Cannes 2018. L’elettrizzante e esuberante Leto di Kirill Serebrennikov in corsa per la Palma d’Oro e la guerra ucraina nel film Donbass di Sergei Loznitsa per la Cerimonia d’apertura della sezione un Certain Regard

Cannes 2018. L’elettrizzante e esuberante Leto di Kirill Serebrennikov in corsa per la Palma d’Oro e la guerra ucraina nel film Donbass di Sergei Loznitsa per la Cerimonia d’apertura della sezione un Certain Regard

Questa volta la magia del cinema non è riuscita a compiere il miracolo. Il quarantottenne regista russo Kirill Serebrennikov, è assente da Cannes, la sua sedia è vuota. È rimasto agli arresti domiciliari nel suo appartamento moscovita. Non gli hanno permesso di accompagnare il suo film Leto. Arrestato nell’agosto 2017 a  Sant Pietroburgo, durante le riprese del film nella Selezione Ufficiale. Il lungometraggio in bianco e nero, è dedicato alla nascita del rock nell’URSS della Perestroika. Il regista è assente, ma il suo film è  davvero riuscito, pieno di vita e  emana una straordinaria effervescente euforia. È toccante, dà speranze, parla d’amore, di un amore puro e di persone che hanno cercato la libertà in Russia alla fine degli anni ‘80 attraverso anche la  forza creativa. In lizza per la Palma d’oro, Leto ci racconta gli inizi della leggenda del re del rock sovietico Viktor Tsoi. A Lenigrado, in un’estate inizio anni ‘80, si scambiano di contrabbando i dischi di Lou Reed e di David Bowie. Mike e sua moglie, la deliziosa e dolce Natasha, incontreranno il giovane Viktor Tsoi e insieme a una nuova generazione di musicisti cambieranno il corso del rock’en’roll in Unione Sovietica. Scene animate e canzoni appassionate scelte dall’”enfant terrible” del teatro russo (così è definito il regista), ci accompagnano durante il film.

Di tutt’altro genere, ma molto coinvolgente il film di apertura della sezione Un Certain Regard dal titolo Donbass del regista Sergei Loznitsa. Racconta con descrizione precisa e delinea con tratti tanto satirici quanto drammatici gli eventi realmente accaduti nel 2014 e 2015 nell’Ucraina orientale, dove impazza una guerra civile che il regista sceglie di ritrarre attraverso 13 episodi. Il film si svolge nel Donbass, una regione dell’est dell’Ucraina occupata da bande di ganster. La guerra continua tra l’armata ucraina sostenuta da volontari e le gang separatiste sostenute dai militari russi. È una guerra ibrida che si svolge contemporaneamente al conflitto armato, accompagnata da morti, furti di massa che portano umiliazione nella popolazione. Non esiste che paura, odio, violenza. “Viviamo nell’età della pietra” racconta Loznitsa. “È il ritratto composito di un territorio in piena disgregazione, in preda a racket di ogni tipo, afflitto dalla corruzione e dalla legge del più forte, una regione dove gli abitanti cercano semplicemente di sopravvivere in mezzo a uomini armati e checkpoint dove il pericolo è onnipresente” ha raccontato  il cineasta ucraino. La guerra di oggi pare quella di 70 anni fa, una guerra patrottica e civile al tempo stesso. Secondo Loznitsa, la violenza degli scontri tra le truppe russe e ucraine ha un solo scopo: “impedire all’Ucraina di diventare uno stato indipendente”.

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