I Radicali di Bonino consumano lo strappo definitivo con l’eredità e il patrimonio di Marco Pannella

I Radicali di Bonino consumano lo strappo definitivo con l’eredità e il patrimonio di Marco Pannella

È nei dettagli che si nasconde il demonio. Al termine dei lavori del loro XVI congresso quelli che ormai sono riconosciuti come “i radicali di Emma Bonino” approvano a larga maggioranza una mozione che rivela assai più di quanto non dica. In un lungo e verboso documento, che in sostanza è un minestrone di “politicamente corretto”, si cita due volte Emma Bonino: convocatrice di un appuntamento il cui esito è definito, senza sprezzo alcuno del ridicolo, di “straordinario successo”; la seconda citazione è per sottolineare un “fondamentale contributo” della Grande Timoniera per la campagna “Ero straniero”. Si citano poi una volta ciascuno, Marco Cappato, Luigi Manconi, Gianfranco Spadaccia.

Marco Pannella bye bye. Neppure un cenno di sfuggita. Men che mai un riferimento, sia pure pavloviano, alle due iniziative politiche che Pannella ha animato fino al suo ultimo respiro: la battaglia per il diritto al diritto; e per il diritto alla conoscenza da incardinare come valore universale, diritto civile e umano. Gran parlare di immigrazione; ma neppure un riferimento all’analisi pannelliana contenuta nel Manifesto-appello sottoscritto da oltre un centinaio di premi Nobel, che conteneva, fin dagli anni ’90 le indicazioni politiche ed operative per scongiurare quello che è oggi sotto gli occhi di tutti. Con estrema cura si cancella ogni traccia di un passato che evidentemente si considera ingombrante, fastidioso.

Insomma: i radicali di Emma Bonino hanno, con questo loro documento, reso solare quello “strappo” che nei fatti si era consumato già un paio d’anni fa. Freudianamente parlando, hanno ucciso il “padre”. Hanno formalizzato di non riconoscersi più nel patrimonio e nell’eredità ideale che Pannella ha lasciato. Ad altro, senza più alcun tipo di camuffamento e ritegno, dicono di essere interessati, e altro vogliono perseguire. Prioritariamente interessa loro partecipare (nel senso letterale e sostanziale) alle competizioni elettorali prossime venture. Per questo soffrono e s’offrono. Come sia, purché sia.

All’assemblea dei radicali di Bonino si sono scontrate e contate due anime: i seguaci del segretario (riconfermato) Riccardo Magi, sostenitore di liste e partecipazioni autonome: evidentemente i risultati conseguiti nelle precedenti competizioni elettorali per il comune di Roma e quello di Milano non sono bastate, nulla hanno insegnato. Ha però prevalso l’orientamento ispirato da Bonino e Cappato, quello che possiamo definire delle “mani libere”: possibili candidature con il PD, ma anche, se del caso (e convenienza), con Giuliano Pisapia, i Verdi, i socialisti… Insomma, non conta tanto una intesa, una “visione” con un minimo comune denominatore; quello che urge, preme, è garantirsi “una partecipazione”.

Per comprendere lo stato delle cose, conviene tornare al documento approvato. Comincia così: “…udite le relazioni di segretario e tesoriere, le approva…”. Peccato solo che la relazione del segretario uscente, Magi, dica cose diverse da quelle sostenute da Bonino e Cappato. Le cose sostenute da Bonino e Cappato sono poi state approvate a larga maggioranza. Magi, che ne aveva proposte di altre, viene riconfermato segretario, e dovrà dare attuazione a qualcosa che lui non ha proposto, ma che propongono Bonino e Cappato. Vi scorgete una logica, in tutto ciò? Sì, una logica c’è, ma per non essere maleducati rinunciamo a definirla come meriterebbe. Non solo: anche la relazione del tesoriere Michele Capano viene approvata. E sarà per questo che viene poi eletta un nuovo tesoriere, la torinese Silvja Manzi?Verrebbe da dire che per i radicali di Emma Bonino vale il motto: “Franza o Spagna, purché se magna”. Ovviamente, no: è pensiero cattivo, subito da cacciare via. Sono, piuttosto, ispirati da nobilissimi ideali: quelli che si possono ritrovare nel cartello elettorale animato da Benedetto Della Vedova, con la sua “Forza Europa”. Della Vedova nasce radicale, passa a Forza Italia, poi con Gianfranco Fini, poi Mario Monti e Scelta civica, presente in svariati governi a prescindere dai presidenti del Consiglio e dalle loro politiche, ora è posizionato nel Partito Democratico di Matteo Renzi… Solo gli imbecilli, si dice, non cambiano mai idea. In questo caso però si esagera…

Per tornare ai radicali di Bonino: tutta tattica, nessuna strategia. “Forza Europa” è un cartello elettorale che, al di là dei pronunciamenti e dei propositi, ha come fine ed obiettivo garantirsi qualche strapuntino nelle istituzioni, nazionali ed europee. Nulla di male, sono i fini e gli obiettivi di tanti: che hanno la presunzione di essere protagonisti, ma nessuna qualità per essere antagonisti. I radicali di Bonino però di quell'”antagonismo”, arbitrariamente e velleitariamente, si dicono eredi e continuatori. No: tutto si riduce a “semplice”, mediocre, “aggiungi un posto a tavola”, senza neppure una briciola dell’allegria e della “leggerezza” di Garinei e Giovannini.

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