Maxi-richieste di pena per i protagonisti del ‘Mondo di Mezzo’. Per loro rischio da 430 anni di reclusione

Maxi-richieste di pena per i protagonisti del ‘Mondo di Mezzo’. Per loro rischio da 430 anni di reclusione

La procura generale ha chiesto una condanna a 26 anni e mezzo nei confronti dell’ex Nar, Massimo Carminati (nella foto il momento dell’arresto ndr) e a 25 anni e 9 mesi per l’ex ras delle cooperative romane, Salvatore Buzzi nell’ambito del processo di secondo grado al Mondo di mezzo. In primo grado Carminati e Buzzi sono stati condannati rispettivamente a 20 e a 19 anni di carcere per associazione a delinquere e detenuti dal dicembre del 2014. Poi, nel dettaglio la richiesta formulata dalla Procura Generale:”Chiediamo di ripristinare il 416bis nelle forme pluriaggravate nelle quali viene contestato. Riteniamo sussistente l’articolo sette per le estorsioni e gli episodio corruttivi contestati”. In particolare, per Salvatore Buzzi e Massimo Carminati, sono stati sollecitati rispettivamente 25,9 e 26,6 anni di reclusione. Le richieste per i due imputati, considerati alla guida del presunto sodalizio criminale “Mondo di mezzo” sono di poco inferiori a quelle avanzate in primo grado. A far di conto le pene richieste arrivano a circa 430 anni. In particolare, ai giudici della Corte d’Appello di Roma, la procura ha sollecitato: 18 anni di reclusione per Matteo Calvio; 26,6 per Massimo Carminati; 13,6 per Nadia Cerrito; 17,6 per Paolo Di Ninno; 16,10 per Agostino Gaglianone; 17 per Alessandra Garrone; 18,6 per Luca Gramazio; 15 per Carlo Maria Guaranì; 16 per Cristiano Guarnera; 16,2 per Giuseppe Ietto; 19 per Roberto Lacopo; 14,6 per Carlo Pucci; 21,6 per Fabrizio Franco Testa; 16 anni per Rocco Ruotolo e Ruggiero Salvatore; 14,6 per Franco Panzironi. Lo stesso pg, ha inoltre sottoposto al vaglio della Corte le pene concordate con Odevaine (5,2 anni di reclusione) e con Claudio Turella (6 anni). Per Salvatore Buzzi e Massimo Carminati sono stati sollecitati rispettivamente 25,9 e 26,6 anni di reclusione. Poi le valutazioni del Procuratore aggiunto Giuseppe Cascini sul profilo del più importante degli imputati Massimo Carminati: “E’ un boss, così come lo chiamano i criminali nelle intercettazioni, riconoscendolo come capo e obbedendogli in virtù del potere criminale che gli riconoscono. I testimoni e le vittime delle intimidazioni, quando sono venuti in aula, hanno avuto paura a parlare”, ha aggiunto il magistrato, sottolineando l’influenza di Carminati sul presunto sodalizio.

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