Corte dei Conti: il presidente Buscema gela gli entusiasmi di Gentiloni: “La ripresa non pone fine alle difficoltà delle famiglie e il miglioramento dei conti pubblici dovuto al congelamento dei salari”. Manovra di Bilancio a rischio

Corte dei Conti: il presidente Buscema gela gli entusiasmi di Gentiloni: “La ripresa non pone fine alle difficoltà delle famiglie e il miglioramento dei conti pubblici dovuto al congelamento dei salari”. Manovra  di Bilancio a rischio

Quando la notizia è urticante ci pensano gli scriba. O la ignorano o la nascondono nelle pieghe dei giornali, carta stampata , tv e radio, non fa differenza. Esemplare da questo punto di vista il televideo Rai  che, seguendo la “regola” del servizio pubblico, sempre e comunque dalla parte di chi governa, del Pd e di Renzi Matteo. Ogni giorno ha le sue pene e gli scriba riescono, a stento, a mettere in sicurezza interventi, iniziative, di Gentiloni, della sua equipe, che ci raccontano quanto sono stati bravi a rimettere in carreggiata l’Italia. Tutto ovviamente in barba alla “par condicio” che, in campagna elettorale, dovrebbe assicurare la presenza delle forze politiche, non solo di quelle di governo. Pensate, anche in una trasmissione radiofonica, devo dire di  meritato successo, caratterizzata da ironia e buon gusto ci si è dimenticati che in campagna elettorale non si può ospitare perlomeno una volta alla settimana il vicepresidente del Senato Gasparri. È vero che il personaggio si presta all’ironia. Ma è anche vero che gli si offre , a gratis come si dice, uno spottone sulla sua campagna elettorale.

Ancora uno spot per il presidente del Consiglio che inneggia alle riforme

Ogni giorno, dicevamo, ha la sua pena. Questa volta è toccato alla Corte dei Conti che ha inaugurato l’anno giudiziario 2018, alla presenza del Capo dello Stato, Matterella e del presidente del Consiglio, Gentiloni. La notizia è questa, ma il televideo di cui sopra invece di dare il titolo principale all’avvenimento, alla relazione del nuovo presidente Angelo Buscema e all’intervento del procuratore generale della Corte dei Conti, Alberto Avoli, lo offre al presidente del Consiglio, ad uno dei suoi spot cui ormai abbiamo fatto l’abitudine, una brutta abitudine. Il primo aveva affermato che “il miglioramento dei risultati economici e dei conti pubblici non consente di abbassare la guardia”. E aveva proseguito facendo presente che “l’uscita dalla recessione e la ripresa non pongono infatti ancora termine alle difficoltà quotidiane di tante famiglie”. Il secondo aveva sottolineato che “la diffusione dei fenomeni di corruzione nel nostro Paese è indiscutibile, così come non può essere messa in dubbio la circostanza che la procura erariale è stata, e sarà anche nel prosieguo, una delle strutture requirenti maggiormente impegnata su questo fronte. La diagnosi del male- ha aggiunto – è formulata con sufficiente precisione. Occorre però evidentemente andare oltre: è inutile perseverare nella mera denuncia, occorre affinare e intensificare le concrete strategie di contrasto, di progressiva riduzione, di strategica eliminazione”. Forse era il caso di dare la preminenza ai due interventi. No, la si dà a Gentiloni, il quale ha fatto l’elogio delle  riforme. Per carità, la “congiuntura favorevole” dovuta, appunto, alle riforme dei governi Pd, non deve indurre “a rallentare il percorso delle riforme e non deve allentare la presa sul debito pubblico”. Ancora, ha parlato di incoraggiante situazione della crescita cui corrisponde un andamento positivo dell’avanzo primario: è dell’1,7% nel 2017 e potrebbe ulteriormente migliorare superando il 2% nel 2018.

 Preoccupante compressione della spesa per investimenti pubblici

L’ottimismo di Gentiloni che assegna il merito della ripresa al miglioramento dei conti pubblici, così come quasi ogni giorno sostiene il ministro Padoan, viene stracciato dal presidente della Corte dei Conti il quale afferma che “il quadro attuale della finanza pubblica ci indica come non più praticabile il percorso che, per assicurare i necessari livelli di servizi alla collettività, faccia ricorso ad una ulteriore crescita del debito pubblico”. Si tratta di “una via preclusa non tanto dagli obblighi che ci provengono dall’esterno, dagli accordi europei, quanto piuttosto dal rispetto di un maggior equilibrio intergenerazionale nella ripartizione degli oneri”. Ancora  una “preoccupazione” espressa da Buscema quando afferma  che “il miglioramento dei conti è stato ottenuto grazie al congelamento dei salari della pubblica amministrazione e una riduzione preoccupante degli investimenti pubblici”. Ancora Buscema: “Da tempo la Corte dei Conti segnala una progressiva inversione di tendenza nel processo di riequilibrio dei conti pubblici, in termini di riduzione della spesa pubblica e dei tassi di interesse. Non va, tuttavia, sottaciuto come ciò sia avvenuto anche per effetto del congelamento della dinamica dei redditi del pubblico impiego e con una compressione della spesa per investimenti talmente forte da creare preoccupazione per lo stesso mantenimento del capitale fisso a disposizione del sistema”. Ma guarda, si tratta di affermazioni che più volte i sindacati, la Cgil in particolare, hanno fatto. La “ripresa” se così si vuol chiamare, non solo  è fragile, ma l’hanno pagata i lavoratori. Ad aggravare la situazione, a spengere gli “entusiasmi” elettorali del Gentiloni e del suo caposquadra, Renzi Matteo, che indossa la maglia rosa nella corsa a chi promette di più, arriva anche l’Ufficio parlamentare di Bilancio.  In un focus dedicato alla finanza pubblica parla di “rischio di manovra correttiva”. “Il rispetto delle regole è di nuovo a rischio di deviazione significativa. Come avvenuto nello scorso anno, nell’ambito della sorveglianza europea potrebbe emergere la richiesta di misure correttive che riportino il saldo a un livello coerente con il rispetto delle regole”. L’Ufficio parlamentare di Bilancio spiega che esiste una differenza tra le previsioni di aggiustamento strutturale del governo contenute nel Dpb e quelle della Commissione Ue. Una secca smentita dell’ottimismo più volte espresso da Gentiloni e da Padoan.

Sempre più necessario il contrasto  alla corruzione, prima alleata  la demagogia

Venendo a parlare del tema della corruzione il presidente della Corte dei Conti aveva affermato che l’azione di contrasto svolta dalla Corte a tutela della legalità, del buon andamento della Pubblica Amministrazione e a garanzia dell’erario pubblico “è vieppiù necessaria specie in considerazione dell’attenuazione delle rigide regole della contabilità pubblica negli attuali assetti organizzativi dell’amministrazione, caratterizzati non solo dalla esternalizzazione di funzioni pubbliche e dalla costituzione di società partecipate, ma anche dal frequente ricorso a logiche di emergenza che, per le grandi opere e i grandi eventi, postulano la deroga alle procedure ordinarie di spesa”. Ci viene a mente quanto affermato da Berlusconi in merito alla “libertà” di costruire anche senza la necessaria licenza. E arriva una risposta indiretta dal procuratore generale  della Corte dei Conti, Avoli secondo il quale “la demagogia è la prima alleata della corruzione laddove invece l’onestà favorisce l’individuazione delle cellule cancerogene, da annientare con la precisione e l’efficacia del bisturi”. Per concludere: “Anziché dare risalto ad improprie generalizzazioni e demonizzazione categoriali sarebbe più opportuno valorizzare il patrimonio di rettitudine di tutti quegli operatori pubblici, amministratori e dipendenti, che con quotidiana abnegazione si dedicano al bene comune. Sono moltissimi, per fortuna ancora la maggioranza”.

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