Germania. Spd: Martin Schulz rinuncia al Ministero degli Esteri per tenere unito il partito. Nella Cdu molti mal di pancia contro la Merkel

Germania. Spd: Martin Schulz rinuncia al Ministero degli Esteri per tenere unito il partito. Nella Cdu molti mal di pancia contro la Merkel

Martin Schulz non sarà il ministro degli Esteri del prossimo governo Merkel. Dopo le indiscrezioni, ha dato lui stesso la conferma della rinuncia all’incarico: “I dibattiti sulla mia persona che minaccia il successo del voto. Così ho rinunciato al mio ingresso nel governo”, ha scritto in un comunicato. A dicembre, l’ex presidente del Parlamento europeo aveva garantito che non sarebbe entrato in un governo guidato da Angela Merkel, contro la quale era candidato cancelliere alle elezioni del settembre scorso. Affermazione che gli è stata rinfacciata nel dibattito interno al partito che si è acceso dopo l’intesa sulla nuova Grande coalizione. Una formula di governo invisa al Spd che dall’esperienza del governo precedente è uscito toccando il minimo storico dei consensi (20,5%) e nei sondaggi è in vantaggio sull’estrema destra per una manciata di punti.

Anche nella CDU molti mal di pancia sulle concessioni alla Spd

La paura di Schulz era che molti avversari nel suo partito all’accordo di coalizione appena negoziato lo facessero cadere al referendum interno che si terrà dal 20 febbraio al 2 marzo. Non ancora in carica, il futuro governo di Angela Merkel è quindi già nel pieno della tempesta. Anche perché non c’è soltanto il ‘caso-Schulz’. Nel partito della cancelliera in molti l’accusano di fare troppe concessioni ai socialdemocratici, tra cui offrire il Ministero delle Finanze, per il solo scopo di evitare elezioni anticipate e mantenere la Cancelleria in sella per un quarto mandato. Anche i democratici cristiani devono ancora approvare l’accordo in un congresso il 26 febbraio. Se una bocciatura è improbabile, i mille delegati possono ancora sottoporre la Merkel a un intenso confronto. “Non ci accontenteremo semplicemente”, ha avvertito sul popolare quotidiano Bild, la deputata Sylvia Pantel. Un suo collega, l’influente Norbert Rottgen, ha osservato che la concessione alla SPD, perdente delle elezioni legislative, dei ministeri chiave di Giustizia, degli Esteri e delle Finanze, e del Lavoro mina l’autorità della CDU. Il partito cristiano-democratico, cancelliera a parte, controllerà solo Economia e Difesa. Inoltre, Merkel sarebbe l’unica rappresentante della ex Germania Est, una regione in cui il sentimento di esclusione è già molto forte quasi trenta anni dopo la caduta del muro di Berlino, e dove l’estrema destra ha fatto punteggi record grazie al suo discorso anti-elite.

Nella Spd si alza la voce della potente tifoseria pro Gabriel agli Esteri 

Sigmar Gabriel resti al ministero degli Esteri dopo la rinuncia di Martin Schulz. Lo chiede un influente parlamentare del Partito socialdemocratico (Spd), Johannes Kahrs, che è portavoce dell’ala conservatrice dell’Spd. “Sigmar Gabriel è un buon ministro degli Esteri – ha scritto su twitter – Gabriel dovrebbe restare ministro degli Esteri, non capirei nient’altro”. Schulz ha deciso di fare un passo indietro, rinunciando all’incarico nel futuro governo di Grande coalizione, per non compromettere l’esito del voto dei circa 460mila iscritti all’Spd, chiamati nei prossimi giorni a esprimersi sull’accordo con la Cdu/Csu. Lo stesso Gabriel ieri aveva parlato di “dispiacere” nel vedere il “poco rispetto verso gli altri” mostrato da Schulz e lo aveva accusato sul fatto che “la parola data conta così poco”.

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