Legambiente, SOS amianto. Dossier sui ritardi dei Piani regionali, delle bonifiche e delle alternative alle discariche. Zampetti: “Ripristino degli incentivi per fotovoltaico al posto di eternit sui tetti”

Legambiente, SOS amianto. Dossier sui ritardi dei Piani regionali, delle bonifiche e delle alternative alle discariche. Zampetti: “Ripristino degli incentivi per fotovoltaico al posto di eternit sui tetti”

Ancora una volta nel settore edile italiano si torna a parlare di amianto, piaga persistente il cui maggiore ostacolo rimane lo smaltimento. A farlo è Legambiente che, a distanza di 26 anni dall’approvazione della Legge 257/92 in materia di edificazione, che ha messo al bando l’amianto nelle costruzioni pubbliche e private, e a tre anni dall’ultimo report, attraverso il dossier “Liberi dall’amianto? I ritardi dei Piani regionali, delle bonifiche e delle alternative alle discariche” pone l’accento sulla problematica che continua a minacciare la salute e l’ambiente. Ogni anno in Italia sono oltre 6mila i morti a causa dell’amianto e tra il 1993 e il 2012 sono stati 21.463 i casi di mesotelioma maligno. A livello regionale i territori più colpiti sono Lombardia (4.215 casi rilevati), Piemonte (3.560) e Liguria (2.314).

Quest’anno l’indagine, riservata alle amministrazioni regionali, è stata effettuata mediante un questionario di sette domande – Piano Regionale Amianto; censimento e mappatura; stato di avanzamento delle bonifiche sul territorio regionale; monitoraggio; impianti di smaltimento; costi e incentivi; attività di formazione e informazione.

I dati raccolti, su una base di circa 66.087 siti mappati dalle Regioni (15 su 21, mancano all’appello Abruzzo, Calabria, Liguria, Molise, Toscana e Umbria) per un totale di oltre 36,5 milioni di metri quadrati di coperture, vanno a comporre un quadro significativo della situazione generale. Di questi 66.087, 1.195 (804 sono solo in Piemonte) sono i siti mappati ricadenti in I Classe (quella prioritaria in cui bisognerebbe intervenire con maggior urgenza); nel 2015 erano 360.

Attualmente, il censimento 2018 risulta completato da 7 Regioni su 15 (Campania, Emilia Romagna, Marche – solo per edifici pubblici e imprese-, Puglia, Sardegna, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta), mentre nelle restanti altre 8 – di cui 6 hanno approvato il Piano Regionale Amianto (Basilicata, nella provincia autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Sicilia e Veneto) – la procedura è ancora in corso.

È stato riscontrato che in 370mila strutture è presente amianto, di cui 20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015), 50.744 edifici pubblici (+10% rispetto al 2015%), 214.469 edifici privati (+50% rispetto al 2015%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015%) e 18.945 altra tipologia di siti (dieci volte di quanto censito nel 2015). Per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto.

Su 265.213 edifici (tra pubblici e privati), ad oggi sono stati bonificati all’incirca 6869 edifici.

Diversi fattori concorrono al ritardo nella messa in essere di processi di risanamento del territorio, che prevedono smaltimento dell’amianto e bonifica dei siti contaminati. In cima alla lista delle cause vi sono la carenza nel numero degli impianti a disposizione, che ad oggi sono quasi pieni, le volumetrie residue comunicate con i questionari sono pari a 2,7 milioni di metri cubi (un terzo in meno rispetto ai 4,1 milioni di mc del 2015) e sarebbero a malapena sufficienti a smaltire i soli quantitativi già previsti. Inoltre, c’è da considerare le inadempienze da parte delle amministrazioni di alcune Regioni, come il Lazio e  la Provincia Autonoma di Trento, nell’attuazione di piani regionali amianto (PRA, previsti dalla L.257/92), che devono essere pubblicati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge.

Il dossier di Legambiente raccoglie anche un contributo dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA) che fa il punto sullo stato attuale delle tecnologie esistenti per l’inertizzazione dell’amianto, possibili alternative di smaltimento rispetto alla discarica.

“Occorre completare al più presto il censimento e la mappatura dei siti contenenti amianto, su cui definire le priorità di bonifica – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – a partire dalle scuole in cui è ancora presente la pericolosa fibra. È importante provvedere ad implementare l’impiantistica su tutto il territorio nazionale, poiché anche il numero esiguo di discariche incide sui costi. Infine occorre ripristinare e rendere stabile e duraturo il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, visti gli importanti risultati ottenuti in passato è assurdo che questo strumento sia stato rimosso”.

Al Parlamento Legambiente chiede che si riprenda la discussione del “Testo Unico per il riordino, il coordinamento e l’integrazione di tutta la normativa in materia di amianto”, presentato nel novembre del 2016 al Senato e bloccato da due anni a Palazzo Madama. La proposta di Legambiente spazia anche verso una nuova frontiera legata alla produzione di energia pulita, che prevede la sostituzione dei tetti con amianto con coperture solari che già in passato si è mostrato essere un metodo efficace.

Attività di informazione e sensibilizzazione tra i cittadini, insieme a buona formazione del personale tecnico (Asl, Arpa, medici del lavoro etc) sono tra i punti di forza da tenere sotto controllo per sostenere dal basso l’impresa.

“Le attività di informazioni – dichiara Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente – dovrebbero essere realizzate con maggior frequenza e capillarità nei territori. Su una tematica così complessa e delicata non si possono, quindi, lasciare i cittadini da soli nell’individuazione della possibile presenza di amianto negli immobili e manufatti di proprietà; così come nella scelta del percorso di bonifica da intraprendere o nelle spese da sostenere”.

Tra le iniziative Legambiente più riuscite, le campagne di informazione “Sicilia e consumatori: diritti e tutele” e “Puglia eternit free”.

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