Università gratuita per tutti? Per Grasso è sì grazie, ci rende uguali. Per Renzi e il Pd, no grazie, favorisce i ricchi. Intanto, ogni anno 120mila giovani maturati non si iscrivono per ragioni economiche

Università gratuita per tutti? Per Grasso è sì grazie, ci rende uguali. Per Renzi e il Pd, no grazie, favorisce i ricchi. Intanto, ogni anno 120mila giovani maturati non si iscrivono per ragioni economiche

Domenica 7 gennaio nel corso del suo intervento all’assemblea dei 1500 delegati di Liberi e Uguali convocati per la definizione del programma della lista e per le indicazioni regolamentari per mettere a punto le candidature, Pietro Grasso ha lanciato la classica pietra nello stagno: ha gridato, “via le tasse universitarie, si può!”. Perché pietra nello stagno? Perché da almeno un decennio l’università italiana soffre di molteplici problemi, e tra questi ve ne sono due che contribuiscono a rendere l’Italia più disuguale. Uno è il problema del progressivo depauperamento di risorse per le università pubbliche, una pratica che ebbe nella ministra berlusconiana Gelmini il suo punto di forza (tanto da stimolare una forte mobilitazione studentesca) e che abbattè letteralmente gli atenei del Mezzogiorno. La seconda è il lento ma progressivo svuotamento di studenti, di iscritti, molti dei quali per ragioni economiche.

Cos’è diventata l’università in questi anni liberisti? Un’azienda che produce esami e soldatini, e invece è una comunità che deve aprirsi alla sua funzione vera, la socializzazione critica

I dati del Miur parlano chiaro: ogni anno vengono promossi all’esame di maturità circa 540mila studenti, ma di questi meno della metà continuano gli studi all’università. Molti di loro vengono dissuasi dalla impossibilità delle famiglie di sostenere gli enormi costi universitari (non solo le tasse, ma il posto letto, il carovita, i viaggi, soprattutto da sud a nord e viceversa, i libri) e si riversano nella schiera generazionale sempre più pingue dei cosiddetti NEET, coloro che non studiano né cercano un lavoro, giunti in Italia ormai alla soglia dei 3 milioni di giovani. L’altro aspetto da segnalare è che finalmente, con la proposta di università gratuita, l’accesso al sapere universitario passa da essere considerato una delle forme dell’assistenzialismo, attraverso le borse di studio, delle quali però beneficiano solo il 9% degli studenti, a un vero e proprio diritto, e soprattutto preso in carico dall’intera società. Insomma, dopo le parole di Grasso, apriti cielo, le reazioni sono state abbondanti, sui social e attraverso comunicati stampa.

Le truppe piddine, Renzi compreso, hanno sparato (a salve) contro Grasso

Le truppe piddine hanno replicato come un sol uomo (e infatti i comunicati stampa sembrano scritti da una sola mano), mentre Renzi ha voluto dire la sua in televisione, dileggiando il leader di Liberi e Uguali, “una proposta scritta da Grasso e pensata per Di Maio”, una enorme sciocchezza che però è stata detta in tv e senza contraddittorio (quanti ne vedremo di questi giochini renziani?). E il suo consigliere economico, Nannicini, quello delle escogitazioni mirabolanti sull’Ape, che farà arricchire gli istituti di credito a spese dei pensionandi, ha scomodato addirittura Robin Hood, giudicando la proposta di Grasso “una misura che ruba ai poveri per dare ai ricchi. Alla faccia di Robin Hood” (altra sciocchezza colossale, ma tanto nell’era della postverità, delle fake news, del rito parolaio, non c’è nessuno che lo contesta). Ma Nannicini va perfino oltre (nessuno se n’è accorto, e lo scriviamo noi) e considera l’università, il sapere universitario “un servizio” le cui “porte vanno aperte e vanno abbattute le barriere all’accesso”. Perbacco, ma allora avrebbe ragione Grasso: l’assistenzialismo per pochi non ha funzionato, gli atenei sono ormai frequentati dai figli dei privilegiati e lo stesso Nannicini ne è consapevole. Come rimuovere le barriere, signor Nannicini? Mica lo dice, così come non lo dicono Calenda (altro artefice di considerazioni errate sul tema), né lo stesso Renzi (en passant, ma perché al segretario Pd e agli esponenti di maggioranza che oggi danno bacchettate a Grasso, in tv nessuno chiede del fallimento della pessima riforma della scuola, o dello sfruttamento legato all’alternanza scuola-lavoro della quale si facevano vanto?).

Grasso ha lanciato un sasso nello stagno perché ha dimostrato che l’università non è solo un esamificio, ma è vissuto, partecipazione, dialogo, incontro con gli altri, socializzazione, condivisione, insomma, per dirla con Todorov una comunità pensante. Chi ne resta fuori, non partecipa alla vita incarnata dei saperi: questa è la logica che ha guidato diversi ministri liberisti in questi decenni: favorire il privilegio, trasformando l’ateneo in una sorta di azienda dove si producono esami e laureati. Con l’università i giovani si emancipano, questo è sempre stato il cruccio delle ideologie del privilegio (come d’altronde fin dal 1994 diceva Norberto Bobbio), e si è trasformata in un moltiplicatore di chiusure e di disuguaglianze. Abolire le tasse ne cambia l’attuale natura? Non del tutto, ma intanto è un primo passo.

Il lungo e complesso post su Facebook di Pietro Grasso, col quale replica alle accuse e rilancia il progetto di università gratuita

Nella tarda serata di lunedì, è stato lo stess Pietro Grasso in un lungo post a voler giustificare la scelta: “Come per la sanità e la scuola, quella di abolire le tasse universitarie è una proposta di welfare universalistico, cioé uguale per tutti. Tutti i cittadini, infatti, finanzierebbero questo fondamentale bene comune secondo le loro possibilità, attraverso la fiscalità generale. Quindi: chi è più ricco, in proporzione, paga di più. Avere un’università gratuita e che aiuta i più meritevoli che non possono sostenere il costo degli studi, significa credere davvero sui giovani. Sembra una cosa condivisibile e invece si sono levati gli scudi, a partire dal Pd di Renzi”. Ed ecco la stocca di Grasso al professor Nannicini: “L’ultimo intervento è quello del professor Nannicini, studioso che stimo ma col quale sono in evidente disaccordo. Devo però dire una cosa: sono contento che il dibattito politico si sia spostato sul tema del diritto allo studio (un diritto universale) e su quello del diritto al futuro dei nostri giovani. Vi ringrazio: è l’occasione di parlare di cose importanti e concrete, non di proposte strampalate. Andiamo per punti”. “Nannicini – spiega Grasso – dice che abolendo le tasse universitarie vogliamo favorire i ricchi. Allora immagino si stia scagliando anche contro il welfare tedesco e quello scandinavo (che sapevo essere Paesi impregnati di cultura socialdemocratica). Sono i Paesi europei ai quali ci ispiriamo quali modelli di garanzia del diritto allo studio e applicazione di diritti universali. Lì l’università è gratuita. Spero che Renzi scriva ai suoi colleghi scandinavi del gruppo dei Socialisti e Democratici per spiegargli che sono di destra. Se vuole, può dirlo anche a Corbyn e Sanders. ‘Ma noi non siamo la Germania!’, ci dicono altri. Su questo, purtroppo, è vero. La Germania investe mezzo punto di Pil in più del nostro nell’università; noi non arriviamo allo 0.5%. Gravissimo errore: investire in competenze è l’unico modo per investire in crescita e futuro. Dobbiamo garantire ai nostri figli e nipoti che, oltre a non pagare le tasse universitarie, siano date loro borse di studio e residenze studentesche, e più docenti di ruolo e ben preparati”. “Davvero – prosegue Grasso – mi volete dire che non siamo capaci di spostare mezzo punto di Pil nel sistema universitario e in una piccola porzione di welfare per i giovani? Ovviamente c’è sempre ‘ben altro da fare’: noi pensiamo che questa sia la priorità. Abolire le tasse universitarie significa promuovere la giustizia sociale: abbiamo il 26% di laureati nella fascia dei cittadini tra i 30 e i 34 anni, la media europea è del 40%. Vogliamo adottare politiche che favoriscano in tutti i modi di far crescere il livello di istruzione di questo Paese? Una di queste è abbattere i costi, per tutti”.

In conclusione il leader di LeU cita “le parole di un accademico, Gianfranco Viesti, un economista italiano molto serio: ‘Di principio sono favorevole a abolizione tasse universitarie. Per lo stesso motivo per cui è gratuita la scuola: la maggiore istruzione degli individui produce benefici per la società’. Non intendo fare una campagna elettorale confondendo gli elettori ma dandogli spiegazioni e confrontandomi nel merito con loro”. C’è ancora qualcuno che crede che questa proposta sia elettoralistica? Speriamo davvero di no.

Share