Elezioni. Il Quirinale spera in un’affluenza almeno al 70%. Alle ore 12 l’affluenza in 7.823 su 7.958 sezioni era del 19,38%

Elezioni. Il Quirinale spera in un’affluenza almeno al 70%. Alle ore 12 l’affluenza in 7.823 su 7.958 sezioni era del 19,38%

Ecco le affluenze alle ore 12 in ogni capoluogo di Regione per le elezioni della Camera, secondo i dati del sito del ministero dell’Interno. Al momento manca ancora il dato definitivo di Roma, dove non sono noti i risultati di tre sezioni. Nelle precedenti politiche del 2013 si votò in due giorni. Aosta 21,40% – Torino 16,85% – Milano 18,44% – Bolzano 23,92% – Trento 22,45% – Trieste 21,99% – Venezia 21,88% – Genova 22,31% – Bologna 23,15% – Firenze 24,12% – Ancona 21,13% – Perugia 22,72% – Roma 20,54% – L’Aquila 19,41% – Campobasso 18,81% – Napoli 15,86% – Bari 22,65% – Catanzaro 16,95% – Potenza 20,02% – Palermo 15,05% – Cagliari 19,77%.  Ecco le affluenze alle ore 12 in ogni Regione per le Elezioni della Camera, secondo i dati del sito del ministero dell’Interno. Val d’Aosta 21,24% – Piemonte 20,44% – Lombardia 20,92% – Trentino Alto Adige 20,78% – Friuli Venezia Giulia 22,56% – Veneto 22,24% – Liguria 21,78% – Emilia Romagna 22,72% – Toscana 21,17% – Marche 19,81% – Umbria 20,55% – Lazio 18,88% – Abruzzo 19,38% – Molise 17,88% – Campania 19,38% – Puglia 17,96% – Calabria 15,11% – Basilicata 16,27% – Sicilia 14,27% – Sardegna 18,34%.

Nelle ultime ore gli appelli al voto dei leader di partito si moltiplicano, ma il rischio astensionismo preoccupa tanti all’interno dei palazzi delle istituzioni. Sul Colle più alto, l’attenzione, prima ancora che ai consensi intercettati dai partiti e alla conseguente possibile maggioranza da costruire, è rivolta alle cifre dell’affluenza. Si aggira intorno al 70% – viene spiegato – la soglia critica, quella che si spera di raggiungere e superare negli ambienti del Quirinale. Più volte, del resto, Sergio Mattarella si è rivolto direttamente agli italiani sottolineando l’importanza di andare al voto. Nel discorso di fine anno è arrivato l’appello ai giovani del ’99, che per la prima volta avranno la possibilità di prendere in mano una matita elettorale e scegliere i propri rappresentanti politici. Una forte diminuzione della partecipazione al voto, ha avvertito a più riprese il Capo dello Stato, “costituirebbe il sintomo di un indebolimento della fiducia nelle istituzioni comuni e quindi uno stato di salute meno florido della democrazia”. Ecco perché se le prossime elezioni aprono una “pagina bianca” del nostro Paese – è stato il ragionamento del Presidente – tutti devono partecipare attivamente alla prossima chiamata alle urne “nessuno escluso”. Raggiungere almeno il 70% dell’affluenza, quindi. Eppure alle ultime elezioni politiche, il 24 febbraio 2013, a recarsi alle urne fu il 75,19% degli aventi diritto (già in calo del 5,29% rispetto al 2008). Nel 2014, alle Europee votarono il 57,22% degli elettori. Nelle ultime amministrative, nel 2017, la soglia dell’affluenza si fermò al 60,07%. Il trend, insomma, non è positivo. L’appello al voto arriva da tutte le forze politiche.

L’appello al voto per LeU di Laura Boldrini, Pietro Grasso e Nicola Fratoianni

“Sveglia! 4 marzo 2018, vai a votare. Vota Liberi e uguali”, è invece l’appello più esplicito rivolto da Laura Boldrini. La presidente della Camera e candidata di LeU pubblica un video sui social nel quale, dopo essersi fatta un caffè nella sua cucina, con l’ormai consueta tecnica dei fogli bianchi che si alternano, invita i cittadini a recarsi alle urne domenica e scegliere LeU.  Votare per Leu significa anche “fare da sprone alla costruzione di un nuovo partito della sinistra”. Boldrini lo ha detto da Milano dove ha scelto di chiudere la sua campagna. “Il voto a Liberi e Uguali – ha spiegato – è un voto doppiamente utile: è utile per far entrare in Parlamento le istanze della sinistra e cioè i principi della giustizia sociale, della dignità del lavoro, della parità tra uomini e donne e della salvaguardia dell’ambiente, ma è anche utile per fare da sprone alla costruzione di un nuovo partito della sinistra”. A sua volta, il leader di Liberi e Uguali, Pietro Grasso, ha chiuso a Palermo, dove ha affermato: “Tutto questo chiachiericcio, questo a chi le spara più grosse cosa ha provocato? Ha provocato che nessuno più si è interessato ai programmi, alle nostre proposte. In questa campagna elettorale ho sentito promesse irrealizzabili, bugie che hanno fatto cadere nel nulla i programmi che i partiti avevano fatto. Questo ha fatto sì che anche le nostre proposte, proposte serie, concrete, finanziate e realizzabili non abbiano trovato spazio nella comunicazione. Senza credibilità, senza senso dello stato, concretezza e lungimiranza la politica può diventare dannosa”. Invece, ha proseguito, “abbiamo bisogno di una politica con la ‘P’ maiuscola, la politica di Pio La Torre, di Piersanti Mattarella. Ma abbiamo anche da prendere da terra la bandiera calpestata di Placido Rizzotto, di Pio La Torre, della strage di Portella della Ginestra”. A Palermo, con Grasso, c’era anche Nicola Fratoianni, che ha detto: “Siamo il Paese delle emergenze che emergenze non sono. Basta pensare all’immigrazione, un’emergenza lunga 25 anni: tutti sanno che è un fenomeno strutturale ma trattarla come emergenza conviene perché allarga le maglie e consente a qualche forza politica di racimolare qualche consenso in più”. Per Fratoianni “la vera emergenza del Paese è la diseguaglianza, che cresce a ritmi insostenibili, ma di cui nessuno parla. Milioni di italiani hanno smesso di curarsi e fare prevenzione, perché non se lo possono permettere. Oggi c’è un’intera generazione sottoposta a una doppia umiliazione: un lavoro precario e sfruttato e senza dritti, persino gratuito”.

Massimo Cervellini: “insieme per abolire la più odiosa delle tasse che grava su tutti noi: LA MAFIA TAX!”

Nel suo ultimo appello pubblico al voto per Liberi e Uguali, Massimo Cervellini ha voluto concentrarsi su uno dei temi meno dibattuti in campagna elettorale, la penetrazione della mafia. “Una campagna elettorale, difficile, faticosa, i media  hanno fatto di tutto per oscurarci. Ma non ci sono riusciti. Anzi ci hanno stimolato a rafforzare ancor più la nostra iniziativa, a stabilire un contatto con i cittadini, a creare nel territorio momenti  di partecipazione molto importanti. Abbiamo ritrovato  amici, compagni, persone che si erano allontanate dalla politica. Sono tornate con noi. Questa partecipazione in una città come Roma, in una Regione come il Lazio, conferma il bisogno di sinistra. Abbiamo esposto il programma di Liberi e Uguali, partendo dai valori della Costituzione, della Resistenza dell’antifascismo. In particolare” ha aggiunto Cervellini, “anche per il ruolo che ho avuto in Senato, vicepresidente della Commissione  Trasporti, membro della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati, ho posto nelle iniziative portate avanti il problema della lotta senza quartiere  a tutte le mafie,  di cui si è parlato poco, mafie che comandano sempre più i nostri territori mortificando ogni possibilità di sviluppo libero, sano ed ecologico. Nel litorale sud di Roma e nel pontino c’è un vero stato di emergenza che va combattuto. Lo Stato, i cittadini, le forze politiche e sociali, i sindacati, tutti insieme nella battaglia per abolire la più odiosa delle tasse che grava su tutti noi: LA MAFIA TAX!”.

E in tv imperversano sempre loro, Berlusconi, Di Maio e Renzi, e sempre con le stesse parole. Par condicio violata da Vespa

Niente confronti o duelli tv in questa campagna elettorale, e questo si è detto e verificato in lungo e in largo, e anche la volata finale verso il silenzio che fa da preludio alle urne sfila via sminuzzando pure quello che in passato si poteva configurare come confronto ‘virtuale’. Sfilano allora separatamente nel salotto tv di Bruno Vespa, quella ‘terza Camera’, come la ribattezzò Giulio Andreotti, senza neanche sfiorarsi, perché anzi questa è la prima preoccupazione di ogni staff e redazione che si rispetti. Si punzecchiano, a distanza, ma si punzecchiano. Renzi dice a Berlusconi che, proprio lì da Vespa, è tornato “con più capelli”, e chiede ironicamente di vedere l’ormai famosa scrivania del contratto con gli italiani, e del suo recentissimo remake. Di Maio si chiede “come fa uno che ha governato 20 anni a non mettere insieme una squadra di governo prima delle elezioni”. Berlusconi dice che il leader M5s “non è riuscito manco a prendersi una laurea”, e fa l’upgrade del Movimento da “setta” a “setta pazza”. Nessun siparietto, nessuna polemica o coup de theatre. O meglio. Berlusconi sfodera un cartello che sintetizza un piano di investimento europeo messo a punto da Tajani, da attuare “nei prossimi 10 anni”. Roba da 500mila posti di lavoro al Sud in cantieri per infrastrutture. Solo che sul cartello c’è scritto entro il 2020, e Bruno Vespa glielo fa notare. Si chiude con un ormai rituale “si vergogni”, ma nessuna polemica con i giornalisti: è sempre Berlusconi che guarda in macchina, punta il dito e rivolge l’intemerata ai potenziali astensionisti che “non dovrebbero guardarsi allo specchio” per una condotta che dimostra, ammonisce il leader FI, disinteresse per gli italiani in difficoltà. Minestra riscaldatissima, ma par condicio violata per lo spettacolo. Questa è stata la Terza Camera di RaiUno nell’ultima serata di campagna elettorale, politica spettacolo.

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