5 maggio 2018, bicentenario di Karl Marx. Il settimanale The Economist lo critica ma ne consiglia la lettura. “I proletari di Marx sono i precari di oggi”

5 maggio 2018, bicentenario di Karl Marx. Il settimanale The Economist lo critica ma ne consiglia la lettura. “I proletari di Marx sono i precari di oggi”

In occasione della celebrazione del bicentenario dalla nascita di Karl Marx, il settimanale britannico The Economist, quello letto per lo più da chi frequenta la City londinese e Wall Street a New York, gli dedica un articolo che ha per titolo: “governanti del mondo, leggete Marx!”. Per come è stato confezionato, l’articolo del settimanale di tradizione liberal, ha suscitato la nostra curiosità. Non rinuncia ovviamente a criticare Marx, soprattutto rilevandone quelli che il settimanale ritiene errori gravi: “egli fallì nell’anticipare due degli sviluppi più grandi del XX secolo: l’ascesa del fascismo e del welfare state. Ed erroneamente credeva che il comunismo affondasse le sue radici nelle economie più avanzate. L’unico successo di un regime autodichiaratosi marxista oggi è un entusiasta praticone del capitalismo (o ‘socialismo con caratteristiche cinesi’)”. Ma poi, ecco il giudizio che non ti aspetti: “in ogni caso, proprio per tutte le sue previsioni, Marx resta una figura monumentale. La domanda che si pone è però sempre la stessa, almeno secondo noi: come mai il mondo resta affascinato dalle idee di un uomo che ha contribuito a produrre così tanta sofferenza? La ragione ovvia è la potenza assoluta di quelle idee. Marx può perfino non essere stato lo scienziato che credeva di essere. Ma è stato un pensatore brillantissimo: ha sviluppato una teoria della società guidata dalle forze economiche – non solo dai mezzi di produzione ma dalla relazione tra padroni e operai – e destinata a passare attraverso certe fasi evolutive. Ed è stato uno scrittore brillantissimo. Chi può dimenticare la sua osservazione per cui la storia si ripete, ‘la prima volta come tragedia, la seconda come farsa’?”. Certo, aggiunge l’autore dell’articolo, “Bakunin lo descrisse come ‘ambizioso e vanesio, litigioso, intollerante e testone… rancoroso e vendicativo fino alla pazzia’. Ma combinate egomania e genio e otterrete una forza formidabile. Credeva assolutamente di aver ragione; di aver scoperto la chiave della storia che avrebbe superato i filosofi precedenti. Insisteva nella diffusione delle sue teorie, al di là degli ostacoli che il destino (o le autorità) mettesse sulla sua strada. Il suo concetto di felicità era ‘combattere’; il suo concetto di povertà era ‘sottomettersi’, tratto che condivideva con Friedrich Nietzsche”.

Ed ecco il tentativo di attualizzare il pensiero di Marx, sia pure dal versante liberal: “La ragione principale del continuo interesse verso Marx è che le sue idee, comunque, sono più rilevanti di quanto lo siano state per decenni. Il consenso post bellico che aveva trasferito il potere dal capitale al lavoro e aveva prodotto una ‘grande compressione’ nella qualità della vita sta svanendo. La globalizzazione e l’ascesa dell’economia virtuale stanno producendo una versione del capitalismo che ancora una volta pare fuori controllo. Il rovesciamento del potere dal lavoro al capitale comincia a produrre una reazione popolare, e spesso populista. Non ci si meraviglia dunque che il libro di economia di maggior successo di questi anni sia proprio il Capitale del XXI secolo di Thomas Piketty, che riecheggia il Capitale di Marx e la sua costante attenzione per la disuguaglianza. Marx sosteneva che il capitalismo fosse in sostanza un sistema di compravendita: piuttosto che creare ricchezza dal nulla, come piaceva loro immaginare, i capitalisti in fondo non fanno altro che espropriare la ricchezza degli altri. Marx aveva ragione su un punto centrale del capitalismo nella sua forma burocratica. Una quantità scandalosa di industriali oggi sono burocrati aziendali piuttosto che creatori di ricchezza, i quali usano formule convenienti per garantirsi profitti sempre più elevati. Lavorano gomito a gomito con una folla crescente di altri compravenditori, come i consulenti del management (che elaborano nuove giustificazioni per i compravenditori), membri professionisti dei consigli di amministrazione, e politici in pensione. Per Marx, il capitalismo è per sua natura un sistema globale: ‘deve celarsi ovunque, insediarsi ovunque, stabilire legami ovunque’. Tanto vero oggi quanto lo era in epoca vittoriana”.

Insomma, scrive l’autorevole settimanale economico: “Il festival annuale di Davos, ovvero il World Economic Forum, si potrebbe rinominare in ‘Marx aveva ragione’. Egli riteneva che il capitalismo abbia una tendenza al monopolio, poiché i capitalisti di successo gettano fuori dal mercato i rivali più deboli, al fine di garantirsi i profitti del monopolio. Di nuovo, sembra questa una descrizione ragionevole del mondo mercantile formato dalla globalizzazione e da Internet. Le aziende più grandi del mondo non solo diventano più grosse in termini assoluti, ma sempre più trasformano enormi quantità di aziende più piccole in mere appendici. Facebook e Google hanno acquisito i due terzi dei clienti pubblicitari americani online. Amazon controlla più del 40% del mercato dello shopping online. In alcuni paesi, Google processa più del 90% delle ricerche sul web. Non solo il mezzo è il messaggio, ma la piattaforma è il mercato”. Difficile essere più chiari di così nella diagnosi del capitalismo contemporaneo, con quella trasformazione geniale della più famosa frase di McLuhan sul “mezzo che è il messagio”, che diventa in epoca della connessione infinita “la piattaforma è il mercato”, che definisce, appunto, la forma che ha assunto il capitalismo nel XXI secolo.

Ma ciò che davvero stupisce nell’omaggio a Marx, sa pure con accenti critici, è il passaggio seguente: “la gig economy mette assieme una forza di riserva di lavoratori atomizzati che attendono di essere assunti, per consegnare cibo alla gente, pulire le case oppure fare gli autisti. In Gran Bretagna i prezzi delle case sono talmente elevati che chi ha meno di 45 anni ha poca speranza di comprarsene una. Gran parte degli operai americani dicono di avere poche centinaia di dollari in banca. Il proletariato di Marx rivive sotto forma di precariato”.

La conclusione dell’articolo è un un invito a rileggere Marx per capire come analizzare il capitalismo e la reazione ad esso: “la reazione contro il capitalismo sta montando – anche se spesso nella forma della rabbia populista piuttosto che nella forma della solidarietà proletaria. Così, i riformatori liberali si dimostrano tristemente inferiori rispetto ai loro predecessori, sia in termini di comprensione della crisi, sia per la loro capacità di generare soluzioni. Potrebbero usare il bicentenario di Marx per rifamiliarizzarsi col grande personaggio – non solo per capire i gravi errori che egli aveva identificato nel sistema capitalistico, ma per ricordare a se stessi i disastri che li attendono qualora dovessero fallire nell’affrontarli”.

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