Ilva. Trattativa in salita malgrado l’ottimismo del ministro Calenda. Fiom Cgil: accordo possibile se Mittal assume tutti i 14 mila lavoratori mantenendo le attuali condizioni salariali e normative

Ilva. Trattativa in salita malgrado l’ottimismo del ministro Calenda. Fiom Cgil: accordo possibile se Mittal assume tutti i 14 mila lavoratori mantenendo le attuali condizioni salariali e normative

Il ministro Calenda aveva detto twittando con alcuni lavoratori dell’Ilva (lui ci tiene a far sapere che ha un buon rapporto con gli operai) che “sta dalla loro parte”, mica come quel Renzi che viene preso da allergie perniciose quando incontra uno che lavora in fabbrica, per non parlare dei sindacati, aveva affermato, dicevamo, che “ormai la vertenza Ilva è agli ultimi metri”. Affermazioni azzardate, senza riscontro per quanto riguarda il tavolo Ilva pronunciate proprio alla vigilia di uno dei tanti incontri al ministero dello Sviluppo economico dove giacciono le vertenze di più di un centinaio di aziende che hanno chiuso, migliaia di lavoratori senza salario, vivono di cassa  integrazione, ammortizzatori sociali finché non scadono i tempi. Al Mise lui e la viceministra Bellanova cercano  “clienti” disposti ad acquistare aziende in crisi. Anche se ci sono prospettive di ripresa, di sviluppo, chi compra vuol fare valere la sua “generosità”. In cambio vengono chieste “condizioni di favore”. Il che significa riduzione drastica dei posti di lavoro, revisione dei contratti, degli accordi aziendali. Ma niente paura ci sono Calenda e Bellanova che ci pensano a mettere in riga nuovi e vecchi padroni nel none di una parola d’ordine, Industria4.0, la modernità, i robot che entrano in fabbrica. Per ora la realtà è ben diversa. Ci sono vertenze in piedi da anni che possiamo chiamare “campione”. Calenda alla vigilia di incontri, di trattative, di tavoli aperti presso il Mise annuncia che ormai ci siamo, ci pensa lui a mettere le cose a posto. Purtroppo non è così.

Incontro al Mise: da chiarire problemi di fondo per riprendere l’attività

L’incontro al Mise con la presenza della viceministra Bellanova, dei sindacati   Fiom Cgil, Fim Cisl, Uilm Uil, con i rappresentanti di Arcelor Mittal, il colosso  che produce acciaio di cui è presidente il miliardario indiano Lakshmi, con sede in Lussemburgo che controlla Am Investco, di cui fa parte anche l’azienda della Marcegaglia, la nuova proprietà di Ilva, si è concluso con un nulla di fatto. Ancora un rinvio. Le parti si rivedranno il 23 e 24 di questo mese. Ancora da chiarire problemi fondamentali per la ripresa dell’attività con la nuova società, primo fra tutti il via libera da parte dell’Unione Europea con l’antitrust alla acquisizione di Ilva da parte di Am Investco. Senza il disco verde di Bruxelles, delle Autorità europee che vigilano su concorrenza e mercato, non c’è possibilità di riprendere la produzione. Mittal, si dice, ma non c’è niente di ufficiale, per ottenere il via libera avrebbe offerto la  riduzione di propria capacità produttiva in Belgio, Romania e Cecoslovacchia. In più, si libererà dell’impianto italiano ex Magona di Piombino. Altra offerta fatta a Bruxelles, l’uscita di Marcegaglia da Am Investco. Se queste condizioni si verificano, per la Ue non ci sarebbero problemi per il passaggio di proprietà. Cosa che è stata affermata nel corso dell’incontro al Mise.

Ancora deve arrivare l’ok dell’antitrust Ue per la ripresa dell’attività

Ai commissari straordinari cui è affidata la gestione aziendale è stato detto nel corso dell’incontro (sarebbe arrivata la lettera inviata dalla Commissione europea in riferimento  agli aiuti di Stato)  che, di fatto, dà l’ok alla nuova proprietà. “I sindacati – annuncia un comunicato della Fiom Cgil – hanno chiesto in apertura dell’incontro la consegna della lettera, per prenderne visione  e poter esprimere un parere di merito. Lettera che conterrebbe anche la richiesta di una discontinuità nei rapporti di lavoro dei lavoratori nel passaggio da Ilva alla nuova azienda”. Prosegue la nota Fiom: “L’azienda ha ribadito la volontà di modificare il premio di risultato, legandone l’erogazione non più a parametri di produttività ma al raggiungimento di obiettivi finanziari fissati dall’azienda – senza il quale raggiungimento il premio non verrebbe erogato – e unificare gli altri tre premi esistenti, oggi non legati a nessun vincolo, introducendo nuovi vincoli che ne potrebbero determinare la non erogazione”. La risposta della Fiom è subito arrivata al tavolo di trattativa: “Abbiamo ribadito che, a fronte di una eventuale esigenza formale di discontinuità dei rapporti di lavoro, per la Fiom deve esserci comunque una continuità sostanziale nel mantenimento per tutti i dipendenti delle condizioni normative e salariali in essere. In assenza di queste condizioni, un accordo non è possibile. Accordo che, come sempre detto, deve prevedere l’assunzione da parte di Mittal di tutti e 14mila i lavoratori in forza all’Ilva”.

La vertenza non è “agli ultimi metri”. I nodi ancora da sciogliere

Come si vede, la vertenza non è “agli ultimi metri” come ha affermato il ministro Calenda. Il nodo dell’occupazione resta il problema fondamentale da risolvere. Per i sindacati i passi avanti compiuti sono pochi. I sindacati parlano di “nodo dei nodi” quando pongono il problema della occupazione della “nuova” Ilva, una azienda che dopo la gestione Riva dal 1995 al 2013, fa ritorno al privato dopo essere passata al settore pubblico con la gestione commissariale da giugno 2013, ancora in corso. Ora Am Investco richiama il contratto sottoscritto a giugno dal governo, più volte richiesto dai sindacati e mai ottenuto, che prevede l’assunzione di diecimila su 14 mila lavoratori. I nuovi padroni fanno sapere che inizialmente era loro intenzione assumere solo 8500 lavoratori e già quindi hanno dato prova di buona volontà. Ma non è così: il piano dell’azienda prevede lo “spacchettamento” dei lavoratori in due grandi aree,chi transita in Am Investco, appunto i 10mila, e chi resta all’amministrazione straordinaria, gli altri 4mila, tra prosecuzione della cassa integrazione straordinaria (durerà sino al 2023) e impiego nel piano di bonifiche che saranno gestite dai commissari Ilva con i fondi della transazione Riva. Un futuro molto oscuro. Respinto con forza, come affermato dalla Fiom, che delle assunzioni di tutti i 14 mila da parte di Mittal fa un punto di forza dell’intera trattativa.

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