Ilva. Calenda e Bellanova non possono più tacere. Il contratto siglato con Mittal reso noto dal Secolo XIX. Peluso (Cgil Taranto): massima occupazione, sicurezza, tutela di salute e ambiente

Ilva. Calenda e Bellanova non possono più tacere. Il contratto siglato con Mittal reso noto dal Secolo XIX. Peluso (Cgil Taranto): massima occupazione, sicurezza, tutela di salute e ambiente

Forse sarebbe il caso che il ministro per lo sviluppo, Calenda, sempre molto ciarliero, e la viceministra Bellanova, anch’essa con la parlantina facile, si decidessero a dire qualcosa a proposito della vicenda Ilva che, ogni giorno, ad ogni tornata di trattativa, riserva delle sorprese. Tutte in negativo purtroppo per i lavoratori e i sindacati, i quali ormai da tempo, ad ogni tornata di trattativa nella sede del Mise, il ministero dove si “congelano” più di 150 vertenze che riguardano decine di migliaia di lavoratori, fra queste l’Alcoa, denunciano un fatto molto grave che, di fatto blocca la trattativa: l’esistenza di un contratto di affitto, con obbligo di acquisto, siglato fra ministero, cui fa capo la gestione commissariale, e la direzione di Am InvestCo Italy, la cordata guidata da Arcelor Mittal. Calenda e Bellanova hanno sempre negato l’esistenza ai alcune clausole già concordate con l’azienda alle spalle dei sindacati. Ora l’evidenza dei fatti non può più essere negata. I punti fondamentali sono stati resi noti dal Secolo XIX, giornale genovese. Il contratto porta la data del 28 giugno 2017.

Consiglio di fabbrica, Fiom, Fim, Uilm: “Questa non è la nostra trattativa”

Fiom Cgil è la prima organizzazione a denunciare l’esistenza di un contratto di affitto, di cui il ministero, parte in causa, non poteva essere all’oscuro, poi con Fim Cisl, Uilm Uil, il Consiglio di fabbrica sigla una forte presa di posizione. I contenuti del documento, gli accordi con il ministero erano stati richiamati più volte dagli stessi dirigenti Mittal al tavolo di trattativa dai dirigenti Mittal. “Questa non  è la nostra trattativa”, la risposta dei sindacati e l’annuncio, dopo lo sciopero di 24 ore dei lavoratori degli altiforni di Taranto, della mobilitazione dei lavoratori. A distanza di poco più di 24 ore arriva l’articolo del giornale genovese e una dichiarazione da parte del segretario generale della Cgil di Taranto. Partiamo dall’articolo del Secolo XIX. “Diecimila persone assunte, ma solo per la durata del piano industriale –leggiamo – poi saranno 8.500; assunzioni con esclusione di continuità con il passato. Sono alcuni dei punti del contratto di affitto con obbligo di acquisto siglato dalle società del gruppo Ilva e da Am InvestCo Italy il 28 giugno 2017. Nell’arco del piano Am non può licenziare, ma può incentivare l’esodo e avvalersi degli ammortizzatori sociali. La violazione dell’obbligo dei livelli occupazionali comporta una penale di 150 mila euro per dipendente licenziato. Il prezzo dell’aggiudicazione è stato fissato a 1,8 miliardi di euro, mentre quello dell’acquisto verrà calcolato con la valutazione del magazzino, dei debiti e dei crediti. L’acquisto è subordinato al verificarsi di una serie di condizioni legate, tra l’altro, alle pendenze giudiziarie”.

AI sindacati il contratto non è stato fatto leggere. Vediamo alcuni punti

“Ai sindacati quel contratto non è stato fatto leggere per motivi di riservatezza. L’atto contiene ogni singolo elemento dell’operazione, dal potere di firma di Am InvestCo, la cordata guidata da ArcelorMittal, ai piani industriali e ambientali, dalle fonti di finanziamento ai sequestri della magistratura, dalle perizie alla documentazione della Commissione europea. Ciò che emerge conferma quanto denunciato dalle organizzazioni dei lavoratori, che hanno abbandonato il tavolo della trattativa al Mise lamentando il fatto che il negoziato sia ‘ingabbiato’ da quanto già stabilito nel contratto”. Vediamo alcune voci: Occupati – L’accordo sindacale “di contenuto coerente con quanto previsto nel presente contratto e nel piano industriale”, dando per acquisiti i numeri e la discontinuità. Alla voce ‘dipendenti’ si legge che Am è obbligata a impiegare “un numero complessivo di prestatori di lavoro pari ad almeno 10.000 persone”, ma viene anche confermato che quel livello è garantito solo “per la durata del piano industriale”, dopodiché a regime l’organico  è di 8.500 unità. Il contratto prevede che Am InvestCo si impegni a “formulare una proposta di assunzione a ciascuno dei dipendenti, con esclusione di qualsivoglia continuità rispetto al rapporto di lavoro intrattenuto” con la vecchia Ilva. Nell’arco del piano, Am non potrà licenziare, ma potrà “incentivare l’esodo volontario” e “avvalersi di qualsiasi ammortizzatore sociale”. Per quanto riguarda la voce Affitto il contratto prevede che gli stabilimenti di Taranto, Genova e Novi Ligure e Ilvaform, Taranto Energia e Ilva Servizi Marittimi vengano ceduti dapprima in affitto: 180mila euro il canone annuo, che dovrà essere scalato dal prezzo di acquisto. Per le possibili  Penali  si prevede che la violazione dell’obbligo di mantenimento dei livelli occupazionali comporta l’applicazione di una penale di 150mila euro per ogni dipendente licenziato. È inoltre previsto un monitoraggio dell’implementazione dei piani industriale e ambientale. Insomma Mittal non  si è fatto mancare niente.Il silenzio del ministero di fronte alle pressanti richieste avanzate più volte dai sindacati a proposito dei contenuti del contratto non ha bisogno di commenti.

Il futuro dell’Ilva, uno scenario già notevolmente ricco di incognite

Dice Peluso, il segretario generale della Fiom di Taranto: “Commentare la vicenda che riguarda il futuro dell’Ilva senza guardarla nel suo complesso nazionale, e soprattutto europeo, rischia di incupire uno scenario già notevolmente ricco di incognite”. Se i pre-requisiti indicati dall’Ue “non si fossero attuati, l’Italia – prosegue – si sarebbe trovata di fronte alla già avviata procedura di infrazione per ‘aiuti di Stato’, monetizzabile in circa cinque miliardi di euro di multa”. La Comunità europea poneva “condizioni chiare che nessun governo avrebbe potuto variare: non si sarebbero potuti porre condizionamenti sul numero dei dipendenti né sulla quota di stabilimento da acquisire, e si sarebbe dovuto procedere in discontinuità nei rapporti di lavoro, come previsto peraltro dalle stesse norme italiane della legge Marzano relativa alle vendite per complessi industriali in amministrazione straordinaria”. Il segretario tarantino rimarca però che, in deroga proprio “a quest’ultimo aspetto, il contratto di vendita ha introdotto alcuni elementi di garanzia per i lavoratori. Ovvero: non si possono avviare licenziamenti collettivi per tutto il periodo di realizzazione del piano industriale proposto da Mittal, si devono assumere almeno 10 mila addetti (a fronte degli 8.500 proposti da Mittal), e soprattutto per perfezionare la vendita è necessario e vincolante il contratto con i sindacati. In sede di contrattazione abbiamo già ribadito – afferma – che non ci può essere nessun tipo di scambio o di svendita rispetto al piano ambientale e che non ci possono essere deroghe a quegli adempimenti di sicurezza e tutela della salute e dell’ambiente nel tentativo di soddisfare l’obiettivo della massima occupazione. Ma al miglior risultato possibile noi dobbiamo tendere”.

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