, al di là delle roboanti dichiarazioni di Di Maio e Salvini, prevede ulteriori arretramenti in sede parlamentare.

Per le pensioni si ridimensiona la quota 100. Non è un grande passo in avanti

La quota 100 per le pensioni, cioè 62 anni di età con 38 di contribuzione, sembra un grande passo in avanti. Ma si ridimensiona di parecchio se si considera che il dato sugli anni della contribuzione resta fermo (con tutte le difficoltà per raggiungerlo per generazioni di precari o per le donne). Per cui quota 100, diventa immediatamente quota 101, 102 ecc. facendo salire l’età del pensionamento. La Falttaxdiventa in realtà un “trial tax”, che non è un gioco di parole sul cognome del Ministro dell’economia, ma descrive un sistema a tre aliquote. Intanto si comincerebbe da una cosa che c’era già, l’imposta sui redditi d’impresa, ritoccata al ribasso, al 15% per le partite Iva con un tetto di guadagno di 65mila euro l’anno.Ma ciò che è più scandaloso è l’imbroglio sul reddito di cittadinanza. Era già chiaro che non si trattava di questo, ma di un reddito di inclusione – come quello già esistente- rafforzato. Ma le ultime precisazioni di Di Maio trasformano quel reddito cd di cittadinanza in uno di sudditanza. Dal momento che la persona che lo riceve non deve farne uso per acquisti voluttuari e immorali, deve essere disponibile ad attivarsi facendo otto ore di lavoro gratuito alla settimana, non può dire di no a tutte le prime tre proposte di lavoro che gli vengono fatte.

Solo un miliardo per l’ammodernamento dei centri dell’impiego

A farle sarebbero i centri per l’impiego, che ora versano in una misera condizione. Per il loro ammodernamento vi è solo un miliardo, esattamente quanto si prevede per il potenziamento delle forze dell’ordine. Tra le due cose non vi è un nesso diretto, ma la mente corre al più famoso testo di Foucault “Sorvegliare e punire”, dal momento che il povero, il non lavoratore, il giovane in cerca d’impiego viene in sostanza identificato come il colpevole della propria condizione. Quindi riceve un reddito non solo condizionato, ma sorvegliato. E dove supera il lecito può essere punito fino a 6 anni di galera per dichiarazioni non conformi alla legge – dice Di Maio -, mentre con l’altra mano il governo assicura un nuovo ennesimo condono chiamato “pace fiscale”. Il classico “due pesi due misure”.

Come ben si vede Keynes qui c’entra ben poco. Anzi per nulla. Soprattutto se si guarda la manovra dal punto di vista della cd crescita. Il governo prevede l’1,5% per l’anno prossimo, l’1,6% per quello successivo, ripiegando sull’1,4% nel 2021. Come, davvero non si sa, visti gli attuali tassi crescita da prefisso telefonico. Visto soprattutto il crollo della produzione industriale dell’ultimo trimestre. Una politica di investimenti non esiste. Ci sono invece le solite provvidenze per le imprese, in particolare gli iperammortamenti previsti da Industria 4.0. Una logica che ricalca pedissequamente quella seguita dai precedenti governi, senza neppure un rinnovamento di facciata. Pensare quindi che il rapporto fra deficit e Pil diminuisca sulla base della crescita di quest’ultimo, cioè del denominatore della frazione, è sulla base di questa manovra la cosa più improbabile. In questo modo non ci salveremmo dall’aumento dell’Iva nel 2020. Né si vedono chiari di luna nell’economia internazionale che possano permettere alla barca italiana comunque di galleggiare. Si è sentito dire che con questa manovra la politica riprende il comando sull’economia. Sì ma si tratta di una cattiva politica, quella che consiste nel rimescolare un poco le carte ai livelli più bassi della società, esaurendo in ciò la carica populista, lasciando inalterate le condizioni del famoso 1% più ricco.

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