Como. Identificati dalla Digos 8 dei 13 naziskin che hanno fatto irruzione nel centro di accoglienza. Il Pd lancia una manifestazione il 9 dicembre. Ma dov’era quando l’Anpi e la Repubblica denunciavano l’estendersi del pericolo neofascista? Forse a scrivere i decreti Minniti

Como. Identificati dalla Digos 8 dei 13 naziskin che hanno fatto irruzione nel centro di accoglienza. Il Pd lancia una manifestazione il 9 dicembre. Ma dov’era quando l’Anpi e la Repubblica denunciavano l’estendersi del pericolo neofascista? Forse a scrivere i decreti Minniti

Adesso hanno un nome 8 dei 13 militanti del Veneto Fronte Skinhead che martedì sera hanno fatto irruzione nella sede di ‘Como Senza Frontiere’, associazione che si occupa di immigrazione. Gli agenti della Digos di Como li hanno identificati grazie a un video, girato dai partecipanti alla riunione, e grazie alla collaborazione dei colleghi di Brescia e Mantova. Sono tutti già noti alle forze dell’ordine per la loro appartenenza a ambienti neofascisti. Nel corso del blitz, gli estremisti di destra hanno interrotto una riunione di una decina di volontari, li hanno circondati e li hanno obbligati a ascoltare un loro “proclama” contro “l’invasione di immigrati e l’immigrazionismo”. I membri dell’associazione ‘Como Senza Frontiere’ si sono sentiti aggrediti e non sono riusciti a reagire. Si sono limitati a filmare tutto e proprio quelle immagini sono state fondamentali per identificare le “teste rasate con i bomber neri”.

Il capo degli estremisti neofascismi rilancia: “lo rifaremo, non ci fermeremo”

Nel frattempo, il leader del gruppo estremista, Giordano Caracino, pur non avendo partecipato al blitz difende l’iniziativa. “Non era incontro segreto, ma pubblico. E non c’è stata alcuna violenza. Lo rifaremo. Le denunce? Ce ne possono fare anche diecimila, non cambieremo di una virgola”, spiega. Padovano, 38enne, autista magazziniere, dal 2006 guida il Fronte al posto del fondatore Piero Puschiavo, che dopo aver provato ad entrare in parlamento con la Fiamma Tricolore è finito alla direzione nazionale de La Destra di Francesco Storace. “Io stesso un anno fa sono stato denunciato per un fatto analogo: eravamo intervenuti a Mantova al primo festival dei migranti con le stesse modalità dell’episodio di ieri. Nulla di minaccioso o violento, come invece hanno detto i membri dell’associazione. In ogni caso non ci fermeremo. Come diceva Ezra Pound, ‘se un uomo non è disposto a lottare per le sue idee, o le sue idee non valgono nulla, o non vale nulla lui'”.

Il Pd sfrutta l’episodio e lancia la manifestazione del 9 dicembre. Ci casca solo Salvini

Nel frattempo, non si placa la polemica sull’accaduto trai politici dei diversi schieramenti. Impegnato nel suo ‘tour ferroviario’, che questa mattina lo ha portato in Piemonte, il segretario del Pd Matteo Renzi condanna con fermezza il gesto. “Il Pd è in prima fila a dire che è uno scandalo e una vergogna, ma mi piacerebbe che lo fossero tutte le forze politiche”, afferma l’ex premier. Non si è fatta attendere la risposta del leader della Lega Nord, Matteo Salvini: “Il problema dell’Italia è solo Renzi, non i presunti fascisti. Lui – dice Salvini – si occupa di fake news e del ritorno del fascismo che non esiste”. “Certo che entrare in casa di altri non invitati non è elegante – ma il tema dell’invasione dei migranti sottolineato dagli skinhead è evidente”, conclude il segretario del Carroccio. Gli fa eco la presidente di Fdi Giorgia Meloni, che invita a distinguere tra atti di intimidazione, come quello di Como, e atti di violenza. “La violenza – spiega – noi l’abbiamo invece vista un sacco di volte dai compagni dei centri sociali, quelli che distruggono intere città e bruciano le macchine degli italiani, e nessuno ha mai fatto appelli di condanna. Quello si può fare. Perché è gente di sinistra e le città si possono distruggere” Immediata la controreplica del vice segretario dem Maurizio Martina: “Oggi riesce nell’impresa di difendere gli squadristi di Como invece di rendersi conto dell’escalation razzista in atto e della necessità di combattere queste derive”, dice e annuncia per il 9 dicembre una grande manifestazione, proprio a Como.

Ci si chiede dove fossero Renzi, Martina e il Pd quando l’Anpi e la stessa Repubblica denunciavano il neofascismo dilagante, con tanto di colonia estiva per addestrare gli adolescenti. A scrivere le norme contro i migranti di Minniti?

Eccola la ragione di tanto clamore su un evento che Massimo Gramellini sul Corriere della Sera ha smontato pezzo per pezzo, mentre altri quotidiani mainstream, come si dice adesso, hanno regalato paginate su paginate. Non che l’evento in sé non fosse pericoloso e da condannare. Tutt’altro. Ma scoprire solo oggi che il neofascismo in Italia sta allargandosi, e ingigantire un episodio un tantino kitsch, per poi lanciare una manifestazione antifascista il 9 dicembre da parte del leader del Pd, puzza di muffa e di trucco comunicativo, perché si afferma come “unico argine al neofascismo”, e non è vero affatto. Solo poche settimane fa, infatti, l’Anpi, l’associazione dei partigiani, aveva pubblicato un notevole dossier sul pericolo della diffusione del neofascismo, e non solo sulle centinaia di siti web, visitati da qualche milione di persone, pericolosamente molto giovani, e non nostalgiche. I quotidiani della destra, Libero e il Giornale, hanno dato notizie celebrative sulla centesima sezione di Casapound aperta in Italia, e sui ventimila tesserati, mentre a Ostia, nonostante l’affluenza bassa, proprio la lista di Casapound aveva toccato il 9%. E questa estare, proprio il quotidiano che oggi più di tutti dedica paginate all’evento di Como, la Repubblica, aveva pubblicato un ottimo articolo sulla colonia estiva di Forza Nuova, dove si addestrano adolescenti al pensiero del duce, evento ancora più da condannare della trovata kitsch di Como. Dov’era Renzi, e dov’era il ministro Martina? Distratti, evidentemente. Forse sarebbe opportuno ricordare loro che qualcosa che si avvicina molto alle idee dei naziskin c’è anche nel governo: i decreti Minniti sui migranti.

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