Ren-pubblica, nuova veste. Scalfari sforna editoriali. Tenta di isolare Articolo 1, Sinistra italiana, Possibile. Rilancia Pisapia e le liste civetta, attacca Grasso e Boldrini. Sotto tiro la Cgil. Camusso: nessuna “cinghia di trasmissione fra sindacato e partiti”

Ren-pubblica, nuova veste. Scalfari sforna editoriali. Tenta di isolare Articolo 1, Sinistra italiana, Possibile. Rilancia Pisapia e le liste civetta, attacca Grasso e Boldrini. Sotto tiro la Cgil. Camusso: nessuna “cinghia di trasmissione fra sindacato e partiti”

“Scegli la nuova Repubblica. Da mercoledì 22 novembre, per capire ogni giorno di più. Un quotidiano completamente ripensato, più chiaro e diretto…”. Da qualche giorno il quotidiano di Largo Fochetti fa pubblicità a se stesso, alla nuova veste grafica. Ci racconta che il lettore sarà messo in grado di “capire ogni giorno di più”. Chissà cosa ci propineranno gli scriba del  secondo quotidiano italiano, che ha ormai sostituito la notizia, il fatto, l’avvenimento con i retroscena, i virgolettati suggeriti dai collaboratori di questo o quel capo e capetto politico dell’area renziana. Si racconta, ma crediamo sia un pettegolezzo, stile vecchia Repubblica, che insieme alla nuova vesta grafica c’era, nell’entourage dell’editore, chi voleva cambiare anche  il titolo. Da La Repubblica a Ren-pubblica. Non c’è bisogno di spiegare a chi fa riferimento quel Ren. Lo spiega ormai quasi tutti i giorni il fondatore del quotidiano con gli editoriali in cui Eugenio Scalfari detta la linea del quotidiano a sostegno di Renzi e del suo Pd. Gli editorialisti, anch’essi, ma con più ritegno, schierati con il signorotto di Rignano, sono relegati nelle pagina interne. I due direttori che costituiscono la direzione, Calabresi e il nuovo arrivato dall’Espresso, Cerno, sembrano del tutto evaporati. Leggiamo il titolo di apertura di domenica: “Il Pd allarga l’alleanza a sinistra, Prodi media, pressing su Grasso”. I sottotitoli: “lungo incontro tra Renzi e il Professore”. Ci mancava poco si usasse la parola “messia”. Non solo. La vera notizia è che il “professore” ha parlato con Renzi, forse al telefono, forse si sono visti.

Prodi si chiama fuori: non vi sarà alcuna lista a me intestata

Ma come dice un comunicato ufficiale, una smentita delle chiacchiere riportate da Repubblica come oro colato, “Non vi sarà nessuna lista intestata a Romano Prodi o all’Ulivo”. Punto. Insomma da parte di Prodi nessun annuncio che sarà lui il “garante” dell’alleanza Pd-Pisapia. Non solo. A chi si “allarga” l’ alleanza a sinistra? Con Pisapia, che porta in dote le sue trecento officine che nessuno ha mai visto, si muove il sottosegretario ora renziano che ha fondato un’associazione nel nome dell’Europa. Della Vedova è il suo nome, la sinistra non sa nemmeno dove sta di casa, che ha raccolto le adesioni di Emma Bonino e Magi, radicali che da tempo avevano abbandonato Marco Pannella, che non possono essere di certo definiti di sinistra. E poi un pezzetto dei verdi, i centristi come Casini, frammenti dell’Idv già Di Pietro, qualche associazione ex democristiana e, guarda guarda il Psi di Nencini che da tempo schierato con Renzi Matteo ha rotto con Bobo Craxi. Da notare un interessante articolo di Michele Ainis che, lodevolmente, sempre su Repubblica, segnala tutte le liste “civettuole figlie del rosatellum”. Bene, fa un po’ di chiarezza, ma si guarda bene dal nominare, fra le liste civetta quella che si appresta a mettere in piedi, guarda caso, Pisapia. Torniamo all’apertura del quotidiano, leggiamo uno dei sottotitoli: “Pensioni, Camusso attacca il governo”, è l’annuncio che nelle mire del quotidiano di Largo Fochetti, il fatto che la segretaria generale della Cgil abbia dichiarato che le proposte del governo sono distanti, lontane da quanto sottoscritto più di un anno fa nel verbale d’intesa dai sindacati e dal governo stesso diventa  “attacco” che poi verrà richiamato nell’articolo scritto dalla cronista. Alla Cgil si rivolge una vecchia  accusa che risale agli anni Cinquanta, quella di operare in combutta con gli “scissionisti” di Articolo 1-Mdp. Insomma, per dirla in due parole, la Cgil sarebbe tornata ad essere, se mai lo fosse stata e noi non lo pensiamo anche  per esperienza personale, la “cinghia di trasmissione” come ai tempi del  Pci.

Analisi scalfariana, dal comunismo bolscevico al fascismo. Ma la storia non è un optional

È in questo panorama politico delineato dagli scriba di Repubblica che interviene Scalfari. Parte da lontano, dai tempi del “comunismo bolscevico” parole che ripete per chi non avesse capito che ci richiamano ad un vecchio vizietto, l’anticomunismo al tempo dei craxiani. Ma lasciamo perdere. Prosegue con una strampalata analisi della nascita del fascismo, parla del 1919 quando il Pc ancora non era nato, e, come dovrebbe essere noto anche al nostro Scalfari, prese vita a Livorno  nel 1921. Scalfari, nel sostenere l’accozzaglia di frattaglie, la corte di Renzi Matteo, si spiega nell’editoriale perché il socialismo democratico è in crisi in tutta l’Europa, ci parla di un “Renzi disposto, anzi desideroso di aprire il Partito ai dissidenti usciti dal partito”. In realtà Renzi, sostenuto dai media, da Repubblica in particolare, tenta una operazione pericolosa, quella di isolare Articolo 1, Sinistra Italiana, Possibile, movimenti e associazioni che hanno aperto il percorso per dar vita ad una lista di sinistra, aperta al civismo a forze cattoliche, avviando la costruzione di una nuova forza, un partito di sinistra. Repubblica online ignora quasi le due assemblee che si sono svolte a Roma, Articolo1 e Sinistra italiana, e titola su Pisapia. Scalfari da par suo rivela il vero obiettivo del suo editoriale. Di nuovo se la prende con il presidente del Senato e con la presidente della Camera. Di fatto ne chiede le dimissioni. Il motivo: Grasso ha osato annunciare che lasciava il Pd e Boldrini ha addirittura osato criticare il Pd renziano con il quale, aveva detto, non era possibile fare alleanze. Che un liberal come Scalfari neghi il diritto di parola alla seconda e alla terza carica dello Stato è un fatto a dir poco inquietante.

Il punto sulla trattativa fra Cgil, Cisl, Uil e governo

Ci manca ancora nel museo degli orrori in cui pare si sia trasformata parte dell’informazione italiana, la vicenda legata alla trattativa fra governo e sindacati sull’età pensionabile, il lavoro delle donne, i giovani, la previdenza, la sanità, leggi in particolare i superticket. Leggiamo, sempre su Repubblica il titolo in cronaca:in cui si dice che “Gentiloni rilancia e trova l’intesa con la Cisl. La Uil media ma non convince la Cgil che gioca di sponda con Mdp”.  Già il ministro Padoan ci aveva messo del suo quando aveva dato i voti ai sindacati, bene Cisl, benino Uil, pessima la Cgil. Repubblica mette nero su bianco, la Cgil “gioca di sponda con Mdp”. Una offesa ad un sindacato che rappresenta quasi sei milioni di lavoratori, che ha organizzato con Cisl e Uil, centinaia di assemblee, manifestazioni, riunioni nelle fabbriche che deve rispondere a chi si è battuto e si batte per problemi che riguardano la vita di milioni di persone. Camusso intervistata  da Lucia Annunziata in 1/2ora su Rai 3 respinge l’idea che “se facciamo o no l’accordo” sulle pensioni “ne dipendano i destini della sinistra o del partito di maggioranza di governo. È il partito di maggioranza di governo che deve porsi il problema del rapporto con i temi del lavoro, con i giovani. È per questo che continuiamo a dire al presidente del Consiglio che ci ha detto no a delle cose che non sono oggi nei costi della legge di Bilancio, ma che dicono ‘vogliamo un sistema più equo per i giovani’. È lui che si nega la prospettiva, non noi”. “Continuo a pensare che si sta perdendo un’occasione” e la proposta del governo sulle pensioni “non va bene perché è un’impostazione che mette una pietra tombale sull’idea di cambiare questo sistema che non va proprio bene”, aggiunge Camusso. “La vertenza – prosegue – non è sulle pensioni già in atto” ma “bisogna rendersi conto che le pensioni dei giovani così come sono pensate ora non permetteranno loro di avere un’anzianità serena. Inoltre le donne non sono sufficientemente tutelate”. Per quanto riguarda l’unità sindacale afferma che  “abbiamo fatto di tutto per evitare la rottura e continueremo a farlo, però poi valgono le valutazioni di merito. Non serve drammatizzare, valuteremo le opinioni diverse”.

Da sempre il sindacato  fa politica sociale. Una vertenza difficile e complicata

Rispondendo indirettamente alle insinuazioni di Repubblica su eventuali influenze della politica, Camusso ha  affermato che “da sempre il sindacato fa politica sociale, ma nella trattativa sulle pensioni la discussione c’è stata con la Cgil, ho deciso con il direttivo non ho deciso consultandomi con alcuni dirigenti della politica. Non c’è quindi nessuna cinghia di trasmissione tra sindacato e partiti”. Si tratta, ha aggiunto, di una vertenza “difficile e complicata” e “c’è una distanza tra le cose che il governo aveva convenuto con noi di fare e quelle che sono in discussione”. Camusso ricorda che alla Cgil è stato dato un mandato per adottare tutte le iniziative del caso se salta l’accordo al tavolo con il governo. “Noi non abbiamo proclamato ancora nulla – ha precisato  – al di là di quello che scrivono i giornali. Abbiamo ricevuto un mandato”. “Non si capisce, se è vera – ha aggiunto – l’amarezza di Palazzo Chigi perche c’è una distanza molto rilevante tra le cose che avevamo convenuto di fare” un anno fa sulle pensioni e “quelle che sono nella discussione”.  Camusso infine fa presente che “siamo andati ora da Gentiloni” ma “per un mese siamo andati al ministero del lavoro per la fase due”. Se nel 2016 “convenivi con noi, un anno dopo non puoi dirmi che le cose non ci sono. Se lo dici devi dare spiegazioni credibili e non è credibile che non si possa intervenire su giovani e donne, vuol dire che non si vuole. Bisogna rendersi conto che le pensioni dei giovani così come sono pensate ora non permetteranno loro di avere un’anzianità serena. Inoltre le donne non sono sufficientemente tutelate”.

Share